.: Fine agosto. Una storia di 120 anni fa :.

Mary Ann Nichols camminava un po’ malferma lungo la stradina di Buck’s Row.
Aveva
bevuto, erano quasi le tre di notte, di una notte fredda e piovosa, nella parte
più umida della periferia di Londra. Ma ricordava bene, Mary Ann, che giorno era:
da qualche ora, passata la mezzanotte, era il 31 agosto 1888.
 

L’alcolismo era stata la sua dannazione, la sua rovina. L’essere alcolizzata
aveva rovinato tutta la sua vita, il suo matrimonio, i rapporti con il suo ex
marito ed i suoi cinque figli, ed ora, a 43 anni, come in un romanzo (all’epoca
il cinema non c’era ancora, quindi non poteva farlo “come in un film”),
ripassò la sua vita.
Lei, Mary Ann Nichols, ma che tutti chiamavano amichevolmente Polly,
era venuta al mondo lì, a Londra, il 22 agosto 1845. Aveva avuto una
infanzia normale, senza prevedere lo sfacelo e la degenerazione che la sua
vita avrebbe poi imboccato dopo. All’epoca non si chiamava neanche
Mary Ann Nichols, all’epoca era Mary Ann Walker, era questo il suo cognome
natale. Sarebbe diventata Mary Ann Nichols all’età di 22 anni, quando aveva
sposato William Nichols.
Polly era alta all’incirca un metro e sessanta, aveva capelli castani tendenti
al grigio, occhi scuri, così come il colorito. Le mancavano dei denti, ma il
suo viso era descritto come piccolo e delicato. Nonostante fosse alcolizzata,
la sua amica ed ex-coinquilina Emily Holland la ricordò come “molto pulita
e riservata”.
Polly ebbe 5 figli da William, ma verso il 1880 qualcosa iniziò ad andare
male. Colpa dell’alcol, diceva lei stessa, senza tuttavia smettere di bere
smodatamente. Di avvertimenti ne aveva avuti. Tipo quando suo figlio
Edward John, il più grande dei 5, a 14 anni era andato via di casa, era
andato ad abitare dai nonni, perchè già non ce la faceva più.
E gli attriti con il marito aumentavano. Lui tornava a casa dal lavoro, la
sera, e la trovava ubriaca e litigiosa. E con il passare del tempo,
aumentavano i litigi. Finchè lei non iniziò a smettere di farsi trovare
a casa la sera, e occorreva andare a ripescarla in qualche pub, dove sedeva o vagava ubriaca.
No, a causa dell’alcol il suo non era stato un matrimonio felice. Eppure…
era durato 24 anni… Ora Edward John aveva 22 anni, poi il secondo figlio,
Percy George ne aveva 20, poi c’erano Alice Esther di 18 anni, Eliza Sarah
che di anni ne aveva solo 11, e poi l’ultimo figlio, quello che si era
goduta di meno: Henry Alfred, che ora aveva nove anni.
24 anni di matrimonio, mandati in frantumi per cosa? Per la birra, per il
wiskhy, ma anche per quella cameriera….
 

Immaginiamo di veder dissolversi la scena e, in una casa poco distante,
materializzarsi l’ex marito, William Nichols, seduto in una stanza
poco illuminata, una stanza di una casa da operaio, non certo da nobile o
da londinese altolocato.
E William ci racconta: “Io ho amato davvero Polly, e la storia della
cameriera non è come l’ha raccontata il padre di Polly. Innanzitutto
in questi 24 anni ci siamo separati 5 o 6 volte, e sempre per l’alcol. Era
impossibile tirarla fuori da questo maledetto vizio: ci ricadeva sempre. Sia chiaro, qui in
questo Regno Unito di fine ‘800, tutti siamo dei buoni bevitori, ma un
conto è farsi due birre, e magari stare sbronzi nei fine settimana, un
altro è stare sbronzi tutti i giorni… con 5 figli in casa. Poi, la storia della cameriera…
Polly mi ha abbandonato definitivamente nel 1881, quando io per caso
avevo scoperto che aveva iniziato a prostituirsi per pagarsi il whisky
e le birre. Certo, non l’avrei perdonata per questo, ma prima che la
cacciassi via io, se ne andò lei. Edward Walker, suo padre, mi ha accusato
di aver avuto una relazione con la cameriera, quella che avevo assunto
per accudire Polly durante la sua ultima gravidanza. Io ho avuto questa
relazione, ma solo dopo l’abbandono di Polly, e accusavo lei di aver
lasciato me e i bambini. Capisco che il padre di lei preferisca dire
che si tratta di una mia infedeltà… fatto sta che anche lui, intriso
della morale inglese del 1888, dopo la separazione non ha riaccolto in
casa sua figlia, prostituta e alcolizzata. Così, ora non so Mary Ann
dove sia, e dove passi le notti.”
 

