.: Fuori :.

Cronaca dall’Interno.
 

E’ una bella sensazione. Proprio a livello fisico. Quella di esserne finalmente fuori.
 

1) Fuori dal mondo dell’industria, per prima cosa. Questo significa essere fuori da quel mondo completamente avulso dalla società, che pensa solo al profitto. Quel mondo dove non puoi lavorare sereno perchè “l’azienda viene prima”. Prima di cosa? Prima delle persone? Prima dei suoi stessi dirigenti? Da questo, sono fuori. Fuori dalla produzione, ad ogni costo, dal dover vendere, ad ogni costo, dal dover progettare qualcosa che sia vendibile, e al più presto possibile, senza alcuna attenzione per tutte quelle belle cose scientifiche, tecnologiche, culturali. Fuori da quel mondo che si riempie di paroloni solo per darsi un tono, solo per apparire, che in fin dei conti è solo un guscio vuoto dove si rubano idee, o si creano idee idiote, per poter creare soldi, soldi, soldi, solo soldi, non per se stessi ma per quell’azienda che “viene prima”, e che ricatta, perchè se muore lei, allora muori tu. Già, i paroloni, quelli dove ero bravo a creare momenti umoristici per me stesso (tanto gli altri mi prendevano sul serio, e non capivano che li prendevo per i fondelli), ne ho già raccontato qualche esempio in passato, quando ero orgoglioso di essere un progettista, ma tutti si ostinavano a chiamarmi “Design Executive”.
 

2) Fuori dal mondo dell’informatica. Era ora. Ho studiato fisica, nel 2002 facevo il fisico, poi quel mondo dell’industria di cui sopra mi ha trascinato, con il ricatto del reddito, in quel vortice malato che è il mondo della produzione informatica. Che sia hardware o software non fa differenza. Perchè non è un lavoro, è una vocazione. Se lo fai, lo fai 24 ore al giorno, sette giorni su sette, e non fai altro. La sera, dopo le 17.00, sei troppo stanco per affrontare e risolvere problemi avanzati (e devi risolverli per forza, vedi punto 1), vai a dormire che ci pensi ancora, ti svegli che ci stai pensando già. Alle 9.00 in punto trovi la soluzione, ma intanto ti sei giocato la serata ed una notte di sogni. E se ti occupi di sistemistica, allora se l’allarme di fermo servizi arriva alle due di notte di domenica, tu devi scattare e correre a risolvere il problema, perchè certamente ci sta uno stronzo a casa sua, che alle due di notte di domenica non dorme, che vuole usare il tuo servizio, e che se non funziona è pronto a protestare. Anche se il servizio è il guardare un programma televisivo idiota, o una qualunque idiozia… che vende (vedi punto 1).
 
3) Fuori da un qualsivoglia ruolo di dirigenza, anche intermedia. Non mi è mai piaciuto e non mi potrà mai piacere il ruolo di andare a dire a dei giovani e brillanti neolaureati (teoricamente anche più preparati di me) “fai questo, fai quello, fai così, non fare così”, solo perchè il cosiddetto “management” industriale ha deciso così, non certo per promozione sul campo. Padroneggiare la scienza per poi trovarsi relegato a risolvere problemi gestionali (trad. it.: fare in modo che i soldi destinati al reparto non superino una certa quota), lasciare la parte tecnologica ad altri, altri da dover cazziare a proprio piacimento (o per compiacere il managment) non è cosa che può piacermi. Sicuramente da dei vantaggi, e non solo di stipendio (per esempio non c’è un cartellino da timbrare), ma al prezzo di lavorare sempre (vedi punto 2), essere responsabile degli errori dei sottoposti, non avere margini per farli crescere, sia tecnicamente che economicamente. E’ un prezzo che non ho voluto più pagare. Non mi va di dover scrivere ogni anno delle schede di valutazione di persone che lavorano, si sposano, fanno figli, e che hanno bisogno di quel lavoro per campare. Non mi va di essere chiamato dal management e sentirmi dire: “Se X non lavora bene, sgridalo, e se non migliora, caccialo”, oppure (peggio ancora): “Dobbiamo tagliare le spese, Y se ne deve andare, sei tu il suo capo, quindi diglielo tu”. E finalmente basta con il dover dire alla gente che ti chiede “che lavoro fai?” cose tipo “gestisco il settore IT di un’azienda”, per non dover dire quella brutta parola di cui mi vergogno (dirigente).
 
