Il ritrovamento

Sono calate le prime ombre della notte, sul centro storico di Napoli, quel lunedì 23 aprile 2012. Nel buio due figure avanzano cercando di non dare nell’occhio, discendono lungo via Duomo, avanzano con decisione, verso una meta già prefissata, e piano parlottano tra loro, col tono di chi sta complottando.
 
S.: “Alex, non immagini che ben di Dio ci sia, in quel dannato cassonetto!”
Alex (che poi per la cronaca sarei io): “E perchè non hai preso tutto e subito?”
S.: “Perchè era ora di pranzo! Lo sai che qua è sempre piano di gente, mica potevo mettermi a rovistare nel cassonetto, mi pareva brutto!”
Alex: “Ok, quale sarebbe il cassonetto?”
S.: “Quello lì, quello bianco, quello per la raccolta differenziata della carta!”
Alex: “Ok, mettiamoci all’opera.”
S.: “Un attimo che infilo i guanti e montiamo la paletta, sì esatto la pattumiera.”
Mantengo aperto il coperchio del cassonetto, S. si china dentro e goffamente bestemmia: “Porc@#!”
Alex: “Che succede?”
S.: “All’ora di pranzo era tutto in vista! Mo che è buio… uffa! La gente ci ha buttato altra monnezza sopra!”
Alex: “E mmo?”
S.: “Che domande! Scaviamo, no?”
 
Iniziamo a tirare fuori imballaggi e scatoli dal cassonetto, in pratica lo svuotiamo per oltre metà, e finalmente…
 
S.: “Ci siamo!”, e si rituffa a testa in giù nel cassonetto, pattumiera nelle mani, sbilanciandosi un po’ troppo in avanti. L’afferro giusto in tempo per la schiena, prima che ci cada dentro.
Alex: “Ce la fai?”
S.: “Sì! Ecco che provo a tirare su un po’ di roba, tu tienimi il coperchio aperto!”
Alex: “Certo che lo tengo, però nel frattempo sto pensando a cosa dire alla macchina dei vigili urbani che sicuramente tra un attimo arriverà qui…”
S.: “E che gli vuoi dire? Diciamo la verità! Che tu sei un giornalista, io mi occupo di editoria, e stiamo facendo una ricerca…”
Alex: “Capisco che giornali ed editoria hanno a che fare con la carta, ma da qui al ribaltare il contenuto di un cassonetto di differenziata per la carta… ehm…”
S.: “E allora gli diciamo che stiamo facendo la tesi di laurea!”
Alex: “Ma ti rendi conto che ho la barba bianca e sono poco credibile come studente?”
S.: “Diciamo che siamo artisti e stiamo cercando materiale di risulta per una mostra…”
Alex: “Sì sìììì, come no!”
S.: “Oh, diciamo che abbiamo buttato via delle cose per sbaglio, e siamo venuti a riprenderle…”
Alex: “Ma riesci a tirare su qualcosa?”
S.: “Sì, ecco qua, tiro su la pattumiera, ho raccolto un po’ di cose…”
 