La Gran Bretagna del 1888 non solo era di un moralismo soffocante,
ma soprattutto non era uno Stato di diritto, o contraddistinta
da un welfare in senso moderno del termine.
Così, Polly si era ritrovata in strada, senza assistenza, con una
seria dipendenza fisica e psicologica dall’assunzione di alcol,
e con la prostituzione come unica via possibile.
 

Polly cominciò a girare da una casa di lavoro all’altra, facendosi spesso
ricoverare nelle rispettive infermerie, sempre per ubriachezza, spesso
anche molesta. E William non le inviava certo soldi. L’ultima volta che i
due si videro fu nel 1885. Da quel giorno, Polly non fu altro che una
donna quarantenne alcolizzata, che vagava per le strade in cerca di soldi.
Nel 1887, la polizia la trovò buttata per strada a dormire: riconosciuta
in stato di indigenza, fu mandata in un’altra casa di lavoro.
Un anno dopo Polly fu assunta dalla famiglia Cowdry in veste di cameriera. Samuel
e Sarah Cowdry, sulla sessantina, erano molto religiosi e rigorosamente astemi…
Due mesi dopo avrebbe rubato dei vestiti, perchè lo stipendio l’aveva speso
in alcool, e sarebbe scappata via.
 

Ma ora torniamo all’inizio della storia, a quel 31 agosto 1888.
Mary Ann Nichols preferiva ancora farsi chiamare con il cognome da sposata,
ed ora camminava sempre più malferma per Buck’s Row, nel quartiere di
Whitechapel, lo stesso in cui si prostituiva.
La serata era andata storta, in tutto e per tutto. Ed era ubriaca marcia,
tanto per cambiare.
Verso l’una di notte, l’avevano cacciata dalla cucina di una pensione
delle vicinanze perché non aveva i soldi per pagare un letto per la notte.
Polly aveva chiesto al guardiano di tenerle un letto, dal momento che stava
per andarsi a procurare dei soldi.
Quasi due ore dopo, la sua amica Emily Holland, anche lei prostituta nel
sobborgo di Whitechapel, la incontrò.
Emily: “Polly… che hai?”
Polly: “Il mondo gira un po’…”
Emily: “Sei molto ubriaca…”
Polly: “Ma no dai mica tanto…”
Emily: “Sì, sei molto ubriaca, cammini appoggiata al muro, e quando ti
stacchi barcolli…”
Polly: “Allora va normale…”
Emily: “Ma allora vai a dormire…”
Polly: “Non ancora, devo trovare i soldi…”
Emily: “Perchè..? Cosa hai fatto tutta sera?”
Polly: “Sono stata con tre clienti, mi hanno pagata tutti e tre…”
Emily: “Allora i soldi li hai…!”
Polly: “No. Li ho spesi…”
Emily: “Come li hai spesi?”
Polly: “Wishky. Tutto Wishky!”
Emily: “Ed ora?”
Polly: “Faccio un altro tentativo… poi vado a dormire”.
Emily: “Se il tentativo ti va male, o non ce la fai, vieni
a dormire nella mia camera. Ok?”
Polly: “Ok, ma prima provo. Ciao a dopo.”
 

Polly si allontana nel buio di Buck’s Row. Finchè non vede
dinanzi a se un uomo che la osserva. “Ecco il possibile cliente”,
si disse e, cercando di nascondere il fatto che barcollasse, si
appoggiò con la schiena al muro, sfoggiando il meglio del
suo sorriso con qualche dente mancante.
L’uomo aveva una bombetta sulla testa, ed una valigetta nella mano. Si accostò a lei, e poi…
 


