.: Sulle tracce di Colombo :.


Diversi sono stati i motivi e le circostanze che hanno spinto Colombo ad intraprendere il suo fortunato viaggio verso le “Indie”. O meglio, quelle che credeva fossero le Indie, ma quel che sto facendo ora è il mettere in evidenza il ruolo svolto dall’Astronomia nella grande avventura del navigatore.

Le misure di longitudine dei luoghi conosciuti fin dall’antichità sono state determinanti per stabilire l’estensione delle terre e, di conseguenza, la lunghezza di un eventuale viaggio di circumnavigazione lungo un parallelo, dalle coste occidentali dell’Europa a quelle delle Indie. Infatti, conoscendo la circonferenza della Terra e la differenza in longitudine tra due luoghi situati sull’Equatore, è immediato calcolare la distanza che li separa. Se invece i due luoghi di cui si cerca la distanza non sono sull’equatore ma sono sullo stesso parallelo, basta calcolare la lunghezza dell’arco di Equatore che ha per estremi due punti tra cui intercorra la stessa differenza di longitudine e moltiplicarla per il coseno della latitudine dei luoghi di cui si vuol conoscere la distanza.
 

L’impresa di Colombo si basa su due madornali errori geografici (attribuibili alla radicata cultura del tempo): era diffusa opinione che la differenza in longitudine tra l’Europa e le Indie fosse di poco più di 50 gradi (contro i 160° di differenza reale), inoltre era errata la lunghezza in miglia di un arco sotteso da un grado di longitudine.
Gli astronomi arabi del IX secolo avevano misurato con notevole precisione la circonferenza della Terra (40.253 Km, valore reale 40.008,08 Km), ma tale misura fu espressa in miglia arabe. Di questo interessante argomento, già ho parlato qui anni fa.
Al mondo cristiano del XV secolo era nota una conversione del tutto errata dalle miglia arabe alle miglia europee, il che portò ad una valutazione della circonferenza della Terra di appena 30.000 Km.
A causa di tali errori, Colombo valutò in appena 6.500 miglia la distanza tra Europa e Indie (contro le circa 10.300 reali).
 

Gli strumenti astronomici che Colombo aveva a disposizione a bordo delle tre caravelle erano piuttosto rudimentali. Lo strumento principe della navigazione fu certamente la bussola, che per altro – almeno in due casi – si comportò in modo anomalo a causa della forte declinazione magnetica. La stella polare, che allora era più distante dal nord celeste di quanto non lo sia ora, gli servì egregiamente per mantenere costante la propria latitudine durante la navigazione. Le stelle servirono anche per segnare le ore a bordo.
Da terra, quando potè effettuare le osservazioni in maniera stabile, Colombo misurò la propria latitudine con notevole precisione: in Giamaica commise l’errore più alto, comunque inferiore al mezzo grado, sbagliando – di fatto – di circa 55 km!
Il tempo a bordo era misurato con una clessidra avente periodi di mezz’ora, il tempo – oltre a regolare la vita di bordo – era necessario a valutare lo spazio percorso in base a stime della velocità delle caravelle.
La longitudine era misurata mediante differenze orarie con l’Europa: Colombo aveva a disposizione un Almanacco con gli orari degli eventi astronomici calcolati da J. Muller da Konisberg..
 

Il 29 febbraio 1504, l’Almanacco di Konisberg prevedeva una eclisse di luna. Colombo, da buon furbacchione italiano, utilizzò la previsione del fenomeno per eliminare l’ostilità di alcuni gruppi di indigeni ed annotò fedelmente l’orario della fine dell’eclisse. Dal confronto di tale orario e di quello riportato da Konisberg sull’Almanacco (relativo all’ora di Norimberga) Colombo calcolò in ore la longitudine della Giamaica. Lui stesso descrive nel Libro de las profecias il risultato:
 

Il giovedì 29 febbraio 1504, essendo io alle Indie nell’isola di Giamaica nel porto chiamato Santa Gloria, vi fu un’eclisse di luna, e poichè il suo inizio ebbe luogo prima che il sole tramontasse, potei osservarne soltanto la fine, allorchè la luna era appena tornata alla sua luce, e ciò fu sicuramente due ore e mezzo dopo che la notte era caduta, cinque clessidre con certezza.
 

Sapendo, sulla base dell’Almanacco di Konisberg, l’ora di osservazione dell’eclisse a Norimberga, Colombo deduce che:
 

…la differenza fra il centro dell’isola di Giamaica nelle Indie e Cadice in Spagna è di sette ore e quindici minuti, cioè a Cadice il sole tramonta sette ore e quindici minuti prima che in Giamaica.
 

In questo modo Colombo misura in 105° 15′ la differenza di longitudine.
In realtà la differenza oraria è di quattro ore e tre quarti, corrispondenti ad una differenza di longitudine di 60° 45′; la misura di Colombo appare quindi grossolanamente errata. Come mai? In molti si sono cimentati a spiegare questo errore. Molto probabilmente l’equivoco sorge dal fatto che l’orario segnato sull’Almanacco di Konisberg si riferiva all’inizio dell’eclisse, mentre il navigatore presume erroneamente che i dati valgano per il momento centrale dell’eclisse.
Non si può tuttavia escludere, nè storicamente nè politicamente, una certa malizia da parte di Colombo, che aveva tutto l’interesse a mostrare di essere giunto veramente alle Indie e non in una località intermedia. 😉

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