.: Napoli 1993. Il male oscuro :.

Visto che a quanto pare il post di ieri è piaciuto, continuiamo a
parlare di quell’epoca…
 

Al porto di Napoli, nella zona orientale, quella riservata alle merci,
attraccò una nave. Un cargo. Batteva la bandiera delle Bahamas.
Nessuno ci fece caso. Era un mercantile che trasportava qualcosa che
nessuno avrebbe mai identificato come un pericolo.
E infatti pericolo non c’era, ma…
…il male oscuro era dietro l’angolo.
Per capire come sia arrivato, vediamo tutto per bene dall’inizio.
 

Giovedì 25 novembre 1993, nella rada di Napoli, diretta al
molo San Vincenzo, compare la “Soya Queen”, una nave lunga settanta metri
che batte bandiera delle Bahamas e che ha caricato 42.000 tonnellate di
soia a Baltimora. Fin qui, nulla di male, nulla di speciale. Ma c’è un
particolare.
 



 

C’e’ una vecchia àncora abbandonata al largo, e la “Soya Qeen”, manovrando,
la urta, rimediando a prua una falla larga sette metri. Le operazioni
di attracco della nave vengono rinviate, perchè bisogna anzitutto riparare il danno,
e gli operai impiegano quindici giorni.
Finalmente, la mattina dell’11 dicembre la “Soya Queen” si avvia
verso la banchina, ma è troppo inclinata in avanti. E necessario alleggerirla:
per questo 1.400 tonnellate di soia vengono tirate fuori dalla stiva
della nave e depositate su due chiatte. Comincia così, silenziosamente, il
male oscuro di Napoli. Difficile da capire, perchè la notizia che c’è una
nave che ha urtato un’ancora… non interessa i giornali, per cui nessuno
disse nulla.
Si tratta di soia allo stato puro, e questa è la prima volta che a Napoli
arriva un carico del genere. In precedenza i silos avevano incamerato sempre
il legume già sottoposto a parziale lavorazione. Stavolta no. E da quelle
chiatte, da quelle 1.400 tonnellate lasciate allo scoperto, si innalza
una nuvola invisibile di polvere di soia.
 

Napoli è una città difficile, ed il nemico invisibile sa nascondersi
tra gli altri veleni che infestano l’aria. Ha continuato a colpire mentre tutti
sospettavano dei gas di scarico delle auto, o di quelli dei riscaldamenti, o, ancora,
delle esalazioni provenienti dalle fabbriche che stanno attaccate ai palazzoni
grigi e scrostati della periferia.
Polvere di soia che si è alzata nel cielo sulla città e, sospinta dal vento, è arrivata
nelle narici, nei bronchi, nei polmoni di circa 150 persone, mandando loro in ospedale e
tutti gli altri in angoscia.
 

Il primo ricoverato fu un vigile urbano che prestava servizio a Ponticelli. Mentre dirige
il traffico, viene colto da malore. Respira male, il cuore perde colpi. Viene trasportato
all’ospedale Loreto Mare, dove gli viene diagnosticata un’insufficienza
cardiorespiratoria di origine allergica
, ma il vigile non era allergico a nulla, e soprattutto
era sempre stato bene con il cuore.
Dopo di lui, si farà la fila, al pronto soccorso, di gente svenuta, con problemi
cardiorespiratori acquisiti nel respirare la sostanza.
Chi invece non viene colto da malore, inizia a sentire la paura. La paura di uscire
di casa. La paura di respirare. Napoli piomba nel buio del male oscuro.
 

