9 giugno 2013. Il mio (personalissimo) Vesuvio.

Questo non è un post a nome di Let’s Do It! Italy. No, è solo a nome mio. E’ solo il mio racconto personale del come mi è andata. Raccontare non è facile, per questo racconto soltanto oggi, a qualche giorno di distanza: l’uragano di emozioni (e di soddisfazioni) è stato tale che se ne avessi scritto più a caldo… sarei andato sullo smielato strappalacrime, pertanto andava raccontata a freddo, e nonostante questo nè è uscito un scritto fin troppo romantico. Talmente romantico che è spesso difficile da raccontare a parole, e che andrebbe raccontato per sole immagini, ma anche le immagini sarebbero tante (230 per la precisione), e servono tanti tagli, eliminare tante storie… Tante immagini che però, secondo alcuni, potrebbero essere riassunte in questa:


Già, perchè tanto, mi riferisco soprattutto alle persone che passano di qui abitualmente, si sa benissimo che erano anni che non vedevo l’ora di prendere con le mie mani un saccone di fottutissima monnezza smaltita illecitamente in Campania e gettarla di peso in un altrettanto fottutissimo compattatore. E con tanti auguri di tanto male a chi l’ha buttata nella pineta di un Parco Nazionale.
Insomma, io non saprei neanche da dove cominciare; per esempio potrei partire dai ringraziamenti, ma sarebbero davvero troppi: dagli amici dell’Associazione Il Ponte, che si sono profusi oltre l’immaginabile sul campo di battaglia, alle Guardie Ittiche di Portici, che dopo una settimana di lavoro in mare hanno passato la domenica a raccogliere monnezza in terra, alla fotografa (Zak) che non mi ha mollato un attimo per tutta la giornata, ai capitani messi a capo delle squadre di raccolta, ai volontari tutti. Di sicuro, è stato un qualcosa che ha lasciato il segno, dentro prima ancora che fuori.
Come ho descritto nello scorso post, quando ho raccontato della pianificazione militare di Vesuvio 2013, ero chiamato a tenere sul groppone la responsabilità delle operazioni sulla pineta di via Montagnelle, a Torre del Greco. Al mio arrivo, ho trovato ad attendermi un’autoambulanza (per ogni evenienza, non si sa mai), e le massime autorità comunali: sindaco, vice sindaco, e assessore all’Ambiente. Convenevoli, strette di mano, foto di gruppo, la constatazione che tutto quello che avevamo convenuto era stato fornito da parte loro. Nell’arco di pochi minuti, sono arrivati i primi volontari, e sono iniziate le operazioni di registrazione. Man mano che i miei compagni organizzatori registravano i volontari, li facevano passare alle loro spalle, all’entrata della pineta, e appena ne ho raggruppati una trentina, ho iniziato il primo briefing per organizzarli:


Alle 10.09, è partito il primo plotone per la raccolta plastiche, diretto verso la parte occidentale della pineta, che però ha iniziato subito la pulizia, mentre era ancora in vista del punto di accoglienza:

seguito pochi minuti dopo dal primo plotone pneumatici, capitanato dagli amici de “Il ponte”, diretto a passo spedito verso l’ala occidentale.

Dalla prima compagnia lanciata in pineta, interamente verso la zona ovest, ho escluso tutte le persone dichiarate allergiche a pollini, resine e simili, per evitare loro problemi, formando un plotone interamente costuito da allergici, con l’incarico di ripulire l’area di bordo pineta attorno al punto di accoglienza. Nel frattempo, è arrivata la prima navetta messa a disposizione dal Comune, ed è iniziato il grosso dell’afflusso di volontari. In pochi minuti, ho iniziato il briefing alla seconda compagnia, costituita dagli scout di Portici, dai volontari provenienti da Avellino, più altre persone scese dalla navetta. Per una circostanza fortunosa, e assolutamente non preparata in precedenza, dopo appena due minuti di briefing siamo stati interrotti dal rombo prodotto dal primo plotone pneumatici, già di ritorno con il primo carico di copertoni, che hanno lasciato a volte rotolare lungo la pineta.


La vista dei pneumatici di ritorno, ha dato molta carica ai nuovi arrivati, così, dopo il briefing li ho divisi in gruppi (plastiche, ingombranti, pneumatici, indifferenziati) e lanciati verso la parte centrale della pineta.

mentre il plotone allergici rendeva praticabile l’area di bordo pineta

e iniziavano ad arrivare i primi materiali accompagnati da urla tipo: “che diavolo di roba è, questa?”

Arriva una seconda navetta proveniente dalla stazione della circumvesuviana, con i volontari di Napoli e della fascia costiera, e in breve inizio il terzo briefing, quello speciale, perchè la terza compagnia è quella che verrà direttamente con me, verso il fronte nord orientale della pineta, quello più critico, quello che non posso delegare ad altri.

