.: Dieci anni :.

Esiste una particolare tipologia di frana che si chiama “Colata rapida”.
Le frane da scorrimento-colata rapida di fango avvengono durante prolungati periodi piovosi e si attivano in concomitanza di eventi meteorici record, è un tipo di frana molto liquida, ed ha origine all’interno del manto di copertura piroclastica sui massicci cartonatici. In genere la frana inizia con un piccolo smottamento più a monte in corrispondenza di punti deboli (balze rocciose, strade etc.) che impatta sul versante di terreni piroclastici saturi d’acqua che scorrono a valle con notevole energia.
 

sarno 1998

 

Il 5 maggio 1998 la pioggia su Sarno era insistente, sottile. Non pioveva forte, erano goccioline,
ma continue, da giorni. E faceva caldo, come sempre a maggio in Campania.
La montagna era da giorni ricoperta da una fittissima nuvola, scesa fino alle sue pendici. Era una nuvola,
non era nebbia, era una nuvola nera di pioggia, pesante, tale da impedire totalmente la visuale. Quello fu un problema.
“Se solo avessimo potuto vedere”, dicono oggi molti dei superstiti.
Da dietro quella nuvola, iniziò la tragedia. La montagna decise di partorire, e partorì.
Rilasciò così, molto piano, le sue creature. 143 frane, 14 solo su Sarno.
Iniziarono alle 4 del pomeriggio, e continuarono con la costanza di uno stillicidio. Ma sempre sorprendenti,
spiazzanti, imprevedibili.
Scesero a velocità diverse, e con rumori diversi.
Alcune furono silenziose e improvvise, altre passarono con un suono assordante, altre ancora si
annunciarono con colpi simili a dei tuoni. Alcune liquide, altre cremose e piene
di terreno. Non ci fu mai un solo fronte da cui guardarsi: scesero in luoghi sempre diversi. Prima
divisero il paese a metà, poi lo circondarono, lo isolarono facendo saltare luce e telefoni, e
continuarono a ricomparire, sempre altrove, sempre in luoghi nuovi, trasformando alla fine Episcopio e Sarno,
ma anche Quindici e Bracigliano, in una fitta polvere di aree sommerse, dove ognuno venne intrappolato.
Molti abitanti restarono a guardare, convinti che il peggio fosse passato. Molti restarono perché non
capirono
.
E a mezzanotte, quando oramai si era diffusa la convinzione che il peggio fosse finalmente passato,
i feriti erano già tutti in ospedale, e già si lavorava a tirare fuori le persone dal fango, venne
il colpo finale
.
Con un rombo che questa volta sembrò un terremoto venne rilasciata la frana di proporzioni
maggiori. Una colata larga cento metri, in alcuni punti alta trenta, cancellò una intera fetta
del paese, e prese in pieno l’ospedale, simbolo della lotta che comunque si era opposta fino a quel momento
alla catastrofe.
La colata di mezzanotte tolse ogni speranza. Travolse ospedale e soccorritori. Lasciò in aria una nube di
polvere marroncina. Nella notte rimasero solo i trilli dei telefonini
ancora carichi, e le urla dei sopravvissuti che gridavano nel vuoto.
Quelle stesse urla disperate, ci accolsero la mattina del 6 maggio 1998.
 

Dal 1918, l’Italia è stata colpita da 5.358 grandi alluvioni e 11.455 frane. Negli ultimi anni, questi eventi hanno provocato 3.448 vittime, 2.447 per frane e 1.041 per alluvioni.
I comuni italiani a rischio sono 2.960, tra cui Sarno e Quindici, i due paesi maggiormente colpiti dalla frana
del 1998, poichè posti su una zona geologicamente instabile ed esposta a frane estremamente rapide.
E’ per queste ragioni che la prevenzione ed il controllo possono risultare determinanti.
Quanto alla prevedibilità del disastro di Sarno, c’è un fax della Regione Campania. Testo che
spiega molte cose. Con questo fax si invitavano i sindaci “ad attivare le misure necessarie per garantire la salvaguardia della popolazione”. Il fax arrivò ai comuni dieci ore dopo che il fango aveva devastato i paesi, demolito le
case e ucciso gli abitanti. Ed è proprio il fax che fornisce la drammatica risposta all’interrogativo
se la sciagura fosse prevedibile o no. Per chi volesse leggerlo, sta qua.
 

