.: Big Brother Award 2011 :.

Del Big Brother Award su questo blog se ne parla ogni anno, in maggio o nei primi di giugno. Per chi non l’abbia seguito negli scorsi anni, il BBA è un premio “in negativo” che ormai da anni viene assegnato in tutto il mondo a chi più ha danneggiato la privacy.
In una situazione in cui la privacy è fatta continuamente a polpette dalle nuove tecnologie e da discutibilissime iniziative di “sicurezza”, il BBA vuole puntare il dito contro chi opera in prima linea contro la privacy, beneficiando spesso del fatto che come ormai è abitudine i “riflettori” della pubblica attenzione sono ben lontani da questi argomenti.
E nella migliore tradizione della Rete, il BBA è una iniziativa molto seria ma realizzata anche con allegria; tutto il BBA è infatti permeato anche dalla voglia di divertirsi, non certo per sdrammatizzare la situazione, ma perchè fare le cose con allegria aiuta a farle bene.
Di solito non parlo mai dei BBA degli altri Paesi, ma almeno per l’edizione italiana, è sempre il caso di parlarne.
 

Quest’anno, per la categoria Peggiore azienda privata, è giunta subito una sorpresa: la giuria presente in sala ha deciso un ex-aequo tra Facebook e Sony Entertainment Systems, con 16 voti ciascuna su un totale di 40 votanti. Dopo magari vedremo il perchè 😉
Per la categoria Peggior ente pubblico, la giuria ha deciso “a sfavore” dell’istituzione della PEC e della CEC-PAC, come normativa ed obbligo di legge, con ben 20 voti. Pertanto il premio andrebbe consegnato al Ministero della Funzione Pubblica.
Per la categoria Tecnologia piu’ invasiva, è successo che Facebook conserva il premio già guadagnato lo scorso anno con 15 voti, battendo di misura il secondo classificato, che è la tecnologia Smartphone, anche su questo torniamo dopo.
Infine il premio positivo di Winston Smith – Eroe della privacy, viene assegnato a Stefano Rodotà per la sua opera nella proposta legislativa di modifica costituzionale di Articolo 21.
 

La parte sulla quale vorrei soffermarmi è quella sulla tecnologia più invasiva. Questo perchè mentre l’anno scorso Facebook dominò incontrastatamente, vincendo quasi all’unanimità, stavolta ha dovuto vedersela con gli Smartphone, il che rappresenta una novità.
Per quanto riguarda Facebook, nelle motivazioni per il conferimento si legge che “malgrado il look and feel trendy ed informale di quest’azienda, il suo comportamento reale nei confronti degli utenti continua ad essere, per usare un eufemismo, deludente”. Ancora oggi manca ogni trasparenza sulle regole di data retention e data collecting dei fatti privati degli utenti, quello che è certo, è che la raccolta dati viene usata a scopo di profilazione, e successiva vendita, o chissà cosa… Per come è organizzato il social network, accade che circolano, alla totale insaputa dei rispettivi soggetti proprietari, veri e propri torrenti di informazioni personali totalmente aggregabili, statisticamente analizzabili e utili a ricostruire (in modo esplicito o indiretto) abitudini dei navigatori o tendenze dell’opinione pubblica. Mica male.
 
Per quanto riguarda gli Smartphone, lascio da parte i sistemi iOS di Apple (gli I-Phone, per intenderci), poichè già sono stati sgamati e già se ne è scritto molto ovunque. Focalizziamo invece sugli Smartphone basati su Android.
Tutti i cellulari che montano Android memorizzino in una sorta di cache i dati inerenti alle coordinate GPS, GSM e WiFi durante l’utilizzo per… non si sa bene che utilizzo. Nel senso che non viene detto dai costruttori dei cellulari, e manco dal proprietario di Android, che è Google. Gli interessati hanno dichiarato che il sistema operativo memorizza questi dati per creare una cache che velocizzi la localizzazione dell’utente all’interno delle varie apps che ne fanno uso. Naturalmente l’utente non può sapere se questi dati restano solo sul suo cellulare, o se vengono inviati in giro a qualcuno. Fatto sta, che le applicazioni Android possono accedere a questa cache, e leggere quindi non solo dove mi trovo, ma anche dove mi sono trovato fino a 48 ore fa, e ricostruire i miei movimenti. Non solo: ricostruire movimenti fisici, sms, telefonate, eventuali mail inviate e ricevute. Il bello è che nella cache di Android c’è anche scritto in che punto mi trovavo quando ho mandato un certo SMS.
 

