.: The Ecologist approda in Italia :.

Cronaca dall’Esterno
 

Ecologist arriva in Italia
“Ecologist” non è soltanto la prima rivista ecologista in ordine di tempo: è oggi
l’unica pubblicata in varie lingue (inglese, francese, spagnolo, portoghese,
arabo..) e in moltissimi Paesi.
L’edizione italiana ha una sua peculiarità: esce in
forma di libro-rivista monografica. Il numero 1 è interamente dedicato alla crisi
climatica globale e può essere richiesto gratuitamente all’editore.
Il numero 4 è
stato dedicato alla tematica della crisi biologico-sanitaria strisciante che
minaccia il pianeta ed è legata all’inquinamento (fall-out chimico, campi
elettromagnetici, eccesso di farmaci, virus ricombinanti, minacce pandemiche più o
meno reali e “naturali”: aviaria/Sars..) ed al cattivo uso di una tecnologia sempre
più sofisticata e potente, ma asservita al profitto e, più in generale, al potere.
Il seminario “Ecologist in Italia” si è svolto Sabato 14 Giugno a Napoli e
essenzialmente si è sviluppato su questi temi e sul grande tema emergente della
cosiddetta Black Science (uso della Scienza a fini di potere, terrorismo, guerra.
Problema che ha certamente radici antiche, ma che ha avuto nel XX secolo enorme
rilievo: Los Alamos/Hiroshima, Campi di Sterminio/Esperimenti nazisti e nipponici,
utilizzo di scienziati da parte degli Usa durante la guerra
fredda, sperimentazione di virus ricombinanti, tossine militarizzate, batteri
geneticamente modificati).

Recentemente nei Paesi anglosassoni si è aperto un
dibattito su questo tema: si è parlato di Persephone Effect in relazione al mito
della Dea costretta vivere per sei mesi all’anno nelle tenebre dal dio dell’Ade,
metafora di una Scienza e soprattutto di una Biologia sempre più asservita al
Potere.
Per informazioni: www.ecologist.it

 

Lettura consigliata del giorno:

La produzione eolica supera quella nucleare
.
 

Cronaca dall’Interno
 

Caldo caldo caldo. Si schiatta. Ti svegli la mattina sudato, e già ucciso dal
caldo e dal sudore. Ti lanci di peso sotto la doccia, sotto l’acqua, ti riprendi…
…ma è un successo momentaneo. Appena uscito, ricominci come prima. Amen. Sarà
mica che è tempo di ferie? Eh non si può, qua c’è da fare…

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4 risposte a .: The Ecologist approda in Italia :.

  1. utente anonimo ha detto:

    La febbre del gioco. L’interno, l’esterno. E il cambiamento.

    Sai benissimo che stai facendo delle stupidaggini: rovini te stesso, la famiglia e le persone che ti sono piu’ care. Cio’ nonostante vai avanti: e’ un cancro che ti ha preso, che ti sta possedendo, divorando, e che poco a poco ti consuma. E’ la febbre del gioco.
    Guardandomi in giro, mi sembra che sia un po’ la stessa cosa. Al di la’ di ogni ragionevolezza, sembra che la razza umana abbia una sola idea, ed un solo possibile modello, piantati come un’ossessione nella testa. Vede una sola strada, e procede avanti in quella direzione, travolgendo tutto quello che trova lungo il cammino.

    Ci sono due concetti che sono alla base dell’evoluzione: conservazione ed innovazione. Bisogna riuscire a farli coesistere nella giusta alchimia. Anche l’interno e l’esterno sono due componenti che hanno bisogno del loro giusto equilibrio.
    Ora, se si pensa che la trasformazione, che la modifica, siano da proiettarsi tutte quante sull’esterno, e che la conservazione e la staticita’ siano condizioni da mantenersi assolutamente intatte nell’interno, non si andra’ molto lontano.

    Io desidero cose nuove, penso che servano tanto, tantissimo delle cose nuove. Ma non fuori dell’uomo, bensi’ dentro. Non me ne frega niente che si continuino ad inventare oggetti, strutture e diavolerie che sono completamente esterne al mio essere, e che quindi non mi appartengono, e non contribuiscono a rendermi intrinsecamente diverso e migliore. Magari le faremo queste cose, ma un domani: occorre prima che questo colosso di argilla abbia potuto consolidarsi dei validi piedi, creandosi delle basi, dei bagagli, delle consapevolezze interiori. Viceversa, l’equilibrio tra peso e struttura portante viene completamente a mancare. E poi tutto crolla.