Quando S. tira su la pattumiera, la prima cosa che vedo è un dagherrotipo che ad occhio e croce presumo debba avere almeno 100 anni. Qualche ora dopo, alla luce forte di un neon, sarei riuscito a scoprire che si tratta di un dagherrotipo al nitrato ed ai sali d’argento, una fotografia risalente a prima dell’invenzione delle pellicole, e l’avrei datato in una forbice temporale compresa tra il 1879 ed il 1890. Dentro di me, bestemmio al solo pensiero che qualcuno abbia potuto buttare quelle cose preziose in un cassonetto.
S. mette il dagherrotipo ed altre foto antiche nella busta, e si fionda di nuovo nel cassonetto a testa in giù.
Alex: “S. ce la fai?”
S.: “No, non ci arrivo…”
Alex: “Vuoi che provo io?”
S: “Ma scusa, e se ci entro dentro?”
Alex: “Pensi di avere ancora un formato tipo bambino delle elementari? Lì dentro non ci entri! E se riesci a entrarci, dopo non ne esci!”
S.: “Ma non ci arrivo!”
Alex: “Perchè non ci arrivi?”
S.: “Non ho mica il braccio lungo due metri! Stanno dall’altro lato, sul fondo del cassonetto!”
Alex: “Uffa, lì non ci arriveremo mai…”
In quel momento, dall’interno del cassonetto, una luce accecante ci colpisce. Entrambi trasaliamo ed urliamo. Da dentro il cassonetto ci troviamo addosso lo sguardo di una signora, che ha aperto il cassonetto dall’altro lato per buttarci dentro la sua monnezza. Ci guarda incuriosita, e noi in coro: “Ecco come si arriva dall’altra parte! Grazie signora, ci ha dato una bella idea! Ci lasci qui la sua monnezza, gliela buttiamo noi dopo!”
Facciamo il giro del cassonetto, impugno la pattumiera, e mi fiondo io a testa in giù nel cassonetto. E’ molto più profondo di quel che sembra se lo si guarda da fuori; per prendere quel mare di fotografie in bianco e nero, e ce ne sono a centinaia, alcune stampate su carta, altre su cartoncino, altre su metallo (e di diversi formati, dal 2×2 cm al 20×25 cm) devo infilarci la pattumiera sotto, far leva spingendole contro un sacchetto di monnezza che NON dovrebbe stare nel contenitore della differenziata della carta, e in tal modo cercare di far saltare le foto dentro la pattumiera, poi devo sollevarla cercando di non farle cascare di sotto. S. tiene aperto il coperchio del cassonetto, ma io lo stesso non ci arrivo, devo alzare i piedi da terra. Mi sbilancio in avanti, mi sento cascare dentro, istintivamente penso: “Era destino che prima o poi mi succedesse, sono sette anni che me la vado cercando questa fine, che può essere una sola, battere la testa e spaccarmi il cranio causa caduta in un cassonetto della monnezza! Io lo so che alla fine morirò di monnezza!“. In quel momento S. mi afferra per la giacca, dietro il collo, e mi contro bilancia all’indietro. Credo di essere salvo, ma in quel momento mi si smonta la pattumiera tra le mani. Mi resta il manico nella mano destra, e la paletta giace sul fondo, dove non ci arrivo con l’altra mano. Provo a far leva con l’asta del manico, ma ottengo il risultato di far sprofondare la paletta più giù, nel magma della differenziata napoletana.
 
S.: “Problemi?”
Alex: “No no, dammi solo il tempo di recuperare la paletta. Tienimi per la giacca o per dove ti pare, ma tienimi!”
Mi sporgo nel cassonetto, la testa sempre più giù, tra uno scatolone troppo pesante per essere solo cartone ed un sacchetto troppo puzzolente per essere solo carta. Sento S. che mi trattiene per la schiena, faccio uno sforzo allungando le dita e riesco (mooolto fortunosamente) a recuperare la paletta.
Rimontiamo la pattumiera, poi mi ficco di nuovo con la testa nel cassonetto e piano piano riporto alla luce non so quante decine e decine di fotografie di varie epoche. Successivamente, sempre alla luce del neon, avremmo stabilito che vanno in un arco temporale dal 1880 al 1969. Tranne una che è del 1995 e pare un pesce fuor d’acqua.
Tiro su a più riprese altre decine di foto, le mettiamo nella busta. Bene, non ci ha visto nessuno, la missione è compiuta senza che si venga a sapere.
In quel momento, dal marciapiede odo una voce maschile chiamare: “Alex! Alex!”
Mi volto, è un amico con il quale ho di recente iniziato anche a collaborare. Mi guarda incuriosito e mi chiede: “Ma cosa stai facendo, praticamente dentro il cassonetto?”
Sollevo la pattumiera per aria, la sventolo e gli dico: “Sto con la pattumiera in mano, non lo vedi?”, e rido.
Ride divertito, mi saluta e si allontana, ma prima di riuscire a percorrere lo spazio tra il cassonetto e Piazza Nicola Amore, mette mano allo smartphone ed invia al mondo il tweet fatidico: “Incontrare per caso @alex321v su via Duomo con scopa e paletta.. ne vogliamo parlare? #aroundmultimateriale
Mi vibra lo smartphone, leggo il suo tweet. Bene: alla faccia del “non ci ha visti nessuno”, ora lo sa tutta Napoli.
 