Il 12 dicembre mattina comincia il trasferimento della soia dalle stive della
nave ai silos. Si lavora con gran lena perchè bisogna recuperare il tempo perduto nella
riparazione della falla.
I semi di soia sono destinati a due magazzini, uno appartenente alla
Italgrani dell’industriale Franco Ambrosio, e l’altro al
gruppo Ferruzzi. Alla Ferruzzi però non arriverà nemmeno un seme. E anche nell’altro
silos saranno trasferite soltanto 16.000 delle 20.000 tonnellate che vi erano destinate. Perchè
prima che fosse portata fuori altra soia non trattata, è arrivato lo stop imposto dal prefetto,
che ha preso la decisione in accordo con i magistrati della Procura napoletana che indagavano
sulla vicenda.
Gli addetti alle operazioni di “travaso” avevano fatto gli straordinari: quattordici ore
al giorno, dalle 8 alle 22
. Neanche domenica hanno riposato, eppure nessuno di loro
(venti persone per ogni turno) ha accusato sintomi di asfissia.
Invece il 15 dicembre in ospedale è arrivato un lavoratore portuale, che però lavorava
su un’altra banchina. E non è stato il solo.

Tra il Loreto Mare, dove il pronto soccorso era diventato una sorta di infermeria da campo,
e l’ospedale Incurabili, ci sono stati oltre 250 interventi, con 150 ricoveri.
 

Ci si poteva indirizzare prima verso il pericolo soia? Non con gli strumenti a disposizione
dei tecnici. Infatti, il controllo sulle varie forme di allergie viene fatto attraverso
alcune apparecchiature chiamate “pollen trap”, capaci di intrappolare sostanze (ad
esempio pollini) solitamente causa di reazioni allergiche. Ma questo tipo di monitoraggio
non prevede il controllo su una sostanza come la soia.
L’osservatorio epidemiologico regionale, dopo la svolta presa dalle “indagini”, ha quindi
deciso di incaricare la divisione di pneumologia e allergologia dell’ospedale Cardarelli di
eseguire le analisi sul sangue di chi in quei giorni è dovuto ricorrere alle cure mediche,
per stabilire se si tratta di soggetti allergici alla soia.
 

Come racconta il Corriere della Sera del 16 dicembre 1993:
 

“…E invece il pericolo era venuto da un naturalissimo legume, capace però di scatenare
fortissime allergie. Forse. Già, perchè con le certezze è meglio essere molto cauti in
questa storia di intossicazioni e psicosi. Gli esperti dell’unità di crisi che da martedì
lavorano per identificare l’ultimo male oscuro di Napoli, comunque, ormai hanno pochi
dubbi. Ma adesso bisognerà aspettare ciò che accadrà nei prossimi tre giorni, quanti ne
servono per ripulire l’aria. Per ordine del prefetto Umberto Improta, infatti, le
operazioni di trasferimento della soia dalla nave che l’aveva trasportata fin qui ai silos
sono state sospese, e il cargo dovrà lasciare il porto. Perciò, se non ci saranno più casi
di insufficienze cardiorespiratorie di origine allergica (o almeno se non ce ne saranno
tanti come è accaduto in questi giorni) si avrà l’ultima conferma che i tecnici e le
autorità cittadine aspettano. E che soprattutto aspettano i napoletani per poter
ricominciare a respirare senza paura i veleni di sempre.”
 

Senza tergiversare e perdere altro tempo, sempre il 16 dicembre il Prefetto
di Napoli ordinò l’allontanamento immediato della nave dal porto. Possibilmente, per
non farvi più ritorno.
 

Nella storia, altri casi di intossicazione di massa da polvere di soia sono
avvenuti ad Ancona, Barcellona e Marsiglia.
Napoli è soltanto l’ultimo caso in ordine cronologico. In attesa del prossimo.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in napoli, ricordi, storie e storielle. Contrassegna il permalink.

2 risposte a .: Napoli 1993. Il male oscuro :.

  1. Maryanna1982 ha detto:

    eppure la soia sembra essere una panacea…si pensa che possa prevenire alcune specie di tumori…vai a pensare che la sua polvere puo’ creare problemi talmente gravi da ricovero ospedaliero…

  2. alex321 ha detto:

    Il problema è che la polvere è talmente sottile… da finire direttamente in bronchi e polmoni…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...