.: Stalking :.

(In corsivo ci sono delle testimonianze dirette. Il nostro
testimone ha
chiesto di restare anonimo, ed ovviamente rispetto la sua
scelta)

E’ un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie
di atteggiamenti
tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, spesso di sesso
opposto,
perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che
possono arrivare a
comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di
comunicazione
verbale e scritta
, appostamenti ed intrusioni nella vita
privata
.
Lo stalker può essere un estraneo, ma è un caso raro: il più delle
volte è un conoscente, un collega,
o un ex-partner
, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il
precedente rapporto.
In altri casi ci si trova davanti a persone con problemi di
interazione sociale
,
che agiscono in questo modo con l’intento di stabilire una relazione
sentimentale,
imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui si sia
ricevuta
una chiara risposta negativa.
Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o
anni.

La sensazione di freddo che arriva fin nelle ossa era diventata una
costante.
Ogni giorno. E con il freddo saliva l’ansia, il battito del cuore pronto a
trasalire. E sembrava un infarto, ad ogni trillo del telefono, o del
citofono. Ed
il terrore di dover dire “ancora tu!” Mi sembrava di vivere sotto il peso
dell’ossessione di quella persona. Ma era impossibile fare una denuncia
o una
cosa del genere, poichè non mi aveva mai messo neanche una mano addosso, per
cui non c’era mai stata una aggressione o una molestia fisica…

Lo stalking è classificato giuridicamente tra le violenze di
genere
, ed è
pertanto ritenuto una violazione dei diritti umani. Nonostante
questo,
soprattutto in Italia non c’è una legislazione tale da permettere di fermare
lo stalker, prima che diventi un vero e proprio aggressore. Quindi, se
lo stalker
non aggredisce mai… diviene difficile ostacolarlo. Difficile anche
dimostrare
che stia ossessionando.
Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” e
perfino
l’invio di fiori o regali, possono essere graditi segni di affetto che,
tuttavia
a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in
grado di
limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy,
giungendo perfino
a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado.

Mi mandava anche 70 o 80 sms al giorno. Spesso teneri e dolci, ma
anche minacciosi
quando vedeva che non rispondevo. Non ho idea di quanto spendesse di
credito per il
cellulare, o se avesse aderito appositamente ad una offerta tim. Stessa
cosa con le
email, il ritmo era almeno di una cinquantina al giorno, non sapevo dove
trovasse il
tempo di scrivere. Era una presenza costante, non riuscivo a
liberarmene.

Inseguimento, molestia e persecuzione

E’ stalking, ma è chiamato anche “sindrome del molestatore assillante” o
“inseguimento ossessivo”. La terminologia più comune, quella di
“stalking”,
è stata coniata con la finalità di raffigurare simbolicamente, con un
termine
in lingua inglese che significa “appostarsi”, l’atteggiamento di chi
mette in
atto l’inseguimento ossessivo.
Il “molestatore assillante” manifesta, infatti, un complesso insieme di
comportamenti
che vengono ben racchiusi sinteticamente dall’espressione “fare la
posta” che comprende
l’aspettare, l’inseguire, il raccogliere informazioni sulla
“vittima”
e sui suoi movimenti,
comportamenti che sono quasi sempre “tipici” di tutti gli stalkers, al
di là
delle differenze rilevate di situazione in situazione.
Alcuni studi compiuti su questo fenomeno hanno distinto due categorie di
comportamenti
attraverso i quali si può attuare lo stalking:

1) La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive, che
includono tutti
i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie
emozioni, sui bisogni,
sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati
affettivi
amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio,
rancore o
vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di
comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms,
e-mail o
perfino graffiti o murales.
2) Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito dai
contatti, che
possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo
diretto
, quali
ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di
confronto diretto,
quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni.
Generalmente
non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie
in forme miste
in cui alla prima tipologia, in genere segue la seconda specie di
azioni.

