.: Home, sweet home :.

Stazione della ferrovia Circumvesuviana, in una ridente (si fa per dire) città di provincia. Si entra, c’è un grande atrio, da un lato, e oltre i tornelli c’è la porta di accesso ai binari. La biglietteria è chiusa, non temporaneamente ma per sempre, qualcuno ha anche provato a darle fuoco, come mostrano inequivocabilmente i segni neri sparsi un po’ dovunque. Ok, cerchiamo di capire dove si fa il biglietto. Non ci sono macchinette automatiche per l’erogazione dei titoli di viaggio; percorrendo l’atrio con lo sguardo, ci sono solo due tabelloni con gli orari dei treni, e un avviso affisso un po’ ovunque alle pareti. L’avviso dice testualmente: “In caso di biglietteria chiusa, i viaggiatori sono tenuti a procurarsi il titolo di viaggio presso un altro punto vendita. Accedere ai treni non muniti di regolare biglietto fa incorrere nelle sanzioni previste dalle leggi vigenti”.
Inutile dire che nella stazione non ci sono nè edicole, nè tabaccherie, nè altri esercizi commerciali. Insomma, niente punti vendita.
La mia attenzione viene momentaneamente attirata da un altro particolare: sui tabelloni degli orari è affisso un cartello, con sopra scritto: “non valido”. Non ci sono tabelloni con orari validi. Già sapevo che era così, per quanto riguarda gli orari, ma questa è un’altra storia, ed anche molto seria. Torniamo a noi.
Sento dentro di me una vocina che mi dice qualcosa, ma non capisco bene cosa, non riesco a identificarla.
Accanto ai tornelli c’è un uomo, con la divisa della compagnia ferroviaria. I tornelli sono chiusi, per non far passare chi non ha il biglietto. Mi avvicino, stampandomi sul viso l’espressione più ingenua possibile.
 

Io: “L’orario non è valido?”
Lui: “No. C’è scritto anche.” (ha sottinteso un “Non sai leggere? Che me lo chiedi a fare?”
Io: “E come si fa a sapere a che ora passa il treno?”
Lui: “Il treno passa quando ci sta. Uno si mette al binario e aspetta, quando ci sta il treno, arriva e lo si prende.”
 

Mi torna alla mente un episodio di tanti anni fa, già raccontato qua, quando un ragazzo extracomunitario, su un altro treno e per circostanze peggiori di questa, stufo di quanto stava accadendo disse ad un ferroviere: “Queste cose al mio Paese, nel Congo, non succedono!”
Continuo a mantenere l’espressione ingenua e cambio argomento con il mio interlocutore.
 

Io: “Scusi, e il biglietto dove si fa?”
Lui: “Questo è un po’ un problema. Faccia un tentativo: esca dalla stazione, prenda la traversa di fronte, arrivi giù all’angolo, lì ci stanno sia un tabaccaio sia un’edicola, che li vendono”.
Io: “Ok, grazie.”, e vado via.
 

Mentre cammino, sento ancora la vocina dentro che mi parla. Ho l’impressione che mi parli in inglese, ma non capisco cosa mi dice, non afferro le parole.
Entro dal tabaccaio.
 

Io: “Ha i biglietti per il treno?”
Lui: “Finiti.”
Io: “Come sarebbe, finiti?”
Lui: “Vuol dire… finiti. Non ne ho più”.
Io: “E come è possibile?”
Lui: “Sono settimane che non ce li mandano, e finchè non li mandano…”
 

Negli scorsi nove anni, ho sempre vissuto in luoghi dove una cosa del genere non poteva succedere. Le stazioni senza biglietteria hanno sempre almeno quattro o cinque macchinette erogatrici e, per chi magari non ha gli spiccioli, edicole e tabaccherie hanno una loro macchina stampatrice, che stampa il biglietto sul momento, per cui non potranno mai essere sfornite. Esco dalla tabaccheria, e vado all’edicola.
 

Io: “Ha per caso i biglietti per il treno?”
Lui: “Eh no, è tanto tempo che devono arrivare ma non arrivano…”
Io: “E mmo’?
Lui: “Guardi, me ne è rimasto uno solo per Nola, lo vuole?”
Io: “Ma io non devo andare a Nola!”
Lui: “E allora non ho niente.”
Io: “C’è un posto qua vicino dove posso trovarli?”
Lui: “Credo proprio che sarà difficile. Anzi, guardi, lei può girare tutto il tempo che vuole, ma il biglietto in questa città non lo troverà.”
Io: “Ma perchè? Come è possibile?”
Lui: “Ce li mandano settimanalmente, quelli che bastano per una settimana o qualcosa in più, ma ora sono 5 settimane che non arriva nulla, non li mandano più.”
La vocina che parla inglese, si fa più insistente, ripete continuamente quella frase che non riesco a capire. Torno in stazione, mi avvicino allo stesso personaggio di prima, quello in divisa.
 