Charles Cross ricordava bene di aver appena guardato l’orologio
che portava nel taschino: erano le 3.40 del mattino, quando il suo
amico Robert Paul, che passeggiava accanto a lui, gli fece notare il
corpo della donna accanto al muro. Erano incerti sulla sua morte
effettiva, in quanto il corpo era ancora caldo. I due non persero
tempo, e corsero in giro a cercare un poliziotto.
Trovarono l’agente Neil che, accortosi dello scempio fatto sul
corpo della donna, chiamò immediatamente il medico legale, il
dottor Llewellyn. Il dottore confermò che la morte della donna era
avvenuta solo pochi minuti prima, e ritenne di non avere dubbi
sul fatto che fosse morta proprio lì. Il suo cadavere venne identificato
prima da Emily Holland, che tenne a precisare di aver visto Polly
“molto ubriaca e barcollante a ridosso del muro”, e successivamente
dall’ex marito.
 

Dottor Llewellyn: “Agente Neil, prenda nota.”
Neil: “Dica dottore, sono pronto a scrivere.”
Llewellyn: “Partiamo dai preliminari, scriva…”
Neil: “Si.”
Llewellyn: “Al momento della morte, la donna indossa:
cuffietta di paglia nera guarnita di velluto nero,
soprabito rosso-mattone, abito marrone, stoffa per il torace
di flanella bianca, calze di lana nera a coste,
sottoveste di lana grigia, sottoveste di flanella,
tasche di flanella, stivali da uomo con la punta di ferro. Scritto?”
Neil: “Sì, dottore.”
Llewellyn: “Allora proseguiamo. La donna ha con se: pettine,
fazzoletto da tasca bianco, frammento di specchio”.
Neil: “Scritto.”
Llewellyn: “Passiamo ai rilievi. Scriva.
Il corpo è stato ritrovato sdraiato supino sul pavimento, in prossimità
del muro. Le gonne sono sollevate quasi all’altezza dello stomaco.
Polly ha il volto rivolto ad est; la sua mano sinistra tocca il cancello;
la sua cuffia giace vicino alla sua mano destra; la sua gola è tagliata
profondamente; i suoi occhi sono spalancati e vitrei; i tagli della gola
sanguinano; le braccia sono tiepide dai gomiti in su; le mani sono aperte.”
Neil: “Scritto.”
Llewellyn: “Può bastare. Il resto lo facciamo direttamente in obitorio”.
 

L’autopsia, riportata anche dai quotidiani del giorno dopo, racconta…
 

Mancavano cinque denti, e vi era una leggera lacerazione alla lingua. C’era una
contusione che andava dalla parte inferiore della mascella al lato destro del
viso. Quello avrebbe potuto essere causato da un pugno o dalla pressione di un
pollice. C’era un livido circolare sul lato sinistro del viso che avrebbe
potuto essere inflitto, anch’esso, dalla pressione delle dita. Sul lato sinistro
del collo, a circa 2,5 cm al di sotto della mascella, vi era un’incisione di
circa 10 cm di lunghezza, che cominciava dal punto immediatamente al di
sotto dell’orecchio. Dallo stesso lato, ma due centimetri sotto […], si
riscontrava un’incisione circolare, che finiva in un punto situato all’incirca
8 cm al di sotto della mascella destra. Quella incisione recide completamente
tutti i tessuti fino alle vertebre [nota: è uno squartamento che indica un
tentativo di decapitazione
]. I tagli devono essere stati causati da un
coltello a lama lunga, moderatamente affilato, e impiegato con grande violenza.
Non vi era traccia di sangue sul seno, né sul corpo o i vestiti. Non vi erano
ingiurie nel corpo fino a quasi la parte inferiore dell’addome. A sei
cm dal fianco sinistro vi era un taglio che lo attraversava in maniera
frastagliata. La ferita era molto profonda, e i tessuti erano stati tagliati. Vi
erano molte incisioni che attraversavano l’addome. C’erano altri tre o quattro
tagli simili che andavano verso il basso, sul lato destro, tutti causati da
un coltello che era stato usato violentemente e verso il basso. Le ferite
andavano da sinistra a destra e si sospetta che possano essere state
compiute da una persona mancina. Tutte le ferite sono state causate dallo
stesso strumento.
 