Ho scritto software per mestiere, per alcuni anni, e Android è basato su Linux, che conosco molto bene. Pertanto lo sapevo che mi sarebbe venuta la curiosità di “giocarci” un po’, così come tempo fa giocai con le API di Facebook, e prima ancora con quelle di Google, ma giusto per capire come funzionano. Il risultato del mio giochino è stato carino davvero: grazie alla memorizzazione e caching di Android, con poche righe di codice ho potuto leggere addirittura come era orientato il mio cellulare! Ad esempio: all’ora X, ero a via Y, all’altezza del numero xxx, il cellulare era in posizione verticale (nel taschino della camicia), ed orientato verso nord, pertanto è possibile calcolare quale vetrina stessi guardando. E se stavo parlando con qualcuno per strada, e questo qualcuno aveva anche lui un cellulare con Android…
Non temete, l’ho fatto solo sul mio cellulare 🙂
Come ciliegina sulla torta, il codice spediva per mail (al mio indirizzo), queste informazioni. Il possessore del cellulare (cioè sempre io) non si è accorto nè della raccolta dati nè del loro invio. E sul cellulare non ce n’è alcuna traccia.
 

Figuriamoci cosa può succedere, se uno tiene in mano il cellulare Android, con il GPS acceso, e lo usa per postare su Facebook! Succede uno shake di dati, e trasmissione degli stessi… tutta da analizzare. Soprattutto, l’utente non sa a chi sta dicendo i cavoli propri. Anche quelli privati.
Chi va a farsi fottere, è la privacy. E piantiamola con il solito discorso del “non ho nulla da nascondere”. Anche io non ho nulla da nascondere a nessuno, e pratico la lealtà da tanto tempo (ma non tutti lo capiscono), però quando vado nel bagno a fare la cacca, chiudo la porta. E se chiudo la porta non è perchè ho qualcosa da nascondere, ma per privacy.
Anche io ho scritto e scrivo lettere d’amore alla donna che amo, e magari ogni tanto mi ci scappa pure una lettera dai contenuti erotici. Però preferisco criptare la mail, e se la cripto non è perchè sono un terrorista! Questa è la privacy.
 

Non sfioro neanche l’argomento del fare acquisti via cellulare Android, magari su Facebook, o del visitare il proprio sistema di home banking pensando “che comodità guardare l’estratto conto con il cellulare”.
Infine, Android nel giro di 48 ore elimina questi dati dalla cache, per fare spazio per i dati nuovi.
In definitiva, pensando ad un sistema invasivo, ma trasparente, di controllo personale, credo che la tecnologia Smartphone in realtà già ora batta ampiamente il pur sempre terribile Facebook. Pertanto, non per criticare la giuria del BBA, ma forse almeno l’ex-aequo ci stava tutto 😉
Quel che c’è da studiare in futuro, semmai, è la combinazione delle due tecnologie: che cosa il cellulare invia verso Facebook, ma anche verso Google, e tutto il resto. Cosa avvenga nella realtà, non si sa: mentre Facebook per Android è open source, quello in versione WebKit non lo è. Però fare una sperimentazione nelle prossime settimane potrebbe essere interessante.
E magari se ne accorgerà chi mi segue su Facebook, visto che già nei giorni scorsi avrà visto comparire sulla mia bacheca qualcosa del tipo “Alex sta qua, oppure sta qui”.
Il mio consiglio, in generale, è quello di “andarci piano”: usare consapevolmente uno smartphone, abilitare il GPS solo se strettamente necessario (cioè praticamente mai, a meno che non siete nel Sahara senza bussola e avete perso il resto della carovana), usarlo come telefono, e non come computer portatile, non installare centinaia di apps senza sapere manco cosa fanno.
Usare consapevolmente Facebook invece non si può, è troppo un colabrodo.
 

Nota a margine, dovuta per motivi di onestà:
Questo post è stato scritto interamente non con il mio computer. E’ stato scritto interamente con uno smartphone Android, e tra poco sarà condiviso su Facebook.
No, non mi sono fritto il cervello, e non sto contraddicendo quanto appena scritto. Semplicemente, fa parte della sperimentazione.

