.: Ripetizioni: manganelli e lacrimogeni :.

A me dispiace di dover ripetere delle cose.
Mi dispiace di prendere un articolo che scrissi per un settimanale cartaceo nel marzo 2001 (dieci anni fa!) e dire “ma è ancora attuale”.
Mi dispiace averlo riproposto in rete, in un momento di attualità, alla fine del 2005. Mi dispiace che siamo nel 2011 ed è ancora attuale.
E’ un po’ triste non avere nulla di nuovo da scrivere.
E’ molto triste pensare allla Val Susa, e vedere che tornano alla mente cose scritte oltre 10 anni fa.
E’ tremendamente triste notare che al passare degli anni (e dei governi, infatti nel marzo 2001 c’era il governo di centro sinistra) le cose restino le stesse…
…ma se le cose restano le stesse… sembra quasi normale che anche le osservazioni da scrivere restino le stesse.

Quindi oggi non scrivo nulla di nuovo. Copio e incollo quanto scrissi nel marzo 2001 su un settimanale a (bassa) tiratura nazionale decisamente di parte (solo per questo potevano accettare le cose che scrivo eheheh). La cosa triste è che anche essendo datato è perfettamente attuale: basta cambiare le date e sostituire i nomi dei luoghi.
 

Avvertenza. Le righe che seguono potrebbero essere scambiate per una dichiarazione di credo politico. In tal caso, avete ragione.
Inoltre, si avverte che sono presenti, fin dal principio, affermazioni piuttosto "forti". Chiedo scusa fin da ora, ma in una circostanza come questa, o come quella in cui scrissi l’articolo originale (a corredo di un vero articolo di cronaca), visto il precipitare degli eventi, non riesco a rimanere indifferente e a non schierarmi apertamente. Con l’orgoglio delle mie idee. Se non siete d’accordo con le mie idee… fate bene! 🙂
 

Manganelli e lacrimogeni
L’uso della forza non è segno di un governo forte.
L’uso della forza non è espressione di un governo di destra.
Ogni governo, a qualunque matrice ideologica si rifaccia, qualunque classe sociale lo sostenga, si esprime con la violenza non appena diviene (o si ritiene) incapace di dare risposte politiche, o nel caso in cui non ha la volontà di dare risposte politiche.
Ben lo sanno quelli che hanno vissuto gli anni dell’omologazione (1980 e successivi), dove interi governi hanno dominato interi movimenti semplicemente controllandoli ed assoggettandoli, senza perdere il controllo degli eventi (come viceversa accadeva negli anni ’70).
Ben lo sanno quelli che ricordano i fatti di Napoli del 4 novembre 1994, quando la violenza di polizia ci fece comprendere di essere di fronte ad un governo (Berlusconi) che mostrava tutta la sua debolezza di idee e di capacità di controllo politico, manchevolezze tali da costringere il ministro dell’interno a rispolverare le armi classiche dello Stato: manganelli e lacrimogeni.
Così a Napoli, il 17 marzo 2001, così a Genova sempre nel 2001, così ancora oggi: tornano protagonisti manganelli e lacrimogeni.
Tornano a causa di un potere che non si dichiara di destra (c’è la moda di essere centristi, moderati e riformisti), ma che nei fatti è e vuole essere sempre un potere.

Tornano a causa di un potere che non sa cosa rispondere politicamente ad un movimento di piazza, anche se pacifico. Non si può neanche dire che fosse inatteso, il movimento. Era nell’aria da mesi.
Assenza di risposte politiche, assenza di contenuti: povero governo italiano, così malridotto da far rimpiangere Craxi ed Andreotti, incapace di inventare qualcosa per spiegare che le sue iniziative sono buone e giuste. Così malridotto da dover scendere in piazza anche lui. Scendere in piazza con manganelli e lacrimogeni.
La prova è evidente: da sempre succedono scontri alle manifestazioni, a volte più violenti, a volte di meno; abbiamo sempre visto le forze dell’ordine attaccare dietro comando politico i "dissidenti" di turno, per lasciare le piazze nelle mani di partiti e partitini di area parlamentare, pertanto facilmente controllabili dai loro capi gerarchici. Ieri abbiamo visto disperdere completamente migliaia di persone, e non con le buone maniere, abbiamo visto impedire fisicamente assembramenti di più di tre persone.
Disperdere, non CARICARE. E’ questo il punto cruciale.
La manifestazione doveva essere DISPERSA, sciolta, cancellata, eliminata definitivamente.
Non siamo poi così ingenui, pertanto siamo certi che l’ordine di dispersione totale sia arrivato al questore almeno due o tre giorni prima, e che non sia stata una sua azione per mettersi in mostra, come certamente verrà detto quando scoppieranno le solite polemiche del "dopo".
Disperdere.
Disperdere con manganelli e lacrimogeni anche i bambini, in lacrime, stretti tra i loro genitori. Disperdere tutto e tutti: cittadini, manifestanti, studenti con i loro insegnanti, fotografi e vigili urbani.
Disperdere violentemente nel nome di una "buona immagine", di un "andare avanti verso il progresso globale" da difendere ad ogni costo.
Per favore, Questori d’Italia, non raccontateci più di attacchi da parte dei manifestanti a volto coperto, perchè non ci crediamo più.
Hanno stretto, caricato e picchiato tutti i cordoni di polizia, di carabinieri e di baschi verdi. Anche quelli situati dove nessuno stava facendo nulla, dove abbiamo visto uno sconosciuto (poi rivelatosi un tranquillo e pacifico insegnante di liceo) che dava l’acqua dopo il sesto lacrimogeno che cercava di tirare via le persone sotto l’incalzare delle cariche, mentre rincuorava chi si ostinava a cercare una persona dispersa.
Non raccontateci più frottole. Non avevate paura degli sfondamenti e delle barricate, ma di slogan, megafoni e parole. Chi vi comanda ha avuto paura del messaggio politico che si stava trasmettendo e, non avendo trovato risposte politiche da dare, ha preferito disperdere, tanto poi la colpa è sempre dei facinorosi e dei soliti anarchici.
Disperdere tutti, prendendovi tutta la responsabilità politica di quanto avvenuto: avete vinto la battaglia fisica, ma poichè è stata lampante la premeditazione, avete contemporaneamente firmato una sonora sconfitta politica, che per vostra fortuna il "cittadino normale" dimenticherà molto presto…
Anni fa, durante gli anni della mia formazione, ho studiato a lungo Max Weber. Non dimenticherò mai la sua lunga teorizzazione sulla "necessità da parte dello Stato di esercitare la coercizione fisica sui propri sudditi". Necessità che Weber, calato nel suo tempo (fine ‘800), eleva a dovere da parte dello Stato.
Ripulite pure la vostra vecchia maschera, chiamandola magari "democrazia moderna" ma, cari signori del potere italiano, europeo e mondiale, ideologicamente siete rimasti fermi Weber, cioè a 110 anni fa.
In una cosa sola siete cambiati: il generale Bava si esprimeva nell’Italia umbertina usando il cannone sul popolo milanese che chiedeva pane; voi oggi reputate il cannone pesante, ingombrante e lento negli spostamenti, per cui, solo per motivi di praticità lo avete sostituito con qualcosa di più maneggevole: manganelli e lacrimogeni.
 

