.: Lea Cianciulli :.

Lea Cianciulli si chiamava in realtà Leonarda Cianciulli,
Lea era solo un diminutivo.
Nacque in un piccolo paese (all’epoca piccolo) dell’Irpinia: a
Montella, il 14 novembre 1893, oltre un secolo fa.
Ma la piccola Leonarda non ebbe affatto un adolescenza felice…
anzi…
Come racconta lei stessa:
“Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a
salvarmi e l’altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le
dispiaceva di rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del
suo busto, sempre con l’intenzione di morire e mangiai dei cocci
di vetro: non accadde nulla.”
 

Insomma, quando è la mamma che ti viene a dire: “Mi dispiace di
rivederti viva”… la soluzione quale è? All’epoca, ai primi del
‘900, era una sola: sposarsi al più presto possibile, in modo da
abbandonare la casa familiare. Questione di sopravvivenza.
Così, nella tarda adolescenza, il carattere di Leonarda divenne
molto estroverso. Le amiche la consideravano una persona intelligente,
ma… “un poco eccentrica”. Lei dal canto suo si vantava con le
amiche delle proprie precoci esperienze sessuali.
 

Nel 1914, all’età di 21 anni, sposa Raffaele Pansardi, impiegato del
catasto, in aperto contrasto con i familiari che non gradivano quel
matrimonio! Ma Leonarda voleva e doveva scappare da quella casa ad
ogni costo…
Pensate che la madre maledisse la figlia alla vigilia delle nozze
e troncò ogni rapporto con lei, un fatto questo che segnò profondamente
la personalità di Leonarda.
 

La giovane coppia va a vivere a Lauria, in provincia di Potenza,
lontana da Montella e da quella famiglia che l’aveva maledetta. Gli anni
passano, e tutto fila liscio, è forse il periodo di maggiore serenità
per lei, ma ovviamente i guai sono sempre dietro l’angolo, e infatti…
 

Il 23 luglio del 1930, il

terremoto del Vulture
distrusse la loro casa, e per poco non si prese
anche le loro vite.
I due lasciano Lauria, e vanno a vivere a Correggio, in
provincia di Reggio Emilia.
 

Ma una volta a Correggio, le cose iniziano a girare male. Molto male.
Raffaele perde il lavoro, non ne trova un altro. In breve tempo mostra
di non avere intenzione di lavorare, ed il loro rapporto va a rotoli,
completamente. Leonarda e Raffaele si separano. Per sempre. Anzi,
le tracce di Raffaele spariscono, di lui non si sa più nulla.
Leonarda invece vive in un appartamento al numero 11a di via Cavour
a Correggio, e non si perde d’animo: avvia un piccolo commercio di
abiti usati, si presta a fare la sensale di matrimoni e, parallelamente,
a offrire servizi di cartomanzia e astrologia alle amiche più care.
Già, perchè Leonarda nel frattempo, ha anche avuto dei figli da
Raffaele. Anzi, questo è un punto fondamentale per la nostra storia.
 

Dall’inizio del matrimonio, Leonarda ha 17 gravidanze che si risolvono
in 3 parti prematuri, 10 figli morti in tenera età e 4 sopravvissuti:
questi diventano per Leonarda un bene da difendere a qualsiasi prezzo,
specie ricordando la profezia di una zingara che le aveva predetto
il futuro: Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi.
Vedo nella tua mano destra il carcere, nella sinistra il manicomio
.
Per la serie, ti faccio le profezie… ma te le faccio per bene.
 

Nel 1939 scoppia la Seconda guerra mondiale. E Leonarda vede un pericolo,
quello dell’avveramento della profezia. Non per i suoi giovani figli,
Bernardo e Biagio, che frequentano il ginnasio, non per l’unica figlia,
Norma, all’asilo delle suore, ma il problema è Giuseppe, studente di
medicina all’Università di Milano, che è ormai dell’età giusta per
essere chiamato al fronte.
Leonarda cade preda dello sconforto, si ammala – probabilmente – di
depressione, e la cosa si aggrava in breve tempo, fino alla follia.
Fatalmente, la sua follia la porta verso l’avverarsi della
profezia della zingara, infatti Lea prende una drastica decisione:
fare sacrifici umani in cambio della vita del figlio, e non solo:
annota tutto fedelmente sul suo diario, infatti si legge nelle
sue memorie:
 
“Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte
sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l’altra dalla
terra nera… per questo ho studiato magia, ho letto i libri che
parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo:
volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli.”
 