4) Fuori da ogni situazione lavorativa che preveda lo stare in un ufficio. Basta con la vita d’ufficio, seduto per ore (e poi la linea ne risente, con la vita sedentaria), a scartabellare carte, sentire gente, sempre con due computer accesi, e quattro monitor in totale. Non c’è più la “mia scrivania”, io non lavoro in un ufficio, faccio altro, e sono felice così. Era ora. Spero di non rientrarci, in un ufficio. Spero di non avere altri giorni da passare con gli occhi che ballano avanti al computer e, cosa più importante, non solo non c’è la scrivania con i computer, ma non c’è neanche un telefono! E non è cosa da poco. Qualcuno che mi legge da più tempo, magari se lo ricorda ancora.
 

5) Fuori dal concetto del lavoro nel settore privato, che si traduce (vedere punti 1 e 2) in “vivere per lavorare” (tranne poche rare eccezioni). Ritrovo la dimensione del “lavorare per vivere”.
 

Cronaca dall’Esterno.
 
Vista l’urgenza, è già uscito su Altrenotizie.
Fatemi sapere 😉
 

Nota tecnica importante.
 

Poichè, come spiegato nella Cronaca dall’Interno, io non lavoro in un ufficio, non lavoro con il computer, non lavoro in rete, d’ora in avanti non aspettatevi mai più dei post in orari mattutini. Inizia il tempo del postare di sera. Siete avvisati. 🙂
 

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8 risposte a .: Fuori :.

  1. minpepp ha detto:

    E io che, da ben oltre 28 anni, lavoro in una realtà proprio come quella che tu hai testé descritto, posso dirti che ti invidio? bonariamente, ma t'invidio! e va benissimo che non hai più un computer sulla scrivania… leggerò i tuoi post la sera, o la mattina dopo!

  2. minpepp ha detto:

    E io che, da ben oltre 28 anni, lavoro in una realtà proprio come quella che tu hai testé descritto, posso dirti che ti invidio? bonariamente, ma t'invidio! e va benissimo che non hai più un computer sulla scrivania… leggerò i tuoi post la sera, o la mattina dopo!

  3. tiptop ha detto:

    ecco… io lavoro per vivere, ma sono praticamente costretta a vivere per lavorare…le richieste aziendali sono sempre più pressanti, automatismatiche… non sono clusterizzabile…

  4. tiptop ha detto:

    ecco… io lavoro per vivere, ma sono praticamente costretta a vivere per lavorare…le richieste aziendali sono sempre più pressanti, automatismatiche… non sono clusterizzabile…

  5. alex321 ha detto:

    Ecco tiptop, brava, esatto! Io ho colto l'occasione al volo proprio per questo! Non sono e non sarò mai un cluster!

  6. alex321 ha detto:

    Ecco tiptop, brava, esatto! Io ho colto l'occasione al volo proprio per questo! Non sono e non sarò mai un cluster!

  7. utente anonimo ha detto:

    Questo post è stato pensato/scritto di sera/notte mentre guardavi le stelle, sorseggiavi qualcosa di buono, le labbra distese in un sorriso leggero. Non può essere diversamente :)*

  8. utente anonimo ha detto:

    Questo post è stato pensato/scritto di sera/notte mentre guardavi le stelle, sorseggiavi qualcosa di buono, le labbra distese in un sorriso leggero. Non può essere diversamente :)*

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