Non mi era mai capitato.

Come annunciato nello scorso post, sabato ho fatto la seconda ed ultima presentazione italiana di Dreckige Geschafte. E’ andata bene, soprattutto perchè il contesto era enormemente diverso e lontano da quello della prima presentazione napoletana: era infatti presso un presidio civile davanti ad una cava, nella quale tanto per cambiare si vorrebbe fare una discarica. Ma non è di questo che voglio parlare, ma di quel che è successo dopo, perchè in tanti anni (ma oramai proprio tanti) che sto con le mani nella monnezza, una cosa del genere non mi era mai capitata.
Il film è stato visto con molta attenzione, c’era anche qualcuno che ha preso appunti. Al termine, chi ha presentato la manifestazione mi chiama a raggiungerlo, per rispondere alle domande del pubblico.
Le domande sono sempre le solite (la prossima volta credo che potrei anche fare anche io le domande stesse, invece che limitarmi a rispondere), ma noto al centro della platea, in fondo, un uomo anziano che sta fermo, all’impiedi, e mi osserva. Ha visto tutto il film senza distrarsi un attimo, ed ora mi guarda fisso, senza perdere una sola parola di quel che dico.
E’ un pensionato, chiaramente, avendo di sicuro superato i 70 anni anche da un bel po’, indossa la maglietta con lo slogan del presidio anti-discarica, ha la faccia di chi quel presidio se lo sta vivendo giorno per giorno, sempre presente, magari anche a fare i turni di notte.
Parlo al pubblico dei meccanismi e delle tecniche di smaltimento dei rifiuti tossici, la sua attenzione resta alta, viva.
Non ha chiesto nulla. Non ha fatto domande. Semplicemente è stato lì a sentire storie di camion, di fusti, di terreni contaminati.
Un’ora dopo terminano le domande, saluto tutti e attraverso la platea, per allontanarmi verso un agognato caffè. Un attimo prima di passargli accanto, l’uomo anziano mi ha sbarrato il passo. L’ho guardato, senza dire nulla, ha parlato direttamente lui: “Devo parlarle”.
“Mi dica.”
“Sono stato io.”
“Cosa intende dire?”
Il suo racconto è partito senza nessuna altra emozione se non un vago dolore represso, animato da un ricordo che non era affatto riuscito a far ingiallire. Il racconto di un uomo, oramai vecchio, che ha scelto scientemente di impegnarsi civilmente contro la discarica, e che ha atteso me per un bisogno interiore di liberarsi.
“Io devo confessarlo. Sono stato io. Erano i primi anni ’90. Lavoravo alla trazione, cioè guidavo le motrici dei camion, per un’azienda della provincia di Roma. Andavo con la motrice in provincia di Cuneo, dove ci agganciavano il rimorchio. Io me ne accorgevo già dall’urto. Lo capivo già da come ballava la motrice. Quando era roba sfusa e compattata, la motrice vibrava, quando invece erano fusti metallici, la motrice saltava proprio, sembrava si alzasse da terra per il peso. Poi via di corsa, fino a Castel Volturno. Io non dovevo neanche sapere cosa ci fosse dentro, ma mi avevano detto che al momento dello scarico, non dovevo scendere dalla motrice, dovevo tenere i finestrini chiusi e nonostante questo dovevo indossare la maschera antigas. Facevamo anche 5 viaggi alla settimana. E ogni settimana, mi cambiavano il filtro della maschera antigas. Non potevo denunciare. Avevo famiglia ed era il mio unico lavoro. Sono stato io.”
Senza alcuna reticenza, ha fatto anche i nomi. Tutte cose già note, anzi anche vecchie. L’azienda piemontese, ed anche quella romana di trasporti, entrambe sequestrate, tutti i mandanti arrestati, era l’operazione Adelphi del 1993. Tutto andato via oramai, tutto appartenente ad una storia ingiallita dal tempo. Ma non il suo ricordo.
Mi ha stretto la mano, dicendo a bassa voce: “Continui così”, ed è andato via, verso il profondo della sua vecchiaia, dandomi l’impressione di sentirsi finalmente più leggero.
C’è chi mi ha detto che avrei dovuto “dirgliene quattro”, per quel che ha fatto. Ma non ho avuto il cuore di trattarlo male, o di dargli dell’assassino, o altro. Ho visto solo un vecchio che si portava un fardello, come un karma pesante, e che per espiarlo ora si impegna nei presidi anti discariche.
Si è sentito più leggero. Ed io più pesante.

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2 risposte a Non mi era mai capitato.

  1. minpeppex ha detto:

    Ma no, porello! ma che dirgliene 4??? come dici pure tu, quello già si porta dietro un senso di colpa che lo sta macerando e sta facendo il possibile per espiare… e poi, a chi avrebbe giovato? ormai quel che ha fatto è compiuto, non è che dicendogliene 4 si cambiava il passato.
    Hai fatto bene ad ascoltarlo in silenzio, e hai fatto bene a raccontare la sua storia 😉

  2. Mario Intini ha detto:

    Questa è la condizione di tutti coloro che nel lavoro di oggi si vedono “costretti” a portare tanti altri di questi fardelli

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