Perché si possa parlare di “stalking”, occorre che si verifichino tre
comportamenti:

1) l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una
persona che
è designata come vittima in virtù di un investimento
ideo-affettivo
, basato su
una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente
immaginata
(in base alla personalità di partenza e al livello di contatto con la
realtà mantenuto);
2) lo stalker si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati
sulla
comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati da
ripetizione, insistenza e intrusività;
3) la pressione psicologica legata alla “coazione”
comportamentale dello
stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima
stalkizzata,
definita anche stalking victim, in uno stato di allerta, di
emergenza e di stress
psicologico
. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia
alla percezione
dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che
alla
preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria
incolumità.

Ero in depressione costante. Al mattino, al risveglio, il mio primo
pensiero
era: “Cosa farà oggi? Come farà ad essere presente ed assillarmi? Quante
volte scriverà?
Quante volte telefonerà? Farà la pazzia di venire qui?” Tutti i giorni.
Feriali e festivi.
Sempre. Si può vivere così? Si può vivere in collegamento continuo con una
persona con la quale non si vuole un contatto continuo?

Identikit del molestatore assillante

La coazione che connota il comportamento di stalking, e che
permette di delinearlo
anche giuridicamente, ha fatto ipotizzare che tale problema fosse una
forma di
“disturbo ossessivo”. Tuttavia, come è stato osservato, i disturbi
psicopatologici
ossessivi sono connotati da vissuti egodistonici relativi ai
comportamenti attuati
e, conseguentemente, da un malessere provocato dalle idee, dai pensieri,
dalle
immagini mentali e dagli impulsi ossessivi legati alla persecuzione.
Questi vissuti
di disagio e di intrusione in realtà non risultano presenti in genere
negli stalkers
che, al contrario, tendono perfino a trarre piacere dal
perseguitare.

Mi mandava messaggi di continuo. Mi telefonava di continuo. Avevo uno
stress addosso
che non mi permetteva neanche di relazionarmi normalmente con le
persone. Temevo sempre
di veder spuntare quella persona all’improvviso. Stavo perdendo
tutto. Restavo
chiuso in casa con il terrore di uscire. Ho perso degli amici perchè ho
tenuto per
giorni il telefono spento e non leggevo la mail, ho rovinato una
relazione d’amore, a causa della presenza
costante e incombente di quella persona. E quando a volte ho risposto al
telefono, la
sua voce era tranquilla, allegra. Sì, era felice della mia risposta, ne
era gratificata,
provava piacere. Quella persecuzione mi stava rovinando la vita. Non
riuscivo ad avere
relazioni normali con altre persone, senza tremare, senza subìre il
condizionamento
dovuto alla sua presenza…

È molto importante sottolineare che lo stalking non è un fenomeno
omogeneo; pertanto,
risulta difficile far rientrare i molestatori assillanti in una
categoria diagnostica
precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria
patologia mentale di
riferimento. Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo
mentale
e, anche se
esistono alcune forme di persecuzione nascono nel contesto di un quadro
psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come
non esiste
sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.

Ciò che è importante comprendere è che dietro a comportamenti di
molestia simili
possono celarsi motivazioni anche molto differenti tra loro. A questa
conclusione si
è giunti in seguito a studi che hanno esaminato il profilo psicologico
di numerosi
stalkers e, sulla scorta dei quali, si è giunti ad individuare cinque
tipologie di
stalkers, distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da motore
motivazionale.

