Charlie Hebdo e il nazionalismo italiano (inesistente)

Adesso ce la prendiamo con Charlie Hebdo. Bene, bravi, bis. Quando hanno avuto l’assalto islamico a mano armata, siamo stati tutti pronti a urlare che la libertà di stampa è fondamentale, va difesa, e che anche la libertà di satira è fondamentale. Proprio perché è fondamentale, ce la siamo presa con i fondamentalisti che hanno fatto fuoco in redazione. E’ okay, va bene: l’assalto a mano armata per una vignetta satirica è certamente negativo, e non c’è bisogno di parlarne.
Poi, quando la satira colpisce la nostra ridicola italietta da quattro soldi, ed era ovvio che prima o poi l’avrebbe colpita, ecco che cambiamo sponda: poco ci manca che non diventiamo fondamentalisti anche noi. Ragioniamoci su, e facciamo caso al nocciolo delle cose.
Telegiornali, giornali e internet hanno focalizzato su una sola vignetta satirica: quella della pasta al pomodoro e dei morti accatastati come lasagne. Nessuna parola sulla vignetta che parla della mafia che promette di fare la ricostruzione; e certo! Quella è troppo veritiera! Le mafie italiane, almeno due, quella siciliana e quella campana, stanno già occupando spazi ad Amatrice e dintorni, la prima per ricostruire e prendere gli appalti (e i soldi pubblici), la seconda per mischiare tanti bei rifiuti tossici alle macerie del terremoto, da mandare poi a Montichiari per lo smaltimento finale.
Ce la prendiamo con Charlie Hebdo per cosa? Per una vignetta sulla lasagna. Una vignetta che nasconde dietro un significato politico: quello che per poter far soldi e far sparire soldi pubblici (erano stati spesi fior di quattrini per Accumuli, per Amatrice, per mettere in sicurezza scuola ed ospedale crollati, segno che i soldi ce li siamo mangiati, per poi far finire i morti accatastati come lasagne) non abbiamo reso sicure dal punto di vista sismico delle strutture piene di gente. Esattamente come successo all’Aquila alla casa dello studente, come successo a Sant’Angelo dei Lombardi nel 1980, dove manca un’intera generazione morta sotto le macerie di una sala giochi crollata durante il terremoto.
Allora, senza che ci giriamo attorno: siamo italiani, i soldi pubblici li facciamo sparire nelle tasche delle mafie, sia quelli di ieri, per consolidare strutture che non hanno avuto miglioramenti, sia quelli di domani, dove gli appalti per ricostruire saranno dati alle solite aziende casertane e napoletane.
Una curiosità: parliamo sempre male dell’Italia, non abbiamo mai alcuna forma di nazionalismo, ed ora che un giornaletto satirico francese (che in passato abbiamo difeso) ci fa la battuta anche ovvia e scontata, ci mostriamo all’improvviso orgogliosi di essere italiani e intransigenti alle battute straniere peggio dei fondamentalisti islamici?
Eh no, mi spiace. La redazione di Charlie Hebdo ha ragione, ci ha mostrati, con delle vignette, per quel che siamo. Non ha fatto sciacallaggio sui morti, ma ha crocifisso le magagne politiche italiane, che in tema di shock economy sono perfette nel far sparire soldi. Io non sto con chi attacca Charlie Hebdo in questi giorni. Non sto neanche con loro, perché preferisco restare all’esterno e stare a guardare, ma se i morti sono accatastati come lasagne, e il sangue sembra pomodoro buttato sulla pasta, è perchè dei soldi sono spariti nei soliti giochi politici italiani, e il bello è che erano soldi nostri (i soldi pubblici sono le nostre tasse), ed ora invece di incazzarci con chi ha fatto sparire questi soldi, non eseguito i lavori di consolidamento, e fatto morire qualche centinaio di persone, ce la prendiamo con i francesi, rei di averlo fatto notare. Sentire Staino che dice al TG “non condivido perché hanno fatto satira sul dolore”, mi fa venire l’orticaria, perchè in Francia hanno fatto satira non sul dolore, ma sulla gestione politica del terremoto e dell’emergenza.
C’è un motivo per il quale l’ISIS non fa azioni in Italia: non ne ha bisogno, sappiamo fare da noi.
Ora, datemi addosso in massa, come avete fatto con Charlie Hebdo. Tanto, io sono un provocatore.

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