Richiudiamo il cassonetto, togliamo i guanti, smontiamo la pattumiera, e rientriamo alla base: abbiamo recuperato circa 4 Kg di stampe fotografiche. Poi ci saremmo accorti che non abbiamo recuperato solo quelle…
 
Siamo a casa di S., abbiamo rovesciato la busta sul grande tavolo rotondo del soggiorno, ed abbiamo capito che il grande tavolo non è abbastanza grande: le foto sono oltre 500, come minimo, e nonostante la stanchezza e la fame, non abbiamo voglia di perdere tempo. Intendiamo catalogarle, capire la loro storia, capire cosa è successo. Ci troviamo davanti ad una imponente collezione di tipo familiare, spesso di stampo matriarcale, di una famiglia napoletana di alto rango (per l’epoca), che parte dalla seconda metà dell’ottocento. Ci sono foto a cavallo tra ‘800 e ‘900, foto inviate dai figli ai genitori dal fronte della prima guerra mondiale (con annotazioni sul verso spesso struggenti, e che ci hanno commosso), fotografie di matrimoni degli anni ’20, foto di episodi tristi e gravi degli anni ’30, foto di epoca fascista e durante la seconda guerra mondiale, matrimoni e scampagnate degli anni ’50, ancora matrimoni e nipotini vari degli anni ’60, e poi poche foto a colori dove oramai sono tutti vecchi, ed abbracciano gli ultimi nati. Un patrimonio enorme.

 

 
S.: “Ma non è che stiamo facendo una cosa sbagliata? Stiamo rubando i ricordi a qualcuno?”
Alex: “Scusa S. veramente quel qualcuno questi ricordi, che sono poi un pezzo di storia non solo familiare ma anche di storia napoletana e nazionale, li ha buttati nel cassonetto! Noi li stiamo recuperando, gli stiamo ridando vita.”
S.: “Tu dici? Ma è roba privata, di altri…”
Alex: “Guarda questa. E’ stata spedita per posta, a mo’ di cartolina, ed il timbro postale dice ottobre 1915, è durante la prima guerra mondiale… cosa c’è nella foto?”
S.: “Un plotone di soldati, armati di moschetto…”
Alex: “Leggi dietro, io non capisco questa calligrafia…”
S. inizia a leggere: “Cari genitori miei, questa tenuta con cui mi vedete nella foto, è al momento il mio unico vestimento, poichè l’altro vestito è in riparazione e non ne ho altri. Nella foto con me c’è il capo plotone, che dice sempre che sono bravo. Io sono orgoglioso di stare qui, e lavorare come il padre, per i fratelli più piccoli, ma se mia madre sta male, pregoVi di avvisarmi subito, poichè è l’unico modo per avere una licenza e tornare a casa…
Alex: “Allora, sono ricordi privati, o è un pezzo di storia?”
S.: “Andiamo avanti…”
In quel momento si apre la porta, ed entra P., coinquilina di S., stanca dopo una giornata di lavoro. Entra, vede cosa c’è sul tavolo ed esplode in un: “Cosa è tutto questo ben di Dio?
Proviamo a spiegare, ma P. taglia corto: “Mi è passata la stanchezza! Voglio partecipare! Voglio catalogare con voi! Voglio conoscere questa storia! Chiamiamo una pizza e diamoci sotto, ragazzi!
Le foto precedenti il 1910 recano tutte sul recto il nome ed il marchio dello stampatore, mentre sul verso se si è fortunati spesso veniva segnata la data. Quando la data non è segnata, sul verso si trova il marchio del fotografo ed il suo indirizzo. In questo caso, tramite internet ho cercato i fotografi, spesso menzionati solo sul sito dell’Istituto Nazionale di Storia del Risorgimento, ed ho visto in che periodo storico hanno operato, in modo da risalire almeno al decennio in cui era stata eseguita la stampa.
La storia ci è chiara. Tutte le foto erano in possesso del signor Francesco D., ultimo di una dinastia di orologiai e farmacisti, famiglia napoletana agiata, al punto da essere già completamente alfabetizzata a fine ‘800, che ha custodito la storia della sua famiglia fino a pochi giorni fa. Con una meticolosità certosina, il signor Francesco (di cui conosciamo anche l’indirizzo, perchè tra le foto abbiamo tirato fuori anche una cartolina a lui indirizzata, a via Tribunali), nei decenni ha conservato questo enorme pezzo di storia. Dall’idea (personalissima) che mi sono fatto, guardando le sue fotografie (ed il signor Francesco è stato anche un bravo fotografo), deve essere nato o verso la fine degli anni ’20 o al principio degli anni ’30. Ha raccolto le foto trovate in famiglia a partire da quelle di suo nonno, andando quindi in pieno ‘800, e con molta accortezza le ha tenute ordinate, si è fatto costruire un timbro con le sue iniziali (DF), ed ha timbrato e datato gran parte delle foto, soprattutto quelle degli anni ’60.
A questo punto, quel che è successo è abbastanza chiaro, anche se decisamente triste: pochi giorni fa, il signor Francesco deve essere morto di vecchiaia. I suoi eredi, preso possesso della casa, hanno reputato opportuno gettare il tutto nel cassonetto della carta, senza neanche mettere questo prezioso tesoro in una busta per la monnezza. La cosa fa molta tristezza.
L’ipotesi alternativa, è che gli eredi del signor Francesco abbiano traslocato, e nel via vai di pacchi durante il trasloco, questo materiale sia stato considerato di scarso valore, e perduto nel cassonetto.
 