1) Una prima tipologia di molestatore insistente è stata definita “il
risentito”
. Il
suo comportamento è sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o
di un torto che
ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta.
Si tratta di
una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine
della persona e
poi la persona stessa
. Il problema più grave è legato alla scarsa
analisi della
realtà
: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri
comportamenti
che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro
volta a
rinforzarli.
2) La seconda tipologia di stalker è stata denominata “il bisognoso
d’affetto”
, una
tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni
che possono
riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene scelta
attraverso
una generalizzazione che la rende vicina al “partner o amico/a ideale”,
una persona che si ritiene
possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la
propria mancanza di
amore o affetto
. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e
reinterpretato
sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e
superare qualche
difficoltà psicologica o concreta. L’idea di un rifiuto, vissuto come
un’intollerabile
attacco all’Io, viene respinta con grande energia e strutturando un’alta
difesa
basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro, delle sue
reazioni e
della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.
3) Una terza tipologia di persecutore è quella definita “il
corteggiatore incompetente”
,
che tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente
competenza
relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e,
quando non riesce
a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo
tipo di molestatore
è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione
della stessa
vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando
persona
da molestare.
4) Esiste poi “il respinto”, un persecutore che diventa tale in
reazione ad un
rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a
vendicarsi
per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando
comportamenti
estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle
reazioni
negative manifestate dalla vittima
: la persecuzione infatti rappresenta
comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita
totale
,
percepita come intollerabile. Nella psicologia di questo tipo di
“inseguitore
assillante” gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento
sviluppato che è
una delle forme di tipo insicuro, in grado di scatenare angosce legate
all’abbandono
che creano una tendenza interiore, più o meno consapevole, a considerare
l’assenza
dell’altro come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé.
5) Infine, è stata descritta una categoria di stalker definita “il
predatore”
e
costituita da un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con
una vittima che
può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita
questo tipo
di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto.
Questo genere
di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da
persone con disturbi
nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.

Solitamente, nella stragrande maggioranza dei casi, il meccanismo è
lo stesso
delle violenze di genere, pertanto di solito lo stalker è un uomo, e la
vittima è una donna.
Trovarsi nel caso opposto, che è raro, essere cioè uomo-vittima,
inseguito da una stalker-donna, è
deprimente. Se si cerca di raccontarlo, non si viene creduti. Gli
altri perdono fiducia
nella vittima, poichè a livello sociale si percepisce che in qualche
modo l’uomo in
quanto tale debba aver dato dei segnali positivi
, che hanno magari
fatto scattare i
meccanismi nella stalker. La mia stalker apperteneva contemporaneamente
alle categorie
1) 2) e 4). Impossibile liberarsene, se non per tempi inferiori alle 48
ore. Poi
tornava all’attacco. Tornava ad essere presente.
E l’incubo ricominciava. Iniziavo a stare male anche fisicamente, con palpitazioni cardiache, mal di testa, nervi sempre tesi.

La vittima e il legame con il suo Stalker

Molte persone che subiscono molestie assillanti sono donne di un’età
frequentemente
compresa tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia, alcuni tipi di persecuzioni,
quali ad esempio
quelle legate al risentimento o alla paura di perdere la
relazione
che nasce
dall’essere respinti, sono rivolte principalmente a donne tra i 35 e i
44 anni. In
alcuni casi invece (come quello che stiamo testimoniando), le vittime
sono uomini
tra i 36 e i 45 anni
. In ogni caso, oltre l’80% dei casi di stalking
vede le
donne come vittime.
Alcuni studi sul fenomeno in esame hanno mostrato dei risultati
interessanti che
servono a riflettere ulteriormente sulle caratteristiche delle vittime
di stalking e
sull’importanza della relazione che, spesso solo nella mente dello
stalker, si instaura
con tutta la capacità di influenza che può esercitare una relazione
reale. A questo
proposito si è riscontrato che esiste una “categoria sociale a
rischio di stalking”

rappresentata da tutti gli appartenenti alle cosiddette “professioni
d’aiuto”
,
vale a dire i medici, gli psicologi, gli infermieri e ogni altra sorta
di “helper”. Spesso le vittime sono anche amici dello stalker, che in passato gli hanno dato una mano a superare momenti difficili. Generando situazioni di “dipendenza” che possono poi ri-palesarsi dopo anni.

