.: Attraverso l’oceano. Anniversario di oggi :.

Siamo a Fatu Hiva, la più meridionale delle
Isole Marchesi
, in Polinesia, un posto
selvaggio e meraviglioso
, e siamo nel 1936.
Sotto una veranda fatta di giunco e bambu, siedono due uomini, intenti a sorseggiare un thè.
Non sono uomini famosi, ma uno di loro, il più giovane, un giorno lo sarà. Uno si chiama Henry Lie, ed è un vecchio scienziato norvegese che nella vita non ha avuto
molta fortuna, perchè non si è mai venduto a nessuno, finchè un bel giorno, attorno al 1906, decise
di mollare tutto ed andarsene a vivere con la moglie a Fatu Hiva, lontano dalla civiltà, dalla politica, e da tutto il resto.
Henry ha deciso che vuole passare gli anni di vecchiaia studiando e indagando su una sola cosa:
siccome Fatu Hiva è a sei ore di piroga dall’isola più vicina, e tutte le Isole Marchesi
sono a 1000 miglia di distanza da ogni altra terra, come è possibile che sull’isola ci siano
degli animali? Da dove sono arrivati?
Di fronte a lui c’è invece un uomo che passerà alla storia come un genio. E’ l’antropologo
ed esploratore, nonchè futuro regista cinematografico, Thor Heyerdahl, anche lui
norvegese, che però in quel momento non è ancora famoso, ma è un 22enne neolaureato che
ha in testa delle strane teorie. Ed è la sua storia, che vorrei raccontare oggi.
 

I due sorseggiano il thè con calma tipicamente norvegese, e Thor come tutti i giovani
è ansioso di conoscere le opinioni del vecchio ed esperto collega.
Thor: “Vedi Henry, tu cerchi di capire ‘sta storia degli animali… ma a me interessa capire
come l’uomo sia arrivato qui…”
Henry: “Ma daiiii, l’uomo fa una cosa in più rispetto agli animali: naviga! E navigava anche
in epoca preistorica…!”
Thor: “Non basta… e da dove sarebbero arrivati qui, con delle zattere preistoriche?”
Henry: “Da quanto tempo sei qui?”
Thor: “Beh, da un anno quasi… ed io e mia moglie Liv stiamo facendo praticamente la vita
dei neolitici… le uniche imbarcazioni sono piccole zattere, e con quelle non si va da
nessuna parte, nel Pacifico”.
Henry: “La sai la storia di Taori?”
Thor: “Chi è Taori?”
Henry: “Un vecchio indigeno dell’isola…”
Thor: “Che storia è?”
Henry: “Racconta delle leggende, che parlano di uomini antichi venuti qui con zattere
e piroghe…”
Thor: “Uhm… dall’Asia, forse?”
Henry: “Sei giovane, ragazzo mio… Ricordi le statue di pietra che sono qui sull’isola,
in fondo a sinistra?”
Thor: “Certo! Le conosco bene! Le studio…”
Henry: “Beh guarda… Io ne ho viste di forma simile…”
Thor: “Dove? In Melanesia? In Nuova Zelanda?”
Henry: “Ma no!! In Colombia!!”
Thor: “Ma che dici?? E come ci sono venuti dalla Colombia alla Polinesia? Con
un volo charter o con un low cost? Ma insomma….”
Henry: “Fai una cosa: vai in fondo a sinistra, come se volessi andare al cesso
poi però prosegui diritto, e vai fino alle statue. Guardale bene, poi… senza
fumare marijuana, vai a vedere quelle in Colombia…”
Thor: “Ma anche se fosse? Come diavolo si poteva arrivare dal Sud America a
qui in epoca preistorica, con imbarcazioni di fortuna? Sono migliaia di miglia
in pieno Pacifico…”
Henry: “Pensaci, ragazzo mio… Pensaci…”
 

Poco tempo dopo, Henry Lie muore serenamente di vecchiaia, sempre sull’isola,
e Thor decide di ripartire verso l’Asia.
Ovviamente non è convinto dell’idea di Henry, e crede che l’unico modo
affinchè degli uomini primitivi possano arrivare in Polinesia sia partendo
dall’Asia. Pertanto, si mette a fare ricerche antropologiche nel sud-est
asiatico, finalizzate a dimostrare i contatti tra civiltà asiatiche e polinesiane.

Fallisce.
Non solo perchè non trova contatti, ma perchè più va indietro nel tempo nell’archeologia,
e più trova similitudini tra civiltà locali, soprattutto delle isole, e tracce di tipo
nordamericano. Durante la seconda guerra mondiale, elabora una prima ipotesi di origine
“americana” delle popolazioni polinesiane.
E qui viene il bello…
 

Un bel giorno, Thor è alle
Isole Pitcairn
, al centro del Pacifico meridionale, e mentre esplora una grotta,
trova un’incisione che lo fa traslarire. Immediatamente corre via, e va a cercare il
suo collega e compagno di avventura Sven.
 
