Polemiche spaziali?

Leggo da varie parti un po’ di polemiche piuttosto retrodatate (risalgono infatti alla seconda metà degli anni ’60, mezzo secolo fa) riguardanti la missione di Curiosity su Marte. Le stesse polemiche che sorsero ai tempi del programma Apollo: “soldi buttati”, “non sarebbe stato meglio usare quei soldi per fare cose sulla Terra?”, “Gli ingegneri della NASA avrebbero fatto meglio a progettare lavatrici e lavastoviglie per le famiglie terrestri”, “Spreco di denaro pubblico”, eccetera. Proprio come ai tempi delle sonde Gemini e delle Apollo (però poi piace a tutti avere l’airbag in auto, una roba che senza i programmi Gemini e Apollo non sarebbe stata inventata… ed è solo uno tra migliaia di esempi possibili).

La polemica è non solo sterile, ma anche artificiosa per come viene presentata. Infatti, per alimentarla, si fa notare sempre e solo una cosa sola: è costata due miliardi e mezzo di dollari. E’ ovvio che, detta così, sembra una cifra stratosferica. Equivalgono a 2,0226 miliardi di Euro (al tasso di cambio del 8 agosto 2012). Sfatiamo un attimo questo mito, su due fronti.

Il primo fronte, visto che molte di queste polemiche sono di giornalisti italiani, è bene che sia quello italiano. Secondo questo apparato di polemisti, la missione su Marte è uno spreco economico. Quei due miliardi e mezzo di dollari sono stati spesi per un viaggio spaziale di 576 milioni di chilometri. Per i 235 Km (non milioni di chilometri) della Torino-Lione, la famosa TAV, è previsto un costo di 23 miliardi di Euro, quasi 12 volte di più, pertanto la “costosissima” missione su Marte è costata appena 1/12 della TAV Torino-Lione. Andiamo avanti.

Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina e dei circa 40 chilometri di raccordi ha un fabbisogno complessivo stimato in circa 6,3 miliardi di Euro, come scritto nell’accordo del 17 aprile 2009 tra la Società e il Contraente Generale. Tre volte di più rispetto al costo di Curiosity. Non finisce qui.

“I fondi pubblici stanziati” ha dichiarato il 30 settembre 2010 il Presidente dell’Anas Pietro Ciucci, “ammontano a 7,5 miliardi di euro e coprono tutti i lavori realizzati e quelli in corso. Per il completamento della nuova Salerno-Reggio Calabria restano ancora da affidare i lavori relativi agli ultimi 60 km pressoché interamente progettati, per un investimento ulteriore di 2,5 miliardi di euro”. Il totale fa 10 miliardi di Euro tondi tondi. Pertanto, rassegnamoci: mandare Curiosity su Marte è costato la quinta parte della Salerno-Reggio Calabria.

D’altronde, tirando le somme, la Nasa ha speso 2,5 milardi di dollari per 576 milioni di chilometri (nello spazio), noi italiani abbiamo un costo medio di costruzione di 500.000 Euro (mezzo milione di Euro) per ogni singolo chilometro di una strada statale (a terra, mica nello spazio). Ed ora: chi è che spreca?

Il secondo fronte di polemiche è quello americano. Anche oltre Atlantico ci sono alcuni quotidiani e settimanali che non hanno assunto toni trionfalistici (infatti di trionfo ce ne sta ben poco) bensì polemiche sull’uso del denaro pubblico. Sul fronte americano però si fa prima: basta ricordare che 2,5 miliardi di dollari è la spesa sostenuta dallo Stato (con soldi pubblici anche quella) per appena 10 giorni di missione “di pace” in Afghanistan, che dura dalla fine del 2001. Anche in questo caso: chi è che spreca? Oltretutto, per gli americani è facile recuperare quei soldi: basta far durare la missione in Afghanistan “appena” 10 giorni di meno, ed è fatta che rientrano i 2,5 miliardi di dollari.

Parentesi personale. Nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono l’Alaska dalla Russia per $ 7.200.000, (circa 5 dollari per chilometro quadrato). I giornali dell’epoca dissero che si trattava di uno “spreco di denaro pubblico” (uhm… già sentita…), soldi “regalati ai russi” per acquistare una terra fatta solo di ghiaccio e praticamente irraggiungibile (un po’ come Marte oggi). Nel 1898 fu scoperto uno dei più grandi giacimenti d’oro del nostro pianeta, e nel 1968 il più grande giacimento di petrolio e di gas naturale di tutto il Nordamerica, sfruttato pienamente a partire dal 1977. Già dalla scoperta dell’oro, nessuno (cominciando dal famoso Jack London) ha più parlato di spreco di denaro nell’acquisto. Personalmente non credo che verrà trovata traccia di vita passata o presente su Marte, così come non credo che sia questo lo scopo della missione statunitense sul pianeta rosso. Di fare pura indagine di biologia extraplanetaria (o paleontologia) non frega quasi a nessuno, nè alla NASA nè nell’amministrazione americana, ma una sonda che analizzi il terreno è utile prima di tutto per scopi minerari. Sono più che sicuro che non appena Curiosity (o qualsiasi altra futura esplorazione umana o automatica) troverà anche un solo grande giacimento di zinco, o di rame, o magari d’oro o diamanti o metano o qualsiasi altro accidente di materiale che da noi è raro e costoso, nessuno, ma proprio nessuno parlerà di spreco economico, e anzi partirà una colonizzazione ancora più massiccia di quella dell’Alaska e del Klondike. E come avvenne in Alaska, chi arriva primo prende la fetta migliore della torta.

Noi intanto, pensiamo a bruciare molti più soldi per la TAV, per il Ponte sullo Stretto, per la Salerno-Reggio, per riempire di rotatorie le strade statali, dimeticando che stiamo spendendo soldi (anche questi pubblici) con i quali di missioni su Marte se ne potevano finanziare una decina (tanto poi sono sempre gli altri a sprecare, no?).

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2 risposte a Polemiche spaziali?

  1. minpeppex ha detto:

    Come spesso accade – o, per meglio dire, “fa comodo” – si analizzano i fatti, soprattutto se sono cifre, ancora meglio di denaro pubblico, in maniera assoluta anziché relativa.
    Comunque io devo ringraziare le esplorazioni spaziali per il mio materasso http://it.tempur.com/Riconoscimenti/riconoscimenti,it_IT,pg.html 😀

  2. Pingback: Polemiche spaziali? | Informare per Resistere

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