Sullo stesso argomento, consiglio il videoclip pubblicato da

Edoardo Farina
.
 

Il resto è silenzio. E che sia silenzio. Per rispetto di 150 morti. Soprattutto, non mi va di
raccontare, nonostante siano passati 10 anni, quel che vidi a Sarno quando vi arrivai.
Preferisco il silenzio anche perchè per me Sarno è una ferita non ancora chiusa.
 


 

 

 

 

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10 risposte a .: Dieci anni :.

  1. neradalia ha detto:

    Ci pensavo anch’io, l’altro ieri, quando percorrendo l’autostrada A30, all’altezza di Sarno, ho rivisto le cicatrici che quella montagna mostra ancora in tutta la sua indifferenza. Il pensiero è poi andato alle vittime, alle famiglie, e alla famacista di Quindici, la forte Olga Santaniello.

  2. neradalia ha detto:

    Ci pensavo anch’io, l’altro ieri, quando percorrendo l’autostrada A30, all’altezza di Sarno, ho rivisto le cicatrici che quella montagna mostra ancora in tutta la sua indifferenza. Il pensiero è poi andato alle vittime, alle famiglie, e alla famacista di Quindici, la forte Olga Santaniello.

  3. rigirandola ha detto:

    Beh, mi decido anche io a commentare.
    Non è semplice neanche per me. Ricordo il sentore di morte in quei luoghi, una donna impazzita che continuava a cercare nel vuoto vestita di nero, aveva l’aspetto di un uccello disperato, i suoi occhi erano spenti.
    Ricordo che un amico trovò persone…
    Ricordo e mi collego al precedente commento, l’odore di camorra.
    Mi ritrovai a scavare nella cantina di uno di questi. Apparentemente contadini che, però, della cultura contadina non avevano niente. Criminali ri/conosciuti, si vociferava di loro, della loro appartenenza al clan. Neanche quella tragedia li aveva smossi, si aggiravano come cani da caccia guidati dalla puzza del losco, del denaro, del soldo di cui appropiarsi.
    Una pazzia lucida.
    Li ricordo perfettamente.
    Specie uno.
    Trovammo nella sua cantina delle armi.
    Ricordi sfuocati.
    Il sole in quel paese non riscaldava e non solo per la tragedia che lo aveva toccato…
    Ricordo anche io l’ospedale.
    Quel bestione grigio al centro del paese.

  4. ladolcetempesta ha detto:

    il mio e’ un ricordo amaro ma asettico visto attraverso lo schermo della televisione che non lasciava passare odore di morte
    ma ho ancora negli occhi le scene tremende di disperazione e morte di scene ripetute all’infinito ma anche di quelli che erano li a scavare a mani nude ritrovandosi tra le mani i tanti corpi senza vita e con la speranza tra le lacrime disperazione e determinazione a strapparne dalla morte anche uno solo a loro va il pensiero oltre ai morti naturalmente e a quelli rimasti a piangerli ritrovandosi solo il dolore come grazia ricevuta

  5. Maryanna1982 ha detto:

    La Nuova Ecologia (quotidiano di Legambiente ) ricorda gli angeli del fango, i volontari che da tutta Italia giunsero in Campania in soccorso della popolazione.
    C’è chi arrivò dall’Ungheria e dall’Austria, chi organizzò come i Centri Sociali del Nord Est, la brigata della solidarietà, ospiti della campo di volontariato di Legambiente presso la scuola del Comune di Striano. Per ricordare, ringraziare e per non dimenticare, Legambiente e Lanuovaecologia.it racconteranno la furia della montagna, la disperazione dei sopravvissuti ed il coraggio e la solidarietà dei soccoritori con gli occhi di chi a Sarno c’era. E ricorda.

  6. alex321 ha detto:

    Io quel che ricordo ora… è l’inutilità degli stivali di gomma, perchè tanto mi entrava fango da tutte le parti..

  7. storie ha detto:

    Perchè dieci ore dopo? chi i responsabili????

    …azz… mi ero dimentacata per un’istante che siamo italiani…

  8. nonsologeomangio ha detto:

    e chi se la scorda… ;(

  9. utente anonimo ha detto:

    Onorato per essere stato chiamato in causa 😉

  10. lorypersempre ha detto:

    Uhm. Non parli quasi più di monnezza.
    Cosa bolle sotto le ceneri?
    Leela

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