Thor: “Sven! Sveeeennn! Brutto figlio di ********!!! Sven! Dove cazzarola stai?”
Sven: “Gran rompicoglioni! Sono dietro l’albero a fingere che sia un comodo cesso
d’albergo 5 stelle! Che vuoi?”
Thor: “Sven! Vieni a vedere cosa ho trovato nella grotta!”
Sven: “Aspetta che è finita la carta igienica, e devo trovare delle foglie che non
siano ortiche! Intanto mi dici di che si tratta?”
Thor: “Ho trovato l’incisione! Una barca!!”
Sven: “Una barca? In un’incisione rupestre? Ma a chi vuoi darla a bere! Guarda che
sono archeologo anche io! La navigazione per barche è arrivata dopo l’invenzione
dei supporti di scrittura!”
Thor: “Si certo, si si è una zattera non una barca…”
Sven: “E che te ne fai? Ci andavano a pesca nei dintorni.”
Thor: “Sven… credo che invece ho avuto l’illuminazione.. credo di capire
come era stata progettata…”
Sven: “Aspetta che tiro su i pantaloni e parliamo, ma sappi che mi sembra
una follia, quel che stai pensando…”
 

Thor mette in discussione le teorie allora correnti sulla diffusione umana, via mare,
sul pianeta, e si convince che Henry Lie aveva ragione. Ma ha un problema:
i detrattori della sua teoria.
 

Archeologo: “Lei si rende conto di cosa sta dicendo?”
Thor: “Si, Professore. Dico che dall’America Latina, in particolare dalla
zona degli Incas, qualcuno può essere partito su una zattera ed abbia colonizzato
le isole della Polinesia.
Archeologo: “Sono 4.300 miglia nautiche! Ci vuole l’aereo!”
Thor: “No, quella zattera va bene, per superare il Pacifico. Per 4.300 miglia nautiche.”
Archeologo: “Lei è pazzo! Una zattera non può!”
Thor: “Io sono riuscito a ricostruire il progetto di quella zattera. Al punto in
cui può essere ricostruita.”
Archeologo: “Non basta! Lei userebbe materiali e metodi costruttivi di ora, del XX secolo!
Non è la stessa cosa!”
Thor: “No! Io la zattera posso costruirla solo con legno di balsa, papiro, giunco. Proprio
come allora.”
Archeologo: “Aridaje! Ma sei fuso? La costruiresti con una tecnologia occidentale di oggi!
Sei norvegese, ed i norvegesi si sa che sanno costruire le imbarcazioni!”
Thor: “Ma non è quello che voglio fare! Io vado in Perù, e la faccio costruire solo da
maestranze indigene, che lavorano balsa, giunco e papiro! La faccio uguale a come doveva
essere all’epoca!!!”
Archeologo: “E ma scusa tanto, cucciolone, ed una volta che hai costruito questa zattera
leggera come un fuscello in Perù… cosa avresti dimostrato? Una simile zattera non può
certo andare alla deriva nel Pacifico fino alla Polinesia…”
Thor: “Una volta costruita non dimostro niente. Ma quando ci sarò salito sopra, e
sarò andato con essa in Polinesia
, poi ne riparliamo!”
Archeologo: “E i viveri? E l’acqua? Vorrai mica una nave madre di supporto?”
Thor: “No! Nulla. Carico tutto sulla zattera, e assieme a quattro indigeni, noi
andiamo in Polinesia!”
Archeologo: “Mi spiace che non potrò essere al tuo funerale, perchè te lo faranno
i pescecani, in mezzo all’oceano. La prima onda che vi rovescia…”
Thor: “Professore, lei porta sfiga. Vada a fanculo. Vedrà, che ce la farò…”
 

Il progetto di Thor si basava in realtà su precise documentazioni storiche o protostoriche, ma
ovviamente non bastava! I dubbi della scienza ufficiale dell’epoca si riferivano all’uso
di materiali poco noti e ritenuti inaffidabili per la navigazione! Una zattera di giunco
e papiro, può da sola attraversare il Pacifico?
 



 

Ecco qua il primo prototipo di zattera di Thor Heyerdahl.
Ma vediamo la sua teoria.
 