Successivamente, verrà effettuato un secondo esame autoptico, perchè ci
sono delle cose che non quadrano… Da questo secondo esame emergerà che:
la vittima presentava la gola tagliata fin quasi alla decapitazione (il
taglio intaccava le vertebre del collo) e tagli sul ventre dai quali
fuoriusciva l’intestino. Gli organi genitali presentavano gravissime
ferite da taglio, probabilmente inferte di punta. L’autopsia, studiando
il taglio alla gola, confermò che l’assassino era mancino, ma…
Il fatto che l’assassino fosse mancino, verrà poi smentito da tutti i
criminologi che hanno studiato il caso
.
I giornali dell’epoca, che riportavano ogni giorno articoli relativi a
donne accoltellate, bruciate vive, sfregiate e mutilate, diedero enorme
rilievo al caso definendolo “strano”.
 

Strano sì. A Londra, ma nessuno lo sapeva ancora, era iniziato quello che sarebbe passato alla storia come
l'”Autunno di terrore”
.
Ed anche Mary Ann Polly Nichols era morta senza sapere di essere
stata solo l’inizio, solo la prima vittima di quello che sarebbe diventato
in breve il più famoso e leggendario serial killer della
storia.
Nessuno poteva saperlo ancora, non si sapeva neanche che si trattava
di un serial killer, e neanche del fatto che ancora oggi, 120
anni dopo, non si sia scoperto chi fosse (cavoli! L’ha fatta franca!).
La svolta si ebbe il 23 settembre, quando Scotland Yard
mise in stato di fermo un uomo, sul quale gravavano alcuni vaghi indizi,
e soprattutto privo di alibi per la notte dell’omicidio di
Mary Ann Polly Nichols! La notizia del fermo fu divulgata, e
finì sui giornali. Ma c’è un piccolo problema: per un serial
killer
non c’è peggiore provocazione del leggere sui giornali che
la polizia ha preso l’assassino! Di conseguenza, il 25 dello stesso mese,
l’assassino, ma quello vero, non quello in stato di fermo, scrisse una
dettagliata lettera alla Central News Agency di Londra, il cui incipit
è diventato famosissimo:
 

Dear Boss,
I keep on hearing the police have caught me but they wont fix me just
yet. I have laughed when they look so clever and talk about
being on the right track.

 

L’originale della prima pagina della lettera sta
qua.
L’uomo concluse la lettera senza firmarsi (ovviamente) con il
suo vero nome, ma con il soprannome che aveva scelto per
se stesso: Jack lo Squartatore.
 

La sfida era iniziata. L’assassino avrebbe mandato altre lettere di
sfida alla polizia, condite da frasi del tipo: “prendetemi, se ci
riuscite”.
Per quanto riguarda tali lettere, suggerisco quel che dice
Wikipedia.

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10 risposte a .: Fine agosto. Una storia di 120 anni fa :.

  1. santamargherita ha detto:

    Rientro lunedì. un abbraccio
    Meg

  2. santamargherita ha detto:

    Rientro lunedì. un abbraccio
    Meg

  3. Capola ha detto:

    uffa però…ti avevo mandato una mail e mi ritornata indietro perché l’indirizzo non è più attivo…vabbuò, per ora un bacio.
    (bella storia, comunque..)

  4. Capola ha detto:

    uffa però…ti avevo mandato una mail e mi ritornata indietro perché l’indirizzo non è più attivo…vabbuò, per ora un bacio.
    (bella storia, comunque..)

  5. acuacheta ha detto:

    Sai che un paio di anni fa lessi un libro/inchiesta in cui si ricostruiva tutta la storia di jack lo squartatore… mi sembra fosse scritto dalla Cornwell… che da per certo il nome dell’assassino.
    Non so se sia davvero lui, ma la ricostruzione è degna di CSI.
    Un saluto di passaggio
    🙂

  6. acuacheta ha detto:

    Sai che un paio di anni fa lessi un libro/inchiesta in cui si ricostruiva tutta la storia di jack lo squartatore… mi sembra fosse scritto dalla Cornwell… che da per certo il nome dell’assassino.
    Non so se sia davvero lui, ma la ricostruzione è degna di CSI.
    Un saluto di passaggio
    🙂

  7. rigirandola ha detto:

    Caro-se posso chiamarti caro :D…-, i tuoi post sono sempre interessanti…
    Ti auguro buon inizio di settimana-per domattina, s’intende….-

  8. rigirandola ha detto:

    Caro-se posso chiamarti caro :D…-, i tuoi post sono sempre interessanti…
    Ti auguro buon inizio di settimana-per domattina, s’intende….-

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