Il lavoro di classificazione, catalogazione, ricostruzione, è ancora in corso (sono le quattro del mattino e sto ancora avanti al computer…), per ora quello che è chiaro, ma proprio chiarissimo, e che ci ha commossi, ma anche dato tanta tanta carica, è quanto segue.
 
Il signor Francesco ha prima di tutto messo in salvo (senza immaginare che appena morto… tutto sarebbe stato buttato nel cassonetto della differenziata) quel che ha recuperato del capostipite della sua famiglia. Un ex impiegato, ma anche bravo suonatore di violino, segnato da uno strabismo all’occhio sinistro, che ha fatto fortuna andando in giro per il mondo proprio suonando il violino in un’orchestra. Del capostipite sappiamo tutto, poichè tra una foto ed un’altra è uscito fuori un documento emozionante: la sua carta d’identità.
 
Non avevo mai visto una carta d’identità italiana ma non rilasciata dalla Repubblica Italiana. Vederla è stata una delle emozioni più grandi della serata.
 

 
Per motivi di rispetto della privacy, anche se si tratta di una persona deceduta da oltre mezzo secolo, non pubblico la foto in mio possesso dell’interno del documento. Nel quale si attesta che il violinista è nato a Napoli il 20 giugno 1889 (che emozione leggere quella data scritta a mano, con inchiostro da penna stilografica), e che risiedeva a Materdei.
Dopo una serie di vicissitudini ancora da chiarire, e con la prima guerra mondiale di mezzo, immaginiamo che abbia avuto una figlia femmina, data in sposa a qualcuno di abbiente, abbiamo sicuramente la foto di questa figlia, ma è confusa tra le foto di altre dieci o quindici coetanee, per cui ci stiamo lavorando…. Da questo matrimonio, sembra siano nati tre figli. Uno è certamente il signor Francesco, che ha raccolto questo materiale, e ci sono due figlie femmine. Adalgisa, di cui sappiamo che è nata nel 1924, che qui vediamo nella foto per la prima comunione nel 1932.
 

 
Guardando le date, la mia idea è che Adalgisa sia la figlia maggiore, poi deve essere nato Francesco, il secondo genito, e poi la terza figlia, la piccola Teresa. Teresa però ci ha fatti piangere tutti e tre. E’ una storia oramai antica, ma mi ha commosso, mi ha urtato dei nervi sensibili. Infatti, di lei abbiamo trovato questa:
 

 
Sul recto, oltre la foto, non c’è scritto nulla. Sul verso ci sono le parole terribili che hanno scatenato la commozione in tutti e tre: “Teresa D. morta il 20 febbraio 1938 all’età di mesi 19“.
 
Il resto della saga familiare è chiaro perchè oltre alle foto sono apparse alcune lettere. Testimonianza importantissima, decifrata grazie a S. che per un motivo che non mi è chiaro riesce a leggere le calligrafie degli italiani di 100 anni fa.
 