Io: “Non si trovano biglietti, in questa città.”
Lui: “Mi spiace, ma non posso aiutarla.”
Io: “E come si fa, a prendere il treno?”
Lui: “Se vuole, le apro il tornello.”
Io: “Senza biglietto?”
Lui: “Ovviamente a suo rischio e pericolo, se qualche mio collega la becca, sono 150 euro di multa“.
Io: “A faccia ro’…, ehm… in alternativa?”
Lui: “In alternativa non prenda il treno, vada in auto”.
Io: “E la gente che fa, ogni giorno?”
Lui: “Molti sono pendolari, hanno l’abbonamento, quello si trova. Altri, o non prendono il treno, o lo prendono senza biglietto.”
Io: “E se li beccano?”
Lui: “Litigano, perchè dicono che non è colpa loro, non vogliono pagare la multa, e allora alla prima stazione il conduttore chiama la polizia per identificarli e fargli pagare la multa. Sa, dicono che è colpa nostra, se non si trovano i biglietti, ma non siamo mica noi ad emettere quei biglietti!”
Io: “Quindi, possiamo dire che non si prende il treno per impossibilità materiale di fare il biglietto?”
Lui: “Se vuole metterla così, cioè se lo crede lei…”
Io: “Crederci io? Non si trova il biglietto, eh! C’è poco da fare, non è che sono io che non credo di trovarlo.”
Lui: “E allora se non lo trova, faccia come vuole. Noi, come compagnia ferroviaria, non emettiamo biglietti, usiamo quelli del Consorzio Regionale Unico. Se la prenda con l’Unico o con la Regione.”
Io: “Ottimo. Arrivederci. Me ne torno a casa.”
 

Quando sono uscito dalla stazione, la vocina ha parlato di nuovo, ma stavolta ha parlato forte e chiaro, e ho finalmente capito cosa mi stava dicendo fin dall’inizio:
 
Welcome back, Alex, this is your home“.

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8 risposte a .: Home, sweet home :.

  1. minpepp ha detto:

    Non ci credo, questa storia è surreale

  2. utente anonimo ha detto:

    Che storia… tuttavia non mi stupisce. Anche a Roma, da un paio di anni a questa parte, si fa fatica a trovare i biglietti del bus [che – tra l'altro – passano quando je pare. attesa media di un autobus urbano: 20 minuti. con le linee exp (!!!) si arriva anche a punte di 30/40 min., tranne i bus diretti a san pietro, of corse], in alcuni quartieri le erogatrici automatiche sono un sogno.
    zak

  3. piccerella ha detto:

    benvenuto al sud.
    a me capita in una piccola stazione ferroviaria tutte le volte che la biglietteria è chiusa e non ha orari normali.

  4. 1KONAN ha detto:

    A me ormai non fa neanche più rabbia.
    evito.
    punto.

    ricordo sempre le parole di uno dei miei professori:
    "…ad un ragazzo che ci mette tutto l'impegno, che studia ma non riesce, che non brilla ma che si impegna con costanza, che è presente, educato, ma proprio non riesce ad arrivare alla sufficenza, io darò sempre la possibilità di avere un'occasione!
    ma se invece dovessi accorgermi che ha tutto il genio necessario, ma fa il furbo ed è svogliato, allora l'unica occasione che gli do è quella di LAVARE I CESSI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! "

    PAROLE SANTE!

  5. annacomeme ha detto:

    Chi più chi meno, siamo comunque in Italia, e quando in questo Paese vanno in onda spot che ci esortano a pagare le tasse per avere più sevizi, allora  quella vocina la sento anch'io, ma non posso dirti cosa dice!
    anna

  6. utente anonimo ha detto:

    Siccome fai tanto il rivoluzionario anarco-qualcosa, potevi prendere il treno: mica gli anarco-qualcosa fanno il biglietto!
    E.

  7. alex321 ha detto:

    Sì certo, avevo dimenticato che prendere il treno senza biglietto è davvero un grande atto rivoluzionario, eh…
    Auguri di tanta purezza politica!

  8. Mollie ha detto:

    Su un regionale tempo fa incontrai delle ragazze che non facevano sistematicamente il biglietto, mi dissero che quando il controllore chiedeva dove erano salite poi lasciava correre perchè in quella stazione non c'è la biglietteria nè un altro punto vendita.
    Ma era nel Lazio…

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