Così scrivevo nel marzo 2001, parlando di Napoli.
Così ho scritto nel dicembre 2005, parlando di Venaus. Così ri-scrivo oggi.
Non è cambiato nulla.
Vogliamo ancora parlare, della violenza e della sua provenienza? A me sta bene parlarne. Anzi, credo che sia necessario parlarne.
Ma non solo di questo.
Forse c’è anche da parlare… del come potremmo uscire da questo incubo. Anche perchè, lo ammetto, sono terribilmente stanco di un mondo che va così.
 

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6 risposte a .: Ripetizioni: manganelli e lacrimogeni :.

  1. macca ha detto:

    Un pò sono arrabbiato con te. Volevo scriverne anch'io, ma probabilmnete lo farò lo stesso: abbiamo due stili diversi e tu sei scrittore, io.
    Una parola sola: paura.
    E' il momento della paura, che precede il baratro: i segnali ci sono tutti e tu lo sai meglio di me.
    Non voglio fare il catastrofista, ma i margini per uscire da tutto questo sono sempre minori.
    Dan

  2. macca ha detto:

    Un pò sono arrabbiato con te. Volevo scriverne anch'io, ma probabilmnete lo farò lo stesso: abbiamo due stili diversi e tu sei scrittore, io.
    Una parola sola: paura.
    E' il momento della paura, che precede il baratro: i segnali ci sono tutti e tu lo sai meglio di me.
    Non voglio fare il catastrofista, ma i margini per uscire da tutto questo sono sempre minori.
    Dan

  3. alex321 ha detto:

    Se non si tocca il fondo, non se ne esce.

  4. ladolcetempesta ha detto:

    ale ma al fondo ci siamo vicini molto vicini
    e tutto questo era ben visibile da quando
    come usando la metodica del cavallo di troia
    invece di prendere i fucili da fuori
    hanno lavorato di decreti e leggine dal di dentro
    si era tutto prevedibile
    e se lo aveva intuito una gnurant come me
    la paura piu' grande era ed e' che le grandi menti
    fanno ancora finta di niente
    ma parafrasando  macca i margini per far finta di niente
    son sempre piu' minori
    hanno acceso la miccia del sud
    che e' ancora la gente piu' passionale
    piu' viscerale piu' irruenta e che non ha molto da perdere
    per questo piu' pericolosa

    ps
    bello il post in napoliblog
    le donne di la' aspettano
    di sapere che ti ha detto il folletto

  5. ladolcetempesta ha detto:

    ale ma al fondo ci siamo vicini molto vicini
    e tutto questo era ben visibile da quando
    come usando la metodica del cavallo di troia
    invece di prendere i fucili da fuori
    hanno lavorato di decreti e leggine dal di dentro
    si era tutto prevedibile
    e se lo aveva intuito una gnurant come me
    la paura piu' grande era ed e' che le grandi menti
    fanno ancora finta di niente
    ma parafrasando  macca i margini per far finta di niente
    son sempre piu' minori
    hanno acceso la miccia del sud
    che e' ancora la gente piu' passionale
    piu' viscerale piu' irruenta e che non ha molto da perdere
    per questo piu' pericolosa

    ps
    bello il post in napoliblog
    le donne di la' aspettano
    di sapere che ti ha detto il folletto

  6. alex321 ha detto:

    Virginia,
    tu hai ragione (ma anche la gente della Val Susa è passionale), ma questo significa che siamo proprio alla corda tesa, alla fune pronta a rompersi peggio che ai leghisti sul po'…
    E dopo, saranno mazzate e terra bruciata.

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