La lettera più importante che abbiamo rinvenuto è una cosa che davvero non riesco a comprendere come sia possibile che finisca nella monnezza e non in un museo. Quando ho preso la busta tra le mani, l’ho passata a S. senza farci caso. S. ha aperto il foglio e subito ha detto: “Non è scritta a stilografica, lo riconosco, è scritto col pennino…”
Alex: “Dici che risale a prima che venisse inventata la stilografica?”
S. mi ha risposto con la voce rotta dall’emozione: “Alex, c’è la data… ha 100 anni…
Alex: “Quaaantiiii??”
S.: “Inizia con la dicitura Napoli, 18 aprile 1912…. Oggi è 23 aprile 2012…”
Alex: “Non perdiamo tempo: leggicela, ti prego…”
 

 
Abbiamo dovuto sospendere i lavori, perchè l’orario è tardo, e S. si deve svegliare presto per lavorare. Sono tornato a casa ripensando a tutti gli elementi che abbiamo acquisito, ed al mosaico che stiamo ricomponendo.
Abbiamo iniziato (ma non ancora finito) a separare le foto persona per persona, epoca per epoca, poi con un po’ d’impegno voglio provare a tracciare l’albero genealogico.
Per rispetto di queste persone, per rispetto del signor Francesco che con tanto amore ha conservato questa documentazione soprattutto per immagini, reputiamo che sia un lavoro che vada fatto.
Dopo, questa raccolta certamente non finirà di nuovo in un cassonetto. Statene certi.
Ho vissuto una serata di magìa, grazie a questo salto nel tempo e nello spazio. Grazie S., grazie P., grazie signor Francesco. Stasera, grazie ad un tuffo magico nel passato, mi sono sentito più vivo.

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13 risposte a Il ritrovamento

  1. ilPizzo ha detto:

    WOW… che bella scoperta. Io adoro fotografare e mi piacciono le foto, peccato vedere che qualcuno le abbia buttate. Ma fortunatamente siete arrivati voi a salvarle 🙂

    Avete trovato un piccolo tesoro

  2. minpeppex ha detto:

    PS: però io voglio vedere anche la foto che è circolata su Twitter 😛

  3. Alterlaias ha detto:

    Caro Alex e cari intrepidi scopritori di archivi familiari, se per caso in quel coagulo di documenti trovaste dei diari sappiate che esiste un Archivio Diaristico Nazionale che da anni ne cura la raccolta e conservazione per farne oggetto di studi e pubblicazioni.(Nanni Moretti 15 anni fa pubblicò una serie televisiva di racconti/cortometraggi sulla Resistenza proprio grazie all’Archivio Diaristico Nazionale. Questo il link dell’istitituto: http://www.archiviodiari.it/).

    Gli archivi misti (fotografici/documentali) invece, potrebbero utilmente essere donati all’Archivio di Stato di Napoli che appunto si occupa della conservazione/fruizione dei documenti storici del territorio, e di solito li pubblicizza attraverso iniziative culturali varie. In alternativa potreste donarlo all’Archivio Storico Comunale, se esistente e funzionante.

    Comunque vi rivolgo un appello accorato – in quanto studiosa di fonti storiche: catalogate, studiate, trascrivete e magari pubblicate tutto quello che volete del vostro ritrovamento archivistico, ma vi prego, dopo averlo fatto non pensate di riuscire a conservarlo voi, chè corre il rischio, un giorno o l’altro, di rifare la stessa fine dalla quale l’avete salvato!!!!

    Buon lavoro e congrats ad S. x l’occhio clinico 😉

    Amelya Sachs

  4. minpeppex ha detto:

    ah ok, avevo letto frettolosamente e m’ero immaginata una “paparazzata” 😀

  5. s. ha detto:

    Riesco a leggere solo ora.
    Grazie, davvero.
    Semplicemente.

  6. tiptop ha detto:

    Ecco arrivato il sorriso!
    Anch’io ho un po’ di vecchie foto che mia madre voleva buttare, una in particolare mi incuriosisce, non so nè dov’è nè chi sono , ma è bellissima. L’avevo messa su FB (chissà mai che….) Adesso la cerco e te la taggo.

  7. Antonella ha detto:

    E’ una storia incredibile e bellissima! Teneteci aggiornati sulla ricerca e considerate che la sorella maggiore potrebbe essere ancora viva. Grazie per averci raccontato questa storia!

  8. Pingback: La classificazione « alex321blog

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