Ho provato a dire che non doveva più contattarmi in alcun modo. Ma mi
sono
accorto molto presto che traeva piacere da questo, e continuava a fare
pressione.
Non c’è niente di peggio del finire in cura da uno bravo perchè si
subiscono queste
autentiche violenze psicologiche. Ma era tutto inutile, la stalker non
si toglieva
dai piedi. Inutile chiedere aiuto: la risposta che ottenevo era “beh sei
un uomo,
se lo fa è perchè le hai dato speranze, ti sei mostrato disponibile. Ci
sei stato.”
Finchè un giorno, il bisogno di riprendere in mano la mia vita mi fece
commettere
un grave errore, ma la situazione era davvero disperata. L’errore fu
dirle “palesati,
fatti vedere, incontrami, così lo vedi da vicino che non ci può essere
nessuna
relazione tra noi, tanto che sono freddo e distaccato”. No, non funziona
così, non
c’è alcun bisogno di essere freddi e distaccati. Provate a pensare a quale
meravigliosa gratificazione è per uno stalker, sentirsi dire dalla
vittima “incontriamoci”.
Ma io avevo bisogno di risolvere la situazione e uscire dall’incubo. Ad ogni
costo. Non volevo più essere vittima. Ma il problema è che prima di
tutto bisogna
acquisire la consapevolezza di essere vittima
.

Tecniche di comportamento Antistalking

Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è
possibile
generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che
devono essere
adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori.
Esistono tuttavia
alcune regole utili:

1) Innanzitutto, inutile negare il problema. Spesso, dal momento che
nessuno
vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in
pericolo,
finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker, come
successo al
nostro testimone diretto. Il primo passo è
allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare
delle precauzioni maggiori
rispetto a quelle adottate dalle persone che non hanno questo problema.
Occorre informarsi
sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti
volti a scoraggiare,
quando è possibile, gli atti di molestia assillante.
2) Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire
una relazione
indesiderata
, come nel caso del nostro testimone, è necessario
essere fermi nel
“dire di no” una sola volta e in modo chiaro.
Altri sforzi di convincere il proprio persecutore, comprese improvvisate
interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto
e di cure,
saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi
rappresenteranno dei
rinforzi, in quanto attenzioni
. Anche una telefonata di rabbia o una
risposta negativa
ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking.
3) Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in
questo caso,
le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio
cercare di
ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi
quella su cui il
molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la
suoneria e
rispondete gradualmente sempre meno.
4) Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi
prendere dalla
rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi
subiti.
5) È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per
chiamare
in caso di emergenza.

Chi mi stava attorno, e vicino, assisteva a tutta l’ossessione
continua. E
paradossalmente stava male, male quanto me. Anche perchè non aveva più
completa fiducia in me, visto che partiva dal presupposto che io avessi
incoraggiato – o quanto meno permesso – tale comportamento.
Io stavo psicologicamente male, anche lei. stavamo tutti male. Sono
stati mesi
di cui difficilmente perderò il ricordo. Ancora oggi, mentre dormo, sogno il
trillo del telefono. Ancora oggi, mi aumenta il battito cardiaco quando
apro la posta.

Le conseguenze dello Stalking
Molto spesso, soprattutto a causa di norme giuridiche che limitano gli
interventi
di prevenzione alle sole situazioni di emergenza, i comportamenti di
stalking possono essere
protratti a lungo con conseguenze psicologiche negative
principalmente per
la vittima
, ma anche per chi agisce e, talvolta, per chi lo
osserva
.
La vittima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene
perseguitata, rischia
di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze
dello stalking
infatti, per chi lo subisce, sono spesso diverse e si trascinano per
molto tempo. In
base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono
determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche
flashback e veri
e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress.

Il pubblico degli episodi di stalking può essere il ristretto pubblico
familiare o
il/la partner della vittima che, identificandosi empaticamente alla
vittima, può
sviluppare preoccupazioni per
la persona cara o forme vicarie di paura ed ansia. In certi casi, come
quello del
nostro testimone, lo stalker può ottenere di distruggere la relazione
sentimentale
della vittima con il proprio partner.