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19 risposte a .: Big Brother Award 2011 :.

  1. macca ha detto:

    Ottimo, Alex. Al solito.
    Argomento, per me, irrisolvibile. A parte che con quello che mi costerebbe uno smartphone ci pago una rata del mutuo della casa (anche  se il giocattolino mi attrae), credo che su tutto prevalga la ormai diffusa dipendenza da tecnologia che attanaglia moltissime persone.
    Il Mondo Globale è un mondo di solitudine indotta: non siamo realmente "da soli", ma ci sentiamo tali se non abbiamo una connessione possibile con chiunque.
    E' un punto di non ritorno a cui si farà argine solo dopo che cadrà la validità dell'ultima piattaforma-applicazione possibile: ciclicamente le cose del web scompaiono, per lasciare posto al nuovo.
    "FB" è semplice, immediato: logico che attiri, anche una capra come me lo puiò usare. E chi vende cellulari in Italia sa che siamo i primi acquirenti Mondiali. Il gioco è fatto.

    Io sto alla finestra, scrivo per pochi, mi diverto, imparo da persone come te: so che sanno tutto di me. Non va bene, ma pago il prezzo. Poi mi stuferò.

    Dan

  2. macca ha detto:

    Ottimo, Alex. Al solito.
    Argomento, per me, irrisolvibile. A parte che con quello che mi costerebbe uno smartphone ci pago una rata del mutuo della casa (anche  se il giocattolino mi attrae), credo che su tutto prevalga la ormai diffusa dipendenza da tecnologia che attanaglia moltissime persone.
    Il Mondo Globale è un mondo di solitudine indotta: non siamo realmente "da soli", ma ci sentiamo tali se non abbiamo una connessione possibile con chiunque.
    E' un punto di non ritorno a cui si farà argine solo dopo che cadrà la validità dell'ultima piattaforma-applicazione possibile: ciclicamente le cose del web scompaiono, per lasciare posto al nuovo.
    "FB" è semplice, immediato: logico che attiri, anche una capra come me lo puiò usare. E chi vende cellulari in Italia sa che siamo i primi acquirenti Mondiali. Il gioco è fatto.

    Io sto alla finestra, scrivo per pochi, mi diverto, imparo da persone come te: so che sanno tutto di me. Non va bene, ma pago il prezzo. Poi mi stuferò.

    Dan

  3. alex321 ha detto:

    Eh appunto. A me piacerebbe che fossimo "non-soli" su tutti i fronti…. Ma da questo punto di vista, a meno che uno non conosca davvero tecnicamente gli strumenti, la rete è deleteria.

    La cosa che mi impensierisce è che milioni di persone se ne fottono di capire cosa fanno quando cliccano, e di avere almeno uno sguardo generale sul "come funzionano" cose che non sono affatto giocattoli.

  4. alex321 ha detto:

    Eh appunto. A me piacerebbe che fossimo "non-soli" su tutti i fronti…. Ma da questo punto di vista, a meno che uno non conosca davvero tecnicamente gli strumenti, la rete è deleteria.

    La cosa che mi impensierisce è che milioni di persone se ne fottono di capire cosa fanno quando cliccano, e di avere almeno uno sguardo generale sul "come funzionano" cose che non sono affatto giocattoli.

  5. macca ha detto:

    Il discorso tecnico è difficile, per molti, me compreso. La consapevolezza, ecco, quella sì. Se almeno una persona è conscia delle sue azioni. può pensare di limitare i rischi. Come dici, nulla da nascondere, ma ormai siamo oltre: siamo alla mappa virtuale dei pensieri, dei gusti, delle abitudini. Tutto a favore di una cosa sola: il denaro.
    E neanche la parvenza di un'idea che tutto questo sia a favore degli utenti, ma solo delle Aziende.

    Dan

  6. alex321 ha detto:

    Non solo dei pensieri, gusti, abitudini, ma anche delle proprie relazioni (FB nacque per questo)…
    Ovvio che non serve ai "non addetti ai lavori" arrivare fino al dettaglio tecnico, ma almeno un'infarinatura generale, quella che serve a sapere cosa si sta facendo….

