Il figlio del contadino

Scritto per il blog del Collettivo Latrones. Un racconto ispirato ad una storia vera.

Il figlio del contadino

Pietro era vecchio, e su quella terra ci era nato. Ci era nato e per tutta la vita c’aveva lavorato. Coltivata a friarielli e broccoli da sempre, ci avevano campato suo padre, e prima ancora suo nonno. Al confine tra il territorio di Caivano e quello di Marcianise, quella terra aveva dato da vivere alla sua famiglia per secoli, secoli e secoli. L’aveva anche difesa, quella terra, la sua famiglia. L’aveva difesa suo padre, quando nel ’44 arrivarono i tedeschi in ritirata da Napoli e Salerno, diretti a nord, quando gli italiani catturati nei rastrellamenti saltavano giù dai camion e si nascondevano nella terra, quando i tedeschi fermavano le camionette e scendevano con i mitra e dobermann. Volevano incendiare i campi della famiglia, quelli, per snidare i fuggiaschi, ma suo padre e gli altri contadini si diedero da fare con i vecchi schioppi, a rischio di farsi ammazzare, ma quelle terre le avevano difese.
Poi era toccato a lui, a Pietro, difendere quella stessa terra, decenni dopo. Quando doveva viverci, con quei friarielli, ma al mercato la camorra, attraverso un signore che chiamavano “il dottore” imponeva i prezzi da fare ai commercianti, ed anche una percentuale sul ricavato. E allora si cambiò mercato, si prendeva il vecchio camion e si andava o in Molise o a Benevento, ma poi “il dottore” e la camorra arrivarono anche lì. Per aggirarli, o almeno così credeva, si affidò ad un grossista, che distribuiva ai supermercati.
Anni dopo, la camorra tornò, arrivarono una notte con un camion, avanzarono lungo un canale dei Regi Lagni, quello che segna il confine tra la provincia di Napoli e quella di Caserta. Sul camion avevano i fusti. Rugginosi, rotti, puzzolenti, alcuni fumanti. C’era un solo modo per difendere la terra, per Pietro: prendere lo schioppo di suo padre, quello che aveva usato contro i tedeschi.
Ma la camorra tornò due giorni dopo, stavolta per trattare. Arrivò “il dottore” in persona, elegante, fanfarone, e soprattutto deciso. Cinquecentomila lire. Cinque banconote di merda per farlo stare zitto, e fargli scaricare i fusti sul bordo della sua terra, nel canale da cui prendeva l’acqua per irrigare i friarielli, e tutto intorno. Pietro riprese lo schioppo. O almeno si limitò a mostrarlo al “dottore”, e quella fu la sua risposta. Vittoria di Pirro, quella, perché la sera dopo tornarono col camion, e dietro il camion c’era un Mercedes con dentro quattro di loro, uomini del “dottore” con i fucili fuori dai finestrini. “Perché non dovrei?”, si disse Pietro, che anche se aveva studiato fino alla terza elementare certe cose le capiva benissimo, “Mio padre si trovò di fronte nientemeno che le SS naziste, e cosa fece? Sparò! Perché non dovrei sparare io, che ho di fronte quattro pezzenti carichi di monnezza?”
Pietro sparò, e quelli invece di rispondere al fuoco se ne andarono verso nord, come i tedeschi 50 anni prima, probabilmente verso le terre di qualcuno più malleabile e meno testa dura. Ora Pietro era vecchio e stanco. I suoi 75 anni non gli permettevano più di lavorare quella terra, l’artrite lo costringeva a stare seduto, o all’impiedi ma piuttosto ricurvo, a guardare il mondo dalla finestra. Era arrivato il momento di lasciare a suo figlio Nicola lo scettro, e il peso, dei friarielli di famiglia. Sapeva bene che Nicola avrebbe dovuto combattere una nuova battaglia. Il grossista che vendeva ai supermercati, che ora non si chiamavano più così, ma pare si chiamassero “centri commerciali”, aveva parlato chiaro: 7 centesimi di euro al chilo, quella era la quotazione dei friarielli.

“Se vi sta bene, siamo d’accordo, se no prendiamo i friarielli dalla Spagna, e voi non venderete più a nessuno e morirete di fame”. Sette centesimi al chilo significava morire di fame lo stesso, era questa la nuova battaglia per la sopravvivenza della Terra. Dopo i nazisti, dopo “il dottore”, ora c’era da affrontare il mercato globale. Per Pietro, non era più la sua guerra. Toccava a Nicola, trovare nuovi mercati, nuovi acquirenti, e aggirare la trappola dei sette centesimi. Nicola non era in casa, passeggiava nel cortile, quella sera di settembre. Accanto a lui, con una flemma ed una sicurezza fuori dal comune, passeggiava proprio “il dottore”, anche lui oramai molto vecchio ma ancora pronto a chiudere affari per sé e per i suoi: “Nicola, ma quanto vi dà il grossista dei centri commerciali, per tutti i vostri friarielli, per tutta la vostra terra, messa assieme?”
“Dotto’, così su due piedi non lo so, devo vedere in un anno quanti chili produciamo, e moltiplicare per sette centesimi.” “Fatelo, Nicola, fatelo. Fatemi sapere quanto vi darebbero questi signori, io vi do cinque volte di più. Pensate Nicola, quello che vi da il centro commerciale moltiplicato per cinque. Voi ve ne andate a vivere in città, tranquilli, a fare una vita diversa senza spaccarvi la schiena per sette centesimi al chilo, qua non vi venite proprio più. Noi ogni anno vi versiamo quella cifra, e voi ve ne andate e ci lasciate seppellire i fusti senza fare quelle storie che fece vostro padre anni fa. Che ne dite?”
“Eh dottore, già… mio padre…”
“Vostro padre è vecchio, e quel colpo di fucile è acqua passata. Pensate invece che vostro padre ha una pensione da fame, non potrebbe campare, senza i soldi che vi do io. Che dite, Nicola, siamo d’accordo?”
“Siamo d’accordo, dottore. Faremo come avete detto voi.”
Si dice che Pietro, dalla finestra, abbia sentito. Si dice che sia stato per questo, che quella notte stessa un infarto se l’è portato via, lontano.

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