Mi braccava. Mi braccava come una preda, per ridurmi all’angolo,
rubarmi la
vita. E riuscendo anche ad isolarmi. Si dice che spesso la vittima,
soprattutto
se donna, si vergogna di parlarne, sentendosi in colpa per la situazione
e pensando
di averla in qualche modo causata. Tranquilli, vale anche per gli
uomini. E’ esattemente
la stessa situazione. Con l’aggravante che quando è l’uomo ad essere
vittima di
una violenza di genere, ha meno strumenti. A chi va a raccontarla? Se si
ribella, e
la stalker per vendetta dice che
è lui che l’ha stuprata, tutti crederebbero alla donna. Forte di questo, la
stalker sa profferire minacce. Minaccia di parlare con la famiglia,
minaccia di
parlare con la partner della vittima. Tutto questo mette in una situazione
soffocante, che fa anche desiderare di morire.
Quando la stalker è una donna, può essere una ex respinta o una innamorata
non ricambiata.
Anche se è più difficile che in questo caso si arrivi alla violenza
fisica, ci
possono essere però tutte le altre molestie: telefonate spesso mute,
messaggi, finte
telefonate di “telemarketing”, e-mail apparentemente innocue sotto falso
nome,
strane telefonate, lettere a lui, lettere anonime alle nuove fidanzate,
foto porno
in mailbox etc etc.
Una ragazza (niente affatto psicolabile!) che le ha provate tutte
per mettersi con me, non rassegnandosi. Purtroppo non c’è nulla da fare,
nessuna
denuncia possibile, un fastidio enorme (e non so ancora se è finito).
Per non parlare poi del grave dolore che si riceve se ci si sfoga con un
amico o con un collega di lavoro (uomo), che nella maggior parte dei casi
risponderà: “scopatela, no? vedi che poi le passa”.
Ma ve lo ricordate il film “Attrazione fatale”?

Per approfondire:
Osservatorio Nazionale
Stalking

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in documenti, provocazioni, ricerche, stress. Contrassegna il permalink.

10 risposte a .: Stalking :.

  1. storie ha detto:

    Ne so qualcosa. A me è successo… ho avuto uno stalker piuttosto tattico e per di piu con una posizione lavorativa che gli consentiva di fare cose piuttosto strabilianti…
    Un incubo!

    Per una donna inoltre si aggiunge anche la paura di aggressioni fisiche.. e naturalmente la facilità con cui nasce dentro noi donne il senso di colpa…

    Ci è voluto tempo per risolvere. Un giorno capii che ero io a mettermi nella posizione per essere vittima. E’ un fatto prima di tutto mentale. Se si riesce a non esserne sollecitati allora si è gia fuori da tunnel. Un po alla volta riuscii a non sentirmi spaventata, preoccupata o infastidita da tutti i suoi sms, chiamate, mms, mail minacciose, ricatti di vario tipo minacciando miei familiari o affetti..

    Quando finisce dentro la vittima lo stato di ansia, di paura, di timore che egli/ella riesca a mandarci a puttane la vita, allora anche l’effetto dei suoi gesti si smonta.

    che mondo gente!

  2. zanzaretta ha detto:

    Brrrrrrrrr letto tutto d’un fiato.
    Terrore! Non mi sono mai trovata in una situazione del genere, ma credo che morirei dal terrore… 😦

  3. rigirandola ha detto:

    Ciao. Il tuo testimone anonimo ad un certo punto dice, riferendosi alla tipa che lo perseguita: “per niente psicolabile”, su questo avrei dei dubbi. Il tuo testimone continua a “difendere” quella persona” e se stesso. Forse sono entrambi psicolabili, senza volerlo ammettere.
    Beh…questo è il mio modesto parere.
    🙂

  4. ilpizzo ha detto:

    Cavoli se mi ricordo attrazione fatale, un film che fa passare la voglia di avventure occasionali…

    Una mia amica si è trovata per un po’ di tempo in questa situazione (tipologia del respinto) e certi giorni erano proprio pesanti. Adesso sembra che il tipo si sia rassegnato, speriamo bene…

    Un saluto

  5. nome04 ha detto:

    ROMA – Il suo avvocato giura che non c’era malizia in quello sguardo ma il giudice non gli crede. Il trentenne colpevole di aver guardato con troppa insistenza una viaggiatrice del treno regionale Lecco-Sondrio, è stato condannato a dieci giorni di reclusione per molestie e 40 euro di multa.