  7. alex321 ha detto:

    Non solo dei pensieri, gusti, abitudini, ma anche delle proprie relazioni (FB nacque per questo)…
    Ovvio che non serve ai "non addetti ai lavori" arrivare fino al dettaglio tecnico, ma almeno un'infarinatura generale, quella che serve a sapere cosa si sta facendo….

  8. minpepp ha detto:

    Pur non entrando minimamente nel merito dei tecnicismi (non ne ho la minima conoscenza), anch'io mi sono sempre chiesta fino a che punto la mia privacy potesse essere violata con l'uso degli strumenti che tu dici… perché purtroppo anch'io mi sono lasciata irretire, sia da FB che dallo smartphone.
    Non sapendomi dare una risposta circostanziata, come quella che più o meno dai tu, mi sono imposta quanto meno dei paletti: no GPS (CATS ce devo fà? le conoscerò pure le strade che percorro tutti i giorni, no?), e mai mai e dico MAI internet banking o aquisti via web fatti con Android (e qui ci starebbe bene uno smilino che mostra un bel ditino… medio!)
    Per il resto, se grazie ad Android qualcuno mi sgama mentre sbavo davanti alla vetrina di una boutique fissando un vestito di Versace, e magari me lo vuole regalare, io non è che mi offendo!!!

  9. minpepp ha detto:

    Pur non entrando minimamente nel merito dei tecnicismi (non ne ho la minima conoscenza), anch'io mi sono sempre chiesta fino a che punto la mia privacy potesse essere violata con l'uso degli strumenti che tu dici… perché purtroppo anch'io mi sono lasciata irretire, sia da FB che dallo smartphone.
    Non sapendomi dare una risposta circostanziata, come quella che più o meno dai tu, mi sono imposta quanto meno dei paletti: no GPS (CATS ce devo fà? le conoscerò pure le strade che percorro tutti i giorni, no?), e mai mai e dico MAI internet banking o aquisti via web fatti con Android (e qui ci starebbe bene uno smilino che mostra un bel ditino… medio!)
    Per il resto, se grazie ad Android qualcuno mi sgama mentre sbavo davanti alla vetrina di una boutique fissando un vestito di Versace, e magari me lo vuole regalare, io non è che mi offendo!!!

  10. alex321 ha detto:

    Bene, ora magari gioco un po' anche con Twitter 😉

  11. minpepp ha detto:

    Avevi già iniziato qualche sera fa, se non sbaglio… ecco, Twitter è una cosa che non m'invoglia. Oh, intendiamoci, l'account ce l'ho… sia mai che non mi creavo l'account su Twitter, solo che non ho voglia di capire come funziona, beata pigrizia, ahahah!!!

  12. minpepp ha detto:

    Avevi già iniziato qualche sera fa, se non sbaglio… ecco, Twitter è una cosa che non m'invoglia. Oh, intendiamoci, l'account ce l'ho… sia mai che non mi creavo l'account su Twitter, solo che non ho voglia di capire come funziona, beata pigrizia, ahahah!!!

  13. alex321 ha detto:

    Eh sì cara, la sera si deve pur fare qualcosa…….
    Allora ad aprile, mi feci le API di Facebook, ed ora quelle di Twitter 🙂

  14. minpepp ha detto:

    Leggere che "ti fai le API di Facebook e di Twitter" mi fa tornare in mente la barzelletta del passerottino che va alla scoperta del mondo… vabbé, scusa l'ignoranza, API è un acronimo che sta per…

  15. alex321 ha detto:

    Eh, è una cosa brutta…
    (Application Programming Interface)
    😉

  16. macca ha detto:

    Ci sono, anche su "Twitter".
    Fa il bravo, eh?

    Dan

  17. alex321 ha detto:

    Io faccio sempre il bravo, anche se la gente non ci crede 🙂

  18. alex321 ha detto:

    Io faccio sempre il bravo, anche se la gente non ci crede 🙂

  19. orematt ha detto:

    molto interessante anche perchè ero rimasto a Ig nobel , permettimi di di fare un a piccola disgressione ed un appunto sul commento sul mio post sul nucleare ,il referendum dovrebbe essere fatto ma non sull'ondata emozionale ma su un più ampio parco di notizie ,ti rammento che un solo laboratorio risonanza nucleare produce 100 grammi in diezi anni , ma sono più di uno e con loro ci sono gli istituti di radiologia. Anche se non sono le stesse quantità di una sola centrele il problema rimane .ciao.

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