Mentre arrivano gli ultimi ritardatari,

il primo plotone ingombranti, mandato sul fronte occidentale, rientra portando a valle i resti di un’automobile smontata:

Mi accerto che i materiali raccolti e già portati a valle vengano caricati sui mezzi di raccolta,

e a questo punto mi appare chiaro che il lavoro delle prime due compagnie è andato a regime, e che andrà avanti di vita propria come un ingranaggio ben oliato. Ciascuno sa bene cosa deve fare fino alla fine, e non è più necessaria la mia presenza. Nomino come mio vice una volontaria del plotone allergici, con l’incarico di smistare eventuali ritardatari, e finalmente inizia la seconda parte dell’azione: mi metto alla testa della terza compagnia e partiamo in marcia verso il fronte nord orientale, accompagnato dalle guardie ittiche, che spesso manderò in avanscoperta o in ricognizione, per evitare di finire con il gruppo in mezzo a materiali velenosi:

Allora, io devo subito ammettere una cosa. Mettermi in marcia con i pretoriani del Vesuvio al mio seguito è già stata di per sè una grande emozione. Voltarmi e guardarli poi, è stata un’ulteriore emozione, di quelle che fanno accelerare il cuore, e quasi tremare le gambe: un manipolo di gente in marcia per togliere la monnezza da dentro un Parco Nazionale, scalpitanti, pronti ad agire. Non ce l’ho fatta. Mi sono fermato, li ho abbracciati con uno sguardo e gli ho gridato: “Al mio segnale, scatenate l’inferno.”



Dopo il primo chilometro di marcia a passo spedito in direzione nord est, il primo “intoppo”: i resti di un incivilissimo pic-nic domenicale o della scorsa pasquetta.


Ok, va bene, siamo partiti in tre gruppi (pneumatici, plastiche, altri), riuniti in una sola compagnia, non sono contemplate raccolte di rifiuti urbani, ma solo speciali. Tuttavia, si può lasciare nella pineta un simile scempio? Mentalmente calcolo che i gruppi assegnati alla pulizia di questo genere di cianfrusaglie, batteranno sentieri diversi, e probabilmente non passeranno mai di lì, pertanto questo odioso pic-nic non verrà pulito da altre pattuglie in giro. Pertanto, ho da prendere una decisione immediata, lo facciamo noi, arrivando però in ritardo sul fronte nord est e rischiando di non pulire tutto? O facciamo finta di non vedere, e passiamo oltre? Ci metto un attimo a decidere che il passare oltre sarebbe immorale, oltretutto un giovane volontario mi fa: “Allora, lo scateniamo, l’inferno?” La risposta è: “Sì. Subito”. Alle 11.13 i volontari si scatenano.


Alle 11.23 è già tutto finito. Mi rendo conto che non possiamo portarci dietro i sacchi pieni (e pesanti) fino alla meta, nè perdere tempo a tornare indietro. Chiamo il punto di accoglienza, gli chiedo se posso passare le coordinate GPS in modo che poi vengano con un mezzo motorizzato a prelevarli. Mi rispondono di sì, c’è un volontario con un mezzo 4 x 4 pronto a venirli e prendere.

Raggruppiamo i sacchi tutti nello stesso punto, la prima battaglia è finita e abbiamo fatto un ottimo lavoro: del pic-nic incivile non c’è più alcuna traccia.

metto il cartello che segnala la presenza dei sacchi, invio a valle le coordinate GPS

e ripartiamo in marcia, verso la nostra meta.
Durante il tragitto, incrociamo (anche se molto fuori rispetto alla zona che avevo loro assegnato) il secondo plotone dei diversamente giovani, impegnato nella raccolta materiali plastici. Non penso neanche lontanamente a sgridarli per l’essere andati fuori settore, ci scambiamo sorrisi, strette di mano, incoraggiamenti, foto ricordo:

e si riparte in marcia.
In un quarto d’ora, siamo sul versante nord est della pineta. Qui si sommano sversamenti illeciti di rifiuti speciali, a pic-nic disastrosi, ad artigiani locali che ci hanno messo del loro, abbandonando gli scarti dei loro lavori, a tracce di camion tra i pini, come già è stato visto nelle foto realizzate durante la mappatura.
Iniziamo ad avvicinarci alle dune che ci separano dall’area sotto l’azione del reggimento partito da Trecase, e la zona versa in condizioni talmente disastrose che va aggredita immediatamente:




Come successivamente verrò a sapere da fonti del Comune, rimuoveremo 12 quintali di materiali. Curioso, come dato, visto che il giorno dopo una testata nazionale come Repubblica scriverà che tutto l’evento, tra Torre del Greco, Terzigno e Trecase, ha rimosso 12 quintali. Dato poco credibile se 12 quintali è la quantità rimossa solo dalla compagnia dei miei pretoriani sulla spianata nord occidentale, neanche da tutto il gruppone di Torre del Greco! Aggrediamo di buona lena le dune della pineta


e alle ore 12.16 la pineta ha già cambiato volto:

