.: Joint Endeavor 2009. Provocazione o esercitazione? :.

Se domani la NATO dovesse fare un’esercitazione militare congiunta a Capo Teulada, sicuramente non ce ne meraviglieremmo. Magari molti di noi sarebbero contrari, ci sarebbe qualche manifestazione pacifista e antimilitarista, ma la cosa non può meravigliarci di certo: l’Italia è un Paese membro della NATO, tra l’altro membro fondatore. Stessa cosa vale se l’esercitazione si tenesse sulle scogliere di Dover, o in Florida.
Eppure, quest’anno, per la prima volta nella sua storia, la NATO terrà le proprie esercitazioni militari in un Paese che non fa parte dell’Alleanza. Non solo, sarà nel territorio di un’amministrazione locale di un Paese composto in prevalenza da popolazione omogenea a quella del Paese in cui, per la prima volta, la NATO, in barba al suo stesso statuto che ne prevede la natura difensiva, ha portato una guerra di aggressione.

Infatti, non solo l’esercitazione del 2009 si terrà in Bosnia Erzegovina (dal 4 al 17 settembre prossimo), ma in particolare le manovre si svolgeranno sul monte Kozara, vicino a Banja Luka, centro amministrativo della Repubblica Srpska, la comunità amministrativa dei serbi bosniaci. Alle esercitazioni parteciperanno più di cinquecento militari di sedici paesi NATO.
 

Con l’avvicinarsi dell’inizio delle manovre, chiamate Joint Endeavor 2009, in Bosnia Erzegovina si moltiplicano le polemiche, fioriscono le teorie di complotto, si discute sui giornali e in TV se le manovre saranno positive o negative per lo Stato e la situazione politico-economica.
Ovviamente, la maggior parte dei serbo-bosniaci sono contrari alle manovre. L’Alleanza Atlantica è vista ancora come un nemico, quello che durante la guerra, dopo la firma di un trattato che ne prevedeva la neutralità, ha bombardato le posizioni dei serbi, favorendo i loro avversari, ma soprattutto la NATO è vista come quella che nel 1999, per tre mesi, durante la crisi in Kosovo, ha bombardato la “madre Serbia”.

Fa nulla se quella “madre Serbia”, quasi quattro anni prima, aveva deciso di chiudere le frontiere con la Repubblica Srpska, e di isolarla per tentare di far smettere una volta per tutte la guerra in Bosnia. Fa nulla perchè si sa, la gente ha poca memoria, oppure non studia. Lì, in Repubblica Srpska. Figuriamoci da noi.
Resta senza dubbio un delicato problema di natura diplomatica, ovviamente taciuto e aggirato, ma soprattutto geopolitica: perchè diavolo proprio nei Balcani?
I politici, i media e vari analisti in Republica Srpska e nella vicina Serbia sostengono che le manovre hanno un obiettivo nascosto: la NATO vuole impadronirsi dei sistemi di sicurezza della Repubblica (molto plausibile secondo la valutazione di chi scrive) e localizzare i depositi di armi (altrettanto plausibile). Alcuni sostengono che il tutto è una messa in scena per facilitare la cattura e destituzione dell’attuale premier della Repubblica, Milorad Dodik (molto poco plausibile, e praticamente sconfina nella fantapolitica, che nei Balcani va ancora oggi di moda).
Questo a livello politico. E a livello popolare?
 