Come spiega egli stesso nella sua relazione dopo l’avventura, gli Europei affermavano di
essere stati gli scopritori di quelle isole; in realtà, anche nella più piccola di esse
avevano trovato orti ben coltivati, capanne, templi, strade selciate, antiche piramidi e
immense statue di pietra.
La popolazione parlava una lingua sconosciuta, comune a tutto l’arcipelago e non riconducibile
ai continenti circostanti. Non conosceva la scrittura, custodiva – senza saperne il significato –
misteriose tavolette incise con geroglifici indecifrati, preservava la memoria dei capi
con l’ausilio mnemonico di un complesso sistema di funicelle a nodi, simile a quello
usato dagli Inca
.
Da dove, in origine, era dunque venuto quel popolo?
Heyerdahl ipotizzò che una prima migrazione potesse essere datata intorno al 500 d.C., seguita
da una seconda verso il 1100. Circa la provenienza, osservò che la civiltà di quegli
antichi immigranti apparteneva ancora all’età della pietra, che perdurava soltanto nel Nuovo Mondo.

Studiando le saghe degli Inca, Heyerdahl scoprì che l’antico nome del loro dio del Sole
era Kon-Tiki cioè “Tiki del Sole”, o Illa-Tiki, cioè “Tiki del Fuoco”, sommo sacerdote
e re degli uomini fondatori di quella antica civiltà. Secondo la leggenda inca, un giorno essi
furono attaccati e trucidati da una tribù capeggiata da Carlo, venuto da Coquinbottal; solo
Kon-Tiki con pochi seguaci si salvò, fuggendo via mare verso occidente. Sono evidenti
le coincidenze con il Tiki polinesiano, nelle cui leggende figuravano racconti e particolari
topografici riconducibili al Tiki degli Inca!
Questa prima migrazione nelle isole del Sud è datata da Heyerdahl al 500 d.C., ma nell’intera Polinesia
trovò indicazioni del fatto che le isole non erano rimaste a lungo possedimento della
pacifica stirpe di Tiki del Sole: altre tracce gli dimostrarono che Indii colombiani
dell’età della pietra, esperti di navigazione, erano arrivati con le loro canoe da
guerra verso il 1100 e si erano fusi con il popolo di Tiki.
L’obiezione principale mossa alle teorie di Heyerdahl era fondata sul fatto che quegli uomini
misteriosi non avevano navi con cui attraversare l’Oceano. Qui è il genio di Thor Heyerdahl:
il volere dimostrare che la traversata era possibile con le zattere di legno di balsa, di cui
si servivano gli aborigeni peruviani.
 

L’immagine qui accanto, è una sbiadita fotografia del 30 aprile 1947
(ecco l’anniversario!). Con cinque compagni Thor ha costruito una grande zattera con un capanno
come riparo, utilizzando esclusivamente quel legno leggerissimo legato con corde vegetali,
senza l’aiuto di alcun elemento metallico. E quel mattino di 61 anni fa, partendo da Callao,
in Perù, fece vela verso
Ovest, verso la direzione del sole morente. Kon-Tiki era ovviamente anche il nome della
zattera.
Le loro tracce si perdono molto presto, all’epoca non c’erano i satelliti artificiali come oggi,
ma Thor ha studiato bene, e lascia la zattera in balia della Corrente di Humboldt, una corrente marina del Pacifico che doveva essere nota
anche agli antichi.
In occidente, la comunità scientifica inizia a darlo per morto, assieme al resto dell’equipaggio,
già verso il 30 maggio, un mese dopo la partenza…
 

Nel pomeriggio del 30 luglio, l’equipaggio avvista l’isola di Puka Puka, nell’arcipelago delle
Tuamotu e dopo un’altra settimana, 101 giorni di viaggio e 4300 miglia nautiche, viene avvistata
dai radar del porto situato sull’atollo di Raroia, dove la Kon-Tiki approdò poco dopo 🙂

 

I detrattori non furono soddisfatti 🙂
Sostenevano che prima di raggiungere la Polinesia, le popolazioni sudamericane avrebbero dovuto raggiungere
le Galapagos, più vicine ma disabitate. Nessun archeologo aveva mai studiato quelle isole,
considerate mai abitate (per mancanza di acqua potabile durante le stagioni aride).
Nel 1952, Thor approda alle Galapagos con una nuova missione scientifica ed archeologica.
Con questa spedizione dimostra che le Galapagos erano state punto di approdo di navigatori provenienti
dalle Americhe in epoca precolombiana
. Individua l’isola come possibile attracco delle
zattere pre-incaiche preistoriche, ritrova abitazioni precolombiane con resti di
centinaia di vasi in ceramica pre-incaici dell’Ecuador e del Perù settentrionale.
Mica fuffa 🙂
 

Preferirei fermarmi qui, perchè abbiamo detto abbastaza da far capire di che pasta era
fatto il nostro personaggio 🙂
Basta aggiungere che nel 1950 ha rifatto il viaggio in zattera, con troupe cinematografica
al seguito, dando vita al film Kon-Tiki, che racconta tutto il viaggio, di cui è
stato regista.
Negli anni ’60 ha anche pubblicato un libro (ne esiste anche l’edizione italiana) che
racconta la spedizione.
 