Intanto mi arrivano comunicazioni da Trecase: stanno in difficoltà! I volontari arrivati, in numero conforme alle stime della vigilia, hanno mollato la partita molto presto, per vari motivi; una parte della salita verso il Vesuvio non è sotto la pineta, ma sotto un sole battente, ci sono molti carichi pesanti, hanno poche forze e sono stremati. La mia compagnia è quella più vicina al fronte di Trecase, dieci minuti a piedi, pertanto faccio staccare dieci persone da noi, e le mando a soccorrere il reggimento di Trecase. Nel frattempo, chiamo il Comune e subito arrivano a bordo pineta i mezzi di raccolta. Questa è Let’s Do It! Vesuvio: non solo pulizia, ma effettiva rimozione dei materiali, senza lasciarli a bordo pineta! Per questo, alla vigilia abbiamo anche concordato (nei limiti del possibile) l’avvio verso il recupero e il riciclaggio dei materiali che raccogliamo. In ogni caso, per quel che mi riguarda, le scene che rappresentano al meglio la mattinata sono queste:



Da Trecase ancora chiedono aiuto, hanno problemi con grossi pesi. Noi abbiamo pulito la parte difficile e disastrata della pineta, vincendo su tutti i fronti. Così, posso dare 10 minuti di respiro e di riposo ai volontari, poi parlo loro con molta franchezza: a Trecase chiedono il nostro apporto, pertanto io proseguo verso Trecase; chi vuole venire con me, mi fa felice, chi non se la sente è libero di tornare indietro, al punto di accoglienza, o anche di andarsene a casa.

Alle 13.30 ripartiamo verso Trecase, ma dopo un centinaio di metri ci imbattiamo in un cimitero di scarpe:

stavolta non mi serve dire nè: “Per favore, tiriamo oltre perchè è tardi”, nè “Scatenate l’inferno”. La mia compagnia si fionda sulle scarpe e in quattro minuti esatti ripulisce tutto quel che può ripulire, poi ci concediamo un attimo di esultanza

Si riparte, stavolta sacchi al seguito, e attraversando luoghi tanto strani quanto lugurbi (ma già mappati)


nell’arco di 5 minuti giungiamo in vista del quartier generale dei volontari di Trecase

con tanto di “storico incontro” tra i due reponsabili delle operazioni, quelli di Torre del Greco e quello di Trecase.

In breve notiamo che i volontari di Trecase stanno portando giù pezzi vari di automobili

che hanno raccolto anche loro un discreto campionario di materiali:

e che per portare a valle i rifiuti speciali (per lo più da industria tessile) hanno improvvisato i mezzi di trasporto più strampalati e geniali che si possano immaginare:

In breve, ci spiegano che il problema contro il quale hanno urtato è una discarica già mappata e segnalata di rifiuti tessili di grosse dimensioni, che in caso di incendio metterebbero a repentaglio l’intera pineta:

ma sono rimasti in pochi, sono tremendamente stanchi, e quei dannati ritagli tessili pesano un accidente.
In breve decidiamo di provarci, con un ultimo sforzo:




Dopo, sono oramai le 14.30, siamo tutti talmente distrutti da non avere le forze per fare altro. Non resta che lasciare il campo ai volontari de L’Albero Vagabondo, che hanno fatto la Festa del Colore al punto di accoglienza con i bambini, che procedono con il montare i disegni dei piccoli sui punti bonificati e non:


Ci concediamo un riposo, con le ossa rotte, al punto di accoglienza di Trecase.
Dopo ancora, ci vorrebbero le analisi, le considerazioni, e tutto il resto. Ma ancora non ne ho nè la forza, nè la voglia.
O forse, sono cose che non servono.

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7 risposte a 9 giugno 2013. Il mio (personalissimo) Vesuvio.

  1. minpeppex ha detto:

    Mi sono emozionata anche solo leggendo e guardando le foto. Mamma che mastodontica opera di bonifica, siete stati IMMENSI!!! 🙂

  2. AMDSOLUTION ha detto:

    L’ha ribloggato su IL PONTEe ha commentato:
    Let’s do it! Vesuvio 2013
    Con Associazione Socio Culturale Sportiva e Ambientalista IL PONTE

  3. rita candela ha detto:

    Siete ammirevoli. Appena organizzate una ripulita x Avellino parteciperò e coinvolgerò altre persone coscienti e sensibili x la nostra natura.
    E’ vero non bisogna scappare, ma combattere fino alla fine.
    Grazie di cuore…

  4. lucanellarete ha detto:

    grandissimi! che giornata meravigliosa che deve essere stata!

  5. Pablo ha detto:

    siete stati veramente straordinari….il vostro lavoro è degno di medaglia d’onore al valore civico!!!!!

  6. Manuela ha detto:

    Ho le lacrime agli occhi… davvero! Alessandro, sei unico ;)… mi dispiace davvero di essermi persa questa giornata

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