I bosgnacchi e i croati bosniaci sono più favorevoli o perlomeno non sono contrari alle manovre. Forse dire “favorevole” è esagerato, diciamo
che si astengono. Fa eccezione la vecchia generazione, quella cresciuta quando la Yugoslavia era un paese leader del movimento dei paesi non
allineati
. Loro guardano alle esercitazioni della NATO con notevole scetticismo. Per decenni, infatti, la ex Yugoslavia si era preparata e
armata per difendersi da un eventuale attacco sia della NATO che del Patto di Varsavia. A dire il vero più per difendersi dal Patto di
Varsavia, ma anche questo la gente con scarsa memoria l’ha dimenticato, o non l’ha studiato. Ed oggi, soprattutto qui da noi in Italia, si crede
ancora che la Yugoslavia sia stata un Paese del blocco sovietico, ignorando che la missilistica di Belgrado era puntata verso Mosca, che il governo riceveva finanziamenti occidentali, che Stalin ha provato almeno 4 volte a far assassinare Tito, che in caso di terza guerra mondiale di tipo convenzionale il piano di offensiva della NATO era di penetrare in Ungheria proprio attraverso la Yugoslavia, e c’era il consenso del governo di Belgrado.
Ma tutto questo appartiene al passato. Veniamo al presente.
Perchè dietro la manovra NATO (ed i fattori geopolitici dietro le quinte sono ben noti….), a livello locale è sorto un bel dibattito (con molta
partecipazione dei cittadini, quindi non solo a livello dei partiti politici) che che riguarda il futuro del Paese.
Da una parte ci sono quelli che tifano per la piena adesione della Bosnia Erzegovina all’Alleanza Atlantica e all’Unione Europea. Ci credono, e sperano che l’integrazione nella NATO e nell’UE salverà la Bosnia Erzegovina in quanto Paese unito.
Senza che ci giriamo attorno, è un qualcosa di estremamente prematuro. Chi ci crede lo fa per fede politica, ed evidentemente non tanto per realismo…

Chi conosce appena un po’ quei territori sa benissimo quanto non si tratti di un Paese unito, anzi… E’ palpabile quanto il rischio di
disgregazione sia attuale. Probabilmente, per l’idea che mi sono fatto da 15 anni a questa parte, la via migliore sarebbe l’integrazione
nell’Unione Europea, e personalmente sono convinto che sia la cosa migliore ma a patto che ci entri anche la Serbia (che è Europa a pieno titolo, storicamente, culturalmente e tutto il resto, e solo per motivi politici ne viene tenuta fuori). Qualcuno potrebbe obiettare: è la Croazia? Vale lo stesso
discorso fatto per la Serbia: la Slovenia ha posto il veto a Bruxelles, non la vuole in Europa. Il perchè l’ho raccontato già in un recente post.
L’idea di entrare in UE è sostenuta da una parte dei croati bosniaci e in misura maggiore dai bosgnacchi, nonostante qui da noi in Italia si sia raccontata spesso la balla disinformante che i bosgnacchi non vogliono entrare in Europa (fu una balla targata Lega Nord, se non sbaglio Calderoli, ma la memoria potrebbe ingannarmi, e se qualcuno proprio vuol saperlo c’è google).
Comunque, secondo un recente sondaggio, una percentuale altissima di bosgnacchi (tra il 60 e l’80%) sono favorevoli all’integrazione europea.
 

Qui viene un po’ da pensare. E da riflettere. Perchè durante la guerra i bosgnacchi sono stati vittime (15 anni fa) sia del nazionalismo serbo (Sarajevo, Tuzla) che di quello croato (Mostar). E nonostante questo insistono sull’idea di una Bosnia Erzegovina unita, con serbi, croati, e bosgnacchi, senza fratture. Noi invece non abbiamo ancora sanato le nostre fratture interne dei tempi della Resistenza (64 anni fa), e non abbiamo risolto quelle comparse con l’Unità d’Italia (148 anni fa). Notevole, no?
Ovviamente non è tutto oro quel che luccica… quindi c’è da considerare che non per tutti quei “favorevoli” ci sia alla base la pacificazione nazionale, il perdono, la volontà di unità del Paese… Per loro l’alternativa è una divisione del Paese stesso, che gli lascerebbe una piccola area, chiusa,
attorno a Sarajevo, circondata ed esposta alle pretese territoriali dei nazionalisti della vicina Serbia e Croazia… Per cui, se tanto mi da tanto…
 