    Fuori non c’e’ piu’ niente da cambiare. E’ gia’ tutto abbastanza cambiato, mentre noi di dentro siamo praticamente uguali a come eravamo duemila e piu’ anni fa. A ben guardare, non c’era nemmeno tutto questo grande bisogno di mutare l’esterno: almeno non prima di esserci evoluti noi nell’interno. L’uomo e’ l’unico animale che ad un certo punto del suo percorso abbia scelto di concentrare tutte le sue forze nel mutare l’ambiente anziche’ cercare di migliorare se’ stesso, affinando le proprie capacita’ di adattamento. E si vede. Ormai e’ diventata una prova di forza: e stando come sono le cose, senza accettare di mettersi prima di tutto profondamente in discussione, non credo che l’uomo possa uscirne vincitore.

    Gabriele

  2. utente anonimo ha detto:

    La febbre del gioco. L’interno, l’esterno. E il cambiamento.

    Sai benissimo che stai facendo delle stupidaggini: rovini te stesso, la famiglia e le persone che ti sono piu’ care. Cio’ nonostante vai avanti: e’ un cancro che ti ha preso, che ti sta possedendo, divorando, e che poco a poco ti consuma. E’ la febbre del gioco.
    Guardandomi in giro, mi sembra che sia un po’ la stessa cosa. Al di la’ di ogni ragionevolezza, sembra che la razza umana abbia una sola idea, ed un solo possibile modello, piantati come un’ossessione nella testa. Vede una sola strada, e procede avanti in quella direzione, travolgendo tutto quello che trova lungo il cammino.

    Ci sono due concetti che sono alla base dell’evoluzione: conservazione ed innovazione. Bisogna riuscire a farli coesistere nella giusta alchimia. Anche l’interno e l’esterno sono due componenti che hanno bisogno del loro giusto equilibrio.
    Ora, se si pensa che la trasformazione, che la modifica, siano da proiettarsi tutte quante sull’esterno, e che la conservazione e la staticita’ siano condizioni da mantenersi assolutamente intatte nell’interno, non si andra’ molto lontano.

    Io desidero cose nuove, penso che servano tanto, tantissimo delle cose nuove. Ma non fuori dell’uomo, bensi’ dentro. Non me ne frega niente che si continuino ad inventare oggetti, strutture e diavolerie che sono completamente esterne al mio essere, e che quindi non mi appartengono, e non contribuiscono a rendermi intrinsecamente diverso e migliore. Magari le faremo queste cose, ma un domani: occorre prima che questo colosso di argilla abbia potuto consolidarsi dei validi piedi, creandosi delle basi, dei bagagli, delle consapevolezze interiori. Viceversa, l’equilibrio tra peso e struttura portante viene completamente a mancare. E poi tutto crolla.

    Fuori non c’e’ piu’ niente da cambiare. E’ gia’ tutto abbastanza cambiato, mentre noi di dentro siamo praticamente uguali a come eravamo duemila e piu’ anni fa. A ben guardare, non c’era nemmeno tutto questo grande bisogno di mutare l’esterno: almeno non prima di esserci evoluti noi nell’interno. L’uomo e’ l’unico animale che ad un certo punto del suo percorso abbia scelto di concentrare tutte le sue forze nel mutare l’ambiente anziche’ cercare di migliorare se’ stesso, affinando le proprie capacita’ di adattamento. E si vede. Ormai e’ diventata una prova di forza: e stando come sono le cose, senza accettare di mettersi prima di tutto profondamente in discussione, non credo che l’uomo possa uscirne vincitore.

    Gabriele

  3. rigirandola ha detto:

    Ma..il commento di Gabriele mi sembra perfetto.
    Si puo’ dire perfetto?
    Va bè, l’ho detto. 😀

  4. rigirandola ha detto:

    Ma..il commento di Gabriele mi sembra perfetto.
    Si puo’ dire perfetto?
    Va bè, l’ho detto. 😀

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