.: Acciaio radioattivo: come fare appositamente confusione :.

Ce la ricordiamo la storia dell’acciaio radioattivo? Per regola dovremmo ricordarla, visto che è recente: datata
marzo 2008. Tuttavia, se c’è qualche smemorato in giro, una rinfrescata può trovarla anche su
Archivio Nucleare.
Comunque, la storia sembra finita bene. L’acciaio, contaminato da Cobalto 60, è arrivato dalla
Cina e le nostre fonderie, contente di avere a disposizione acciaio a basso costo, l’hanno
prontamente comprato per lavorarlo ed immetterlo sul mercato. Ed evidentemente dovevano essere
davvero contente, visto che quelle maledette 30 tonnellate sono arrivate a La Spezia e in pochi
giorni si sono diffuse fino a Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova. E
ovviamente nessuna industria acquirente, oh poveretta, aveva immaginato neanche lontanamente di
fare un’analisi su un campione di materiale… (che ovviamente per i semilavorati non è un
obbligo di legge!
). Proviamo a pensare, visto che si parla sempre
di incidenti sul lavoro, cosa ne sarebbe stato dei lavoratori di quelle imprese, che avrebbero – del
tutto ignari – lavorato esposti al Cobalto 60. Ma per carità, non parliamo male degli industriali
e della loro adorata e potente organizzazione di categoria….
Per fortuna, stavolta i carabinieri sono arrivati appena in tempo. L’acciaio è stato sequestrato,
e tutti felici e contenti per lo scampato pericolo. Il 4 marzo la notizia già era sparita dai
mass media e archiviata come appartenente al passato.
 

Chi frequenta questo spazio di sfogo personale, in generale, lo frequenta da tempo. Qui sono di più
i visitatori abituali che quelli nuovi. Pertanto, chi passa di qua oramai mi conosce bene. Spesso
addirittura senza conoscermi di persona. La conseguenza è che chi legge – ancora prima di me
stesso – già sa una volta appresa la notizia che domande mi sono posto. Quindi sapete benissimo
che tipo di ricerche ho fatto e dove voglio arrivare 🙂
Una volta letta la notizia, siccome in Italia non abbiamo siti di deposito di scorie nucleari
che non siano palesemente illegali e fuori da ogni norma, mi si è accesa in testa questa lampadina: dove è andato a
finire l’acciaio una volta sequestrato? Che forma di smaltimento/deposito è stata inventata?
(ho detto apposta inventata e non adottata, non è un errore)
 

Prima di tutto, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Avevo una traccia, e la stavo
seguendo, ma non avrei potuto seguirla fino in fondo, se non fosse stato per Melita
(che ringrazio), una vecchia amica giornalista slovena con cui sono in contatto fin
dagli anni ’90, dai tempi della prima guerra in Jugoslavia. Per chi si fosse perso per strada
la mia attività giornalistica in Est
Europa, rinvio a questo vecchio post.
 

Ma torniamo a noi. Si può leggere tutta la documentazione giudiziaria che si vuole, ma
non si trova da nessuna parte dove sia stato depositato il materiale radioattivo. E già
questa non è una bella cosa…
La pista che avevo è che tutto l’acciaio radioattivo, che come abbiamo visto era
oramai dislocato in città di tutta Italia, è stato tutto quanto radunato nel porto
di Brindisi. Eh beh… se non è una traccia questa. Non perchè sia Brindisi, ma
perchè è il porto. E c’è una cosa sola che si fa, nei porti (almeno di solito).
Non solo, è un porto adriatico. Per questo ho tirato in ballo Melita, perchè
è una che di Adriatico ne capisce. Però non ha avuto alcun bisogno di sguinzagliarsi
a cercare in tutti i porti perchè, come ha saputo da una giornalista che si chiama
Vukicevic, che 30 tonnellate di acciaio radioattivo fosse comparso come per magia
in Croazia
era già noto. E già il 5 marzo ne hanno parlato alcuni giornali
croati, ma non quelli italiani.
Ma qua viene il bello: c’è qualcosa che sfugge!
Da parte italiana, potevano esserci due risposte possibili:
1) L’abbiamo mandato lì per lo stoccaggio, in attesa del processo.
2) Non è quell’acciaio lì, è altra roba, magari un’altro pezzo del carico originale
proveniente dalla Cina.
Invece di una di queste due risposte, c’è stato solo silenzio.
Non sappiamo, a meno di non volere fare ipotesi azzardate, se si tratta di quell’acciaio
trovato in Italia o se sono altre 30 tonnellate. Quel che sappiano è che il
destinatario del carico, a quanto mi dicono dalla Croazia, è uno smaltitore privato.
 

Qui in Italia, silenzio assoluto, ma in Croazia si è alzata la caciara. Con tanto
di indagini di polizia e – forse – futuro incidente diplomatico.
Sui giornali croati si è letto sempre lo stesso titolo: “Acciaio radioattivo
dall’Italia portato in Croazia”.
Per ora, quel che si sa (da parte Croata) è che sono confermati i sospetti secondo cui l’acciaio
cinese giunto in Italia, si trova adesso in Croazia.
Lo afferma l’Istituto nazionale croato per la protezione contro le radiazioni
nucleari
, aggiungendo ovviamente che non vi è alcun pericolo per la popolazione
locale.
Destinazione Croazia, quindi? Chi lo sa… Fatto sta che
il governo d’oltreadriatico, non ci sta. E fa bene. A tale proposito, alcune fonti
governative croate (che non sono riuscito ancora ad individuare, ma spero sia questione di ore),
hanno richiesto alla loro magistratura ulteriori indagini al fine di verificare il percorso
dell’acciaio, verificare se sia avvenuto sotto controllo di forme di criminalità organizzata,
che, come è accaduto già altre volte, trasporta sul territorio croato una grande quantità di
materiale radioattivo proveniente da altri stati.
 

“L’importazione di materiale radioattivo è contraria alla legge”, scrive in un comunicato il Ministero dell’Ambiente croato, sottolineando che fino a questo momento non avrebbe dato alcun permesso in tal senso.
È ovvio tuttavia, che le organizzazioni criminali non agiscono con i permessi, e utilizzerebbero
dei punti d’accesso alle frontiere e dei forti collegamenti presso il Consiglio delle Dogane croato
(Attenzione!: Questa informazione è trapelata tra i media croati, non è confermata ed io
non ho strumenti per verificarla! Ok? Ci siamo capiti?).
 

La Croazia, tuttavia, non deve affrontare solo i gravi problemi nella gestione dei rifiuti
radioattivi esteri, ma anche dei propri. Il governo croato ha infatti sottoscritto un accordo con la Slovenia per l’istituzione di un fondo comune per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi della centrale termonucleare di Krsko. Al momento non è stato ancora chiarito dove verranno depositati i rifiuti, considerando che la Croazia non può sostenere al momento i costi per il trasporto in altri Stati.
 

Ma le domande sono altre.
La prima è quella più ovvia: è davvero l’acciaio sequestrato in Italia quello che
ha attraversato l’Adriatico? O no?
E poi… Chi? Cioe… intendo dire:
Chi ha mandato a Brindisi quell’acciaio? Chi l’ha imbarcato? Con quale compagnia di trasporto?
Che intermerdiari sono stati usati? Come è stato scelto il destinatario? Quanto è stato
pagato? Perchè diavolo i media italiani non ne sanno nulla?
Poi, ci sono domande ancora più gravi… ma quelle sono certo che le avete intuite.
Chi vuole aggiungere nuove domande… può farlo nei commenti.
Tutte domande alle quali non abbiamo risposte, così come potrebbe anche darsi che in
Croