Parliamo di Accept e di Heavy Metal antico

Normalmente, quando si parla di heavy metal si pensa a due cose: agli anni ’80, e al mondo anglosassone, e non è certo questa la sede adatta per discuterne il perché, e sull’argomento se ne potrebbero scrivere, di libri interi. Focalizziamo invece su qualcosa che non avviene in Gran Bretagna. Nel 1979 esce in Germania il primo album (all’epoca solo su vinile, non c’erano i CD) degli Accept, intitolato come la band. Fu un fulmine a ciel sereno. Un suono nuovo, mai sentito prima. Certo, non originale al 100%, ma con una netta contaminazione dell’hard rock degli anni ’70, e in particolare con qualche impronta degli Scorpions. Tuttavia, c’era qualche novità forte, più di una. Novità talmente forti che nessun critico dell’epoca riuscì ad inserire gli Accept nel quadro della musica hard rock. Era nato l’heavy metal, ma nessuno lo sapeva ancora. In realtà gli Accept esistevano già da dieci anni, ma facevano solo esibizioni dal vivo, e non avevano inciso nulla, pertanto al di fuori della Germania nessuno immaginava della loro esistenza. Veniamo alle novità musicali inserite dagli Accept nella musica rock.
La prima, è la composizione del combo: sparite completamente le tastiere, sotto qualsiasi forma. Con buona pace per John Lord dei Deep Purple, che ha sempre sostenuto l’importanza dell’apporto ritmico della tastiera elettronica sintetizzata, gli Accept la eliminano e la sostituiscono con una seconda chitarra, con funzione ritmica, stavolta con buona pace per Tony Iommi dei Black Sabbath, che ha sempre sostenuto l’importanza dell’unicità solistica di una chitarra che arpeggia. Oggi, quaranta anni dopo, è normale sentire due chitarre che duettano durante un assolo, o una chitarra ritmica ed una lead guitar durante un’esecuzione di un brano, ma nel ’79 non esisteva, poi arrivarono gli Accept e ne fecero buon uso. Un suono selvaggio e brutale, il loro, veloce, in cui il chitarrista solista dava l’impressione, durante gli assoli, di avere dei tentacoli al posto delle dita. C’è un genere intero, lo speed metal, nato come imitazione del suono degli Accept, un sottogenere di cui loro sono i capostipiti originali. Dal 1994 in poi, nessun concerto degli Accept, in America, in Europa, in Asia non ha visto un “tutto esaurito”.
La seconda novità: la voce di Udo Dirkschneider, lo storico vocalist della band. Una voce che non ha mai avuto bisogno di effetti speciali. Oggi l’heavy metal è pieno di voci che cantano in screaming, prassi che personalmente trovo fastidiosa, venendo io dagli anni ’80, ma Udo Dirkschneider non ha mai avuto bisogno di screamer. Una voce potente, capace di raggiungere tonalità incredibilmnte roche, e un attimo dopo arrivare a falsetti femminili, su toni da contralto. Voce unica, inimitabile, che ha fatto storia, e che ha fatto desiderare a migliaia di vocalist di riuscire (invano) ad imitarla. Voce unica che può essere apprezzata in pieno in brani come Princess of the down  o in qualcosa di più rockettaro, e politicamente schierato, come I’m a rebel.
Undici album fino al 1996, in cui gli Accept sono riusciti anche ad evolversi e a non fare sempre le stesse cose, come avviene in Restless And Wild, in cui compaiono interessanti sperimentazioni come Ahead of the pack.
Dal punto di vista personale, gli Accept hanno contribuito molto alla mia formazione musicale, soprattutto perché all’epoca ero giovane (ebbene sì, c’è stata un’epoca in cui sono stato giovane anche io), talmente giovane da avere l’età di alcuni miei attuali studenti. A tale proposito, in pieni anni ’80, avevo un walkman (eh no, gli Mp3 non esistevano ancora) e mi sparavo nelle cuffie a tutto volume Fast as Shark nelle orecchie mentre al mattino, appena uscito di casa, andavo a sostenere il mio esame di maturità, a conclusione dei miei studi superiori. Sono passati 30 anni da allora, ma ogni tanto Fast as Shark la ascolto con piacere, anche perché è l’atto di nascita dello speed metal, ed è un grande pezzo di musica.
Dopo varie vicissitudini, che non si possono riassumere in un blog, gli Accept si sono sciolti, Udo Dirkschneider ha fondato una sua band personale, e ha continuato per la sua strada, ma di tanto in tanto i 5 tedeschi si riuniscono, e fanno un concerto per ricordare i bei tempi andati.
Udo Dirkschneider invece ha pubblicato altri 14 album da solista, ma anche lui ogni tanto ha i colpi di nostalgia dei tempi d’oro degli Accept. Al momento, Udo Dirkschneider sta facendo un minitour europeo, pochi concerti, in cui esegue solo pezzi storici degli Accept, tour non a caso intitolato: “U.D.O. only Accept setlist“.
Questo mini tour europeo ha una sola data italiana, quindi o quella o niente: Brescia, Circolo Colony club, sabato 9 aprile 2016. Per informazioni c’è l’evento FB creato dal Circolo Colony ma, inutile dirlo, un biglietto è già sulla mia scrivania. Vedrò Udo Dirkschneider dal vivo, ed era ora.

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Una risposta a Parliamo di Accept e di Heavy Metal antico

  1. ornitorinconano ha detto:

    Band assolutamente sottovalutata, che merita più articoli come questo!

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