    I fatti risalgono a tre anni fa ma la sentenza è stata emessa solo ora. La vittima, una donna di 55 anni, in aula non si è presentata. Le sue accuse sono scritte in un verbale della polizia ferroviaria consegnato a un agente della stazione di Lecco. Neppure uno scambio di parole tra i due; nessun complimento. Solo quello sguardo insistente. Il giorno prima, aveva raccontato la signora, quell’uomo si era seduto vicino a lei e l’aveva costretta a spostare anche il cappotto pur di starmi vicino. E il giorno successivo, ancora sul treno, l’aveva guardato a lungo.

    “Poco, troppo poco”, sostiene Richard Martini, difensore dell’uomo. “Per condannare un incensurato e rispettabilissimo signore di trent’anni serve altro”. Annuncia appello l’avvocato perché in quell’aula di tribunale non si è presentato un solo testimone a convalidare la tesi della donna, e perché il giorno successivo alla denuncia due agenti in borghese avevano seguito l’indiziato in viaggio verso Milano e non avevano notato nel suo comportamento nulla di esecrabile.

    La sentenza, definitia “ingiusta” dall’avvocato, ha suscitato giudizi contrastanti. “Se adesso non si può neppure lanciare uno sguardo verso una bella donna, come faremo noi uomini?”, ha detto un impiegato del palazzo di giustizia di Lecco. Diverso il commento di una sua collega convinta, come il giudice, che “un’occhiata appiccicosa può essere molesta quanto una frase volgare o un corteggiamento assillante”. All’imputato resta il beneficio di non dover scontare la pena: i dieci giorni di condanna sono stati cancellati dall’indulto.

  6. lorypersempre ha detto:

    Ci sono passata l’anno scorso con la mamma di un’amichetta di Chicca che era oltre l’asfissia.
    Fortuna che è durata una mesata scarsa poi, a forza di negarmi/ci, sono riuscita a troncare il tutto.
    Purtroppo non è stato gradevole.
    Leela

  7. utente anonimo ha detto:

    IO per uno psyco del genere ho dovuto chiudere un blog perche’ mi stavo angosciando…
    Inoltre, per masturbazioni assillanti al telefonino, ovviamente anonime, ho un numero fermo da diversi mesi… non mi va proprio di accenderlo, quel telefono.
    Leggo qua che non e’ un atteggiamento molto utile, soprattutto se la persona in questione sa chi sono (mi chiama per nome ma non capisco chi sia), ma non so che farci… mi mette angoscia accenderlo X_X
    Saluti,
    I.

  8. macca ha detto:

    Ma, sai, e se alla fine avessero ragione loro, i Romani?
    Io ne dubito, ma, come al solito, bisogna meditare sul fatto che il “PD” si sta rivelando ben poca cosa, almeno fino ad adesso.
    E paga le sue scelte.
    Daniele

  9. utente anonimo ha detto:

    Mai dire mai nella vita, ma quando mi sono capitate persone troppo insistenti, e di matti ne ho incontrato… ho subito stroncato sul nascere.
    Quello che è più inquietante in queste situazioni è quando coinvolgono anche i tuoi familiari.
    Già è difficile mostrare sangue freddo e strafottenza, davanti a queste persone, dover poi spiegare ai familiari che sta succedendo è sempre molto seccante!
    Mi domando se c’è una tipologia di “vittima” che prediligono…

    Elisewinfox

  10. hunappygirl ha detto:

    Bè, visto che in pratica sono un caso di cronaca, questa non poteva scapparmi e allora per ben tre anni ho avuto a che fare con l’ex. Persecuzioni telefoniche, pedinamenti, aggressioni verbali non solo a me, invasioni di diverso tipo… Il più delle volte non uscivo di casa, se non accompagnata, perchè lui era sotto il mio palazzo, o fuori da un negozio o pronto a sbucarmi dietro l’angolo. Leggendo l’articolo riconosco tutto, anche dei miei errori, che tra l’altro mi verranno utili perchè quando può ricomincia.
    Stavolta cercherò di essere meno “vittima”, vediamo che succede (ma spero sempre che finalmente si metta con un’altra e mi lasci in pace).
    Un saluto e grazie dei tuoi post, sempre utilissimi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...