Bonifiche gate

Un mio articolo apparso originariamente sul sito del Collettivo Latrones riguardante il prossimo giro di giostra.

Le cifre sono ormai note: otto clan che gestiscono gli affari, 1088 reati accertati l’anno scorso, 509 sequestri effettuati per un valore di oltre 18 milioni di euro negli ultimi cinque anni. Ed è solo la punta d’iceberg. Solo quel che è stato scoperto. Difficile stimare l’entità di quanto è ancora sommerso. Sempre in Campania sono, secondo l’ultimo censimento dell’APAT, ben 814 i siti da bonificare, occupati da circa 3 milioni di metri cubi di rifiuti. Numeri che alimentano gli appetititi della criminalità organizzata, pronta a lanciarsi anche nell’affare delle bonifiche.
Già nel 2005 erano emersi chiaramente tutti gli intrecci politico-affaristici sulla vicenda campana a livello giudiziario, anche se il tutto era già noto da tempo, soprattutto era noto il diretto interesse camorristico nei trasporti, nella locazione dei siti, in tutta la filiera del trattamento dei rifiuti, oltre che ovviamente, nel sempre più intensivo mercato illegale dei rifiuti tossici. Ora, dopo anni, la situazione è arrivata al limite dell’ingestibile anche per il governo nazionale, che si vede messo alle strette da Bruxelles, per la mancata riqualificazione ambientale.
Eppure, se venisse fatta una mappa dei rapporti di parentela e di interesse tra le aziende private, coinvolte nel settore dei rifiuti sia urbani che speciali e chi ha governato sia a livello regionale che nazionale, si scoprirebbe quel che in certi casi la magistratura ha scoperto davvero: una fitta rete di parentele, di sangue o di partito. Ed altre sorprese interessanti le si otterrebbero rendendo pubblici i nominativi dei proprietari e dei consigli di amministrazione delle aziende coinvolte nella raccolta dei rifiuti. Ma questo probabilmente non lo si farà mai, perché in questo modo si scoprirebbe la verità.
E finirebbe la cuccagna.
Anche in questo caso però il problema non si risolverebbe affatto. Tante aziende, non solo campane, che si occupano di smaltimento di rifiuti speciali sono nate come forma di riciclaggio di denaro e competenze di chi per anni ha smaltito illegalmente. Un riciclaggio in aziende legali di quel che si era imparato a fare in lunghe notti di camion scaricati. Aziende che sotto una copertura di legalità, di autorizzazioni, ma anche di documentazioni di viaggio falsificate, ha preso commesse industriali e ha continuato a smaltire contro la legge e contro la salute umana e animale. Non sarebbe difficile eliminare il tutto, ma resterebbe un territorio contaminato e da bonificare.
Per fortuna in Italia abbiamo da qualche anno tante aziende, anche in Campania, specializzate in bonifiche e riqualificazioni ambientali. Hanno rappresentanti legali puliti senza ostative antimafia, direttori tecnici preparati. I proprietari? Sempre loro. Avevano già previsto tutto. Avevano già previsto il prossimo giro di lucro: guadagnare per ripulire quel che loro stessi hanno sporcato, per andare a smaltire da un’altra parte e sporcare ancora.
E la cuccagna continua.

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