Invece, in Repubblica Srpska, i serbi bosniaci, a partire dal primo ministro Milorad Dodik, cercano di ostacolare o rimandare l’integrazione europea. Come mai? Beh, sperano davvero che il Paese si fratturi, e che prima o poi riusciranno a unirsi alla Serbia. Non hanno fatto i conti con Boris Tadic, presidente Serbo, che non è che proprio muoia dalla voglia di averli nel proprio Paese e di fare un’unificazione vista di buon occhio solo da una parte del suo elettorato… Soprattutto, Tadic sa benissimo che certe sacche di estremismo di destra (di stampo cetniko, espansionista e isolazionista) presenti in forze in Repubblica Srpska non andrebbero certo ad arricchire l’elettorato dei partiti democratici.
Intanto la posizione politica del governo della Repubblica è fin troppo chiara: in vista prossime esercitazioni in Bosnia Erzegovina, Milorad Dodik ha dichiarato che “nonostante i nostri rapporti storici con la NATO, malgrado l’Alleanza abbia bombardato la Republika Srpska con bombe all’uranio impoverito, non ostacoleremo l’adesione della Bosnia Erzegovina alla NATO.”
Diplomazia. Di facciata.
 

E in tutto questo l’Europa che fa? L’ho già raccontato nel mio vecchio post che ho già citato, che per la cronaca è questo. L’Europa se ne fotte, ed affoga nei suoi stessi litigi interni (la Grecia non vuole che entri la Macedonia, la Slovenia non vuole che entri la Croazia, l’Olanda non vuole tra i
piedi la Serbia… peggio che gli scontri tra tifoserie ai mondiali di calcio…). Ce l’hanno fatto notare anche dagli USA: James Lyon, analista dell’International Crisis Group, ha scritto sull’International Herald Tribune che “l’Europa ha lasciato la Bosnia Erzegovina a se stessa”.
Un bel lavarsene le mani. Soprattutto da parte dell’Italia e degli italiani, tranne ovviamente quando si tratta di “importare” giovani donne slave da avviare sotto sfruttamento ad una certa professione… allora sì, che tutti si ricordano dell’importanza economica e… ehm… geopolitica dei Balcani.
 

Intanto, tra qualche giorno le truppe della NATO inizieranno a manovrare sui monti attorno a Banja Luka. Non in casa loro. Nessuno che abbia fatto notare l’incongruenza. Nessuno che ha fatto notare che manovrare giusto lì alza la tensione nell’intera regione. Nessuno che ha fatto notare che si tratta di una provocazione.
 

Per chi voglia approfondire gli aspetti legati alla NATO, quelli attuali e non certo quelli storici dei tempi della guerra fredda, anche dal punto di vista del diritto internazionale, oltre che da quello tecnico e – ahimè – economico (spendiamo molto ogni anno….), consiglio il dossier, un po’ datato ma consolidato e sempre attuale, presente su Altrenotizie (in PDF).

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6 risposte a .: Joint Endeavor 2009. Provocazione o esercitazione? :.

  1. iNessuno ha detto:

    Su questi accadimenti i media nazionali tacciono.

  2. iNessuno ha detto:

    Su questi accadimenti i media nazionali tacciono.

  3. lorypersempre ha detto:

    Ovvio che tacciano.
    Così come alla fine ha taciuto il (prossimo riciclato) Presidente della Commissione europea, malamente bacchettato dal CavOliere sulla questione immigrazione.
    Silvio, pensaci tu 😦
    Leela

  4. lorypersempre ha detto:

    Ovvio che tacciano.
    Così come alla fine ha taciuto il (prossimo riciclato) Presidente della Commissione europea, malamente bacchettato dal CavOliere sulla questione immigrazione.
    Silvio, pensaci tu 😦
    Leela

  5. Galdo ha detto:

    Ponzio Pilato docet

  6. Galdo ha detto:

    Ponzio Pilato docet

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