In vecchiaia, non volendosi sentire vecchio, ne ha combinate altre, tipo che nel
1970 dalla città fenicia di Safi, in Marocco, con un’imbarcazione chiamata Ra, come
il Dio egizio, costruita da indiani Aymara
del lago Titicaca, percorre in 57 giorni 3.270 miglia raggiungendo le Isole Barbados.
Dimostra con questa impresa la fattibilità tecnica, già nell’antichità, di viaggi dal
vecchio verso il nuovo mondo, suggerendo che la somiglianza culturale tra i popoli
precolombiani e le popolazioni assiro-babilonesi, potrebbe non essere dovuta al caso…
E ancora, nel 1977, con una nave di giunchi, dalla Mesopotamia, in Iraq, per verificare
le possibilità di navigazione dei Sumeri 4000-5000 anni fa cosa fa? Percorre 6.800 km, discendendo
il fiume Tigri fino al Golfo Persico, poi nell’Oceano Indiano fino alla valle dell’Indo
in Pakistan e ritorno via mare dall’Asia fino all’Africa, all’imboccatura del Mar Rosso.
Con questa impresa, dimostra la possibilità di scambi culturali e commerciali in epoche molto
antiche ad opera dei popoli mesopotamici.
 

E’ morto a Colla Micheri, in Andorra, il 18 aprile 2002, all’età di 88 anni, dopo una vecchiaia non
proprio di riposo: pochi mesi prima era a fare uno scavo archeologico in Russia
settentrionale a cercare tracce di navigazione vichinga nell’artico, la spedizione fu interrotta
proprio a causa del peggioramento della sua salute.
Premio Oscar 1952 nella categoria documentari per Kon-Tiki, nomination nel
1972 per il film Ra.
 

A lui è dedicato il Museo Kon-Tiki
a Oslo.
 



 

Per approfondire:
Infolibro.it

Ambasciata di Norvegia

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14 risposte a .: Attraverso l’oceano. Anniversario di oggi :.

  1. puffinablu ha detto:

    questa si che è il tipo di vita che avrei voluto fare.. 🙂 appassionante!

  2. Mollie ha detto:

    Che vita! e che passione, WOW!

  3. kymma ha detto:


    Buona giornata, ti auguro un buon ponte del primo maggio con un pò di anticipo, perchè dubito che ci sarò nei giorni festivi. Ci leggiamo la settimana prossima baci by imma

  4. maredidirac ha detto:

    Il padre dell’archeologia sperimentale… affascinante!

  5. Maryanna1982 ha detto:

    la passione e la determinazione possono spingerci lontano..bisogna crederci fino in fondo..
    “solo quando credi che la tua idea è vincente si potra’ realizzare”

    Christiaan Neethling Barnard

  6. cercacoccole2 ha detto:

    Appassionante! Come vita, come studi, come evoluzione delle sue teorie. Ed anche avvincente come esposizione.. 🙂
    Buon fine settimana, E.

  7. cercacoccole2 ha detto:

    Buon primo maggio a te! 🙂

  8. Sydbarrett76 ha detto:

    minchia, che folgorato… 🙂

    buon primo maggio a tutti per domani

    P.S. Alex, hai sentito di Sbancor? (non so se te ne frega qualcosa, of course 🙂 )
    http://www.carmillaonline.com/archives/2008/04/002624.html#002624

  9. lorypersempre ha detto:

    Personaggio molto interessante.
    Se dovessi ricapitare ad Oslo, nei prossimi mesi – cosa non del tutto improbabile – mi metto il museo nella lista die posti da visitare insieme al parco di Vigeland, ok?
    Leela

  10. Thulcky ha detto:

    wow..incredibile..stavo pensando proprio a come sono io, a come voglio ancora viaggiare, vedere, sperimentare e a come molto spesso ciò sia contrario alla vita dei più che così facilmente si accontentano e tu tiri fuori la storia di quest’uomo d’acciaio che senza problemi insegue curiosità, cultura, scienza..passioni.
    Mi hai stimolato unincredibile rispetto per quest’uomo e grande voglia di combattere ogni giorno per avere la vita più felice che possiamo
    Grazie

  11. VIQUE ha detto:

    hai praticamente riscritto la storia!
    🙂
    ciao Alex

  12. VIQUE ha detto:

    Ho letto anch’io di Sbancor-su Carmilla e Bellaciao
    😦

  13. upuaut ha detto:

    Si, e’ una storia affascinante. Belli i dialoghi 😀

  14. acuacheta ha detto:

    Conosco la storia del Kon-Tiki, ma riscoprirla attraverso i tuoi dialoghi è avvincente 🙂
    Un grand’uomo, non c’è altro da dire!!
    Buona domenica!!!!

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