Nel suo paese, Correggio, intanto Leonarda è benvoluta e stimata,
considerata una madre esemplare. Frequenta molta gente, cui offre
i deliziosi dolci che ama cucinare e in particolare tre amiche, tutte
donne sole e non più giovani, accomunate dal non gradire molto la vita che si faceva a Correggio, tutte con la voglia di andare via.
Approfittando di questo loro desiderio, Leonarda, ormai diventata
piuttosto famosa come fattucchiera locale, decide di……
 

La più anziana delle sue vittime è Faustina Setti, una donna
di 70 anni semianalfabeta ma inguaribilmente romantica, che viene attirata
da Leonarda con l’assicurazione di averle trovato un marito a Pola, in Istria.
Leonarda convince la donna a non parlare a nessuno della novità per
evitare invidie e maldicenze; il giorno della partenza Faustina si reca
a casa dell’amica per farsi dare le ultime istruzioni e per farsi dettare
da Leonarda una lettera da spedire alle amiche appena giunta a Pola, nonché
per firmare a Leonarda una delega per gestire i suoi beni

Ma il viaggio di Faustina è destinato a non cominciare mai: Leonarda
infatti uccide la sua anziana amica a colpi di ascia, trascina il corpo
in uno stanzino e lo seziona in nove parti, raccogliendo il sangue in
un catino.
Come lei stessa scriverà in un diario redatto in carcere:
“Gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda
caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto
finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la
quale riempii alcuni secchi e che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al
sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno
lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova,
oltre a un poco di margarina
, impastando il tutto. Feci una grande
quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in
visita
, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io.”
Niente male, la Signora Leonarda, eh?
Siamo nel 1940, quindi parliamo di una signora distinta di 47 anni, che
fa gli oroscopi… ma poi…
 

Francesca Soavi faceva l’insegnante d’asilo, ma aveva perso il lavoro.
Leonarda le aveva promesso un lavoro al collegio femminile di Piacenza, così il
5 settembre 1940 anche Francesca cade nella trappola: per non destare sospetti,
Leonarda la convince a scrivere delle cartoline ai familiari per scusarsi
dell’assenza e a spedirle da Correggio per evitare di far conoscere la sua
destinazione, almeno fino a quando non sarà sicura di aver ottenuto il posto.
Il copione si ripete: dopo averla uccisa, Leonarda ruba i pochi soldi della
vittima e, con la delega che Francesca le aveva firmato prima di morire,
si fa carico di vendere tutte le sue cose e si tiene la somma guadagnata.

Il figlio Giuseppe va a Piacenza a spedire le lettere della vittima.
Leonarda però non sa, e nonostante faccia la cartomante non può ancora sapere,
che Francesca non ha mantenuto la promessa di tenere la bocca chiusa
sul suo imminente trasferimento: una vicina di casa, infatti, è a conoscenza
della destinazione della sua vecchia amica, ma non si fa avanti e la vicenda
viene dimenticata.
Peccato, perchè…
 

La terza vittima è un’ex cantante lirica di discreto successo, la
cinquantanovenne Virginia Cacioppo. Leonarda attira la sua curiosità offrendole
un impiego a Firenze come segretaria di un misterioso impresario teatrale, e
contemporaneamente la stuzzica ventilando l’ipotesi di una possibile
scrittura, in futuro, per una nuova parte. Si rinnova la preghiera di non
dire niente a nessuno, ma ancora una volta la promessa viene infranta: Virginia
scrive della sua imminente avventura ad una sua cognata di Napoli, Albertina
Fanti, e le comunica tutti i dettagli.
Così, il 30 novembre 1940 anche Virginia finisce nella pentola di
Leonarda, che scrive nel suo diario:
“Finì nel pentolone, come le altre due; la sua carne era grassa e bianca,
quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una
lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose accettabili. Le
diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna
era veramente dolce.”
 

Ma Virginia aveva scritto, prima di morire, alla sua cognata di Napoli,
e così…
Non ricevendo più notizie della cognata, Albertina Fanti si insospettisce
e, giunta a Correggio, comincia a sollevare un casino, rivolgendosi alla
questura, e unendosi alle amiche delle altre due donne scomparse: esse
denunciano le sparizioni al questore di Reggio Emilia, il commissario Serrao,
il quale fa un’indagine bancaria, e scopre le grosse somme di denaro che
sono finite di recente sul conto di Leonarda Cianciulli.

Segue, ovviamente, una perquisizione da parte della polizia nella casa di
Leonarda. Altrettanto ovviamente, i cadaveri non si trovano, ma…
…vengono trovati i gioielli dell’ultima vittima.
Messa davanti al fatto, Leonarda non tenta nessuna difesa: rilascia subito
una confessione integrale. Subito dopo succede il casino. La guerra,
l’armistizio, la Resistenza, gli americani e tutto il resto della Storia
recente d’Italia che ben conosciamo.
Infatti, solo nel 1946 a Reggio Emilia si apre il processo.
 

Durante il dibattimento emerge un interessante contrasto: mentre l’accusa
sostiene infatti che la Cianciulli ha agito per pura avidità nei confronti
del denaro delle sue tre vittime, Leonarda si intestardisce a motivare i
suoi omicidi come un tributo di sangue alla memoria della madre morta, che
le era comparsa in sogno ed aveva promesso di prendersi le vite dei suoi
figli se lei non avesse versato sangue fresco in cambio di quello delle sue
creature…
La corte ventila anche l’ipotesi di un coinvolgimento del figlio maggiore,
Giuseppe Pansardi, parendo impossibile agli avvocati che una donna piccola
e minuta come lei avesse potuto da sola saponificare i corpi delle
sue vittime in così poco tempo: a questa insinuazione Leonarda s’infuria,
e in mezzo all’aula grida che il figlio non sa nulla di tutta la vicenda e
che la colpa è tutta sua ed è pronta a darne dimostrazione. La leggenda
narra che, qualche giorno dopo la sua affermazione, essa sarebbe stata
portata in un obitorio di nascosto per provare le sue parole e, con
l’aiuto di seghe e coltelli, sarebbe riuscita a smembrare un cadavere
in solo dodici minuti.
 

La svolta, al processo, avviene però solo con la perizia del professor
Filippo Saporito, docente all’università di Roma e direttore del manicomio
criminale di Aversa
: Il professore riesce a convincere la giuria
della seminfermità mentale dell’imputata. In tal modo, Leonarda Cianciulli
viene giudicata colpevole dei tre omicidi, delle rapine ad essi
seguite e della distruzione dei cadaveri, e condannata a trent’anni di
reclusione e al ricovero per almeno tre anni in un manicomio criminale.
Ma Leonarda non sconterà tutti e 30 anni di pena. Rinchiusa nel manicomio
di Pozzuoli, il 15 ottobre 1970 muore, all’età di 78 anni, per apoplessia
cerebrale. Una suora del carcere la ricorda in questo modo:
“Malgrado gli scarsi mezzi di cui disponevamo preparava dolci gustosissimi
che nessuna detenuta però, si azzardava a mangiare. Credevano che contenessero
qualche sostanza magica.”

 

Come al solito, dopo la morte arriva la leggenda.

Il martello, il seghetto, il coltello da cucina, le scuri, la mannaia e il
treppiede usati per compiere i tre omicidi sono conservati dal 1949 al
Museo Criminologico a Roma.
La tradizione locale di Correggio racconta che uno dei motivi che
insospettirono la cittadinanza riguardo alla saponificatrice era il camino
della sua casa che, inspiegabilmente, emetteva fumo per molte ore anche
d’estate.
Nel 1977, Mauro Bolognini ha fatto il film Gran Bollito, ispirato a
Leonarda.
Sono dedicate a lei anche lo spettacolo teatrale Amore e Magia nella
Cucina di Mamma
di Lina Wertmuller, il racconto La Cianciulli e l’Ermellina,
nella raccolta Fuori e dentro il Borgo di Luciano Ligabue, la
canzone Cianciulli! della band heavy metal AFA, la
canzone Soap opera del gruppo Offlaga Disco Pax.
 

Un lavoro biografico ed analitico di tutto rispetto è a partire da pag. 487
del libro Assassine. Quattro secoli di delitti al femminile., scritto
da Cinzia Tani, Ed. Mondadori, 1998
 

Per approfondire in rete:
Occhirosso.it
La Tela Nera – Dossier Killers
SerialKillers.it

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10 risposte a .: Lea Cianciulli :.

  1. fdf ha detto:

    ma dove lo trovi il tempo per scrivere cosi’ tanto????

    un abbraccio 😉

  2. alex321 ha detto:

    Evidentemente la notte non si dorme….

  3. MissPansy ha detto:

    Bello bello 🙂
    A me il particolare del camino mi ha ricordato il più recente Sweeney Todd

  4. lascalanelbuio ha detto:

    ahahahahahhah! ma lo sai dove vive adesso la vecchia Suspy????

    A CORREGGIO!!!
    Vecchine tremate, le saponificatrici son tornate!

  5. alex321 ha detto:

    La vecchia Suspy ha lasciato Bari???
    Oddio, crolla un mito!!!

  6. Sydbarrett76 ha detto:

    infatti la cosa a cui ho pensato pure io quando ho sentito del trasferimento a Correggio è stata proprio la saponificatrice 🙂

  7. lascalanelbuio ha detto:

    Pensa che il resto del mondo pensa come prima cosa a Ligabue! 😛

  8. alex321 ha detto:

    Ah… non io 🙂

  9. lascalanelbuio ha detto:

    ihihihih…immaginavo! 😛
    Cmq sto buco di culo della pianura padana fa cagare, ce credo che quella si era messa a fare saponette! Potrete usare questa mia frase come attenuante quando verrete a testimoniare a mio favore.

  10. Sydbarrett76 ha detto:

    il “resto del mondo” non ha un minimo di classe

    SONO SOLO SAPONETTE, NON METTETECI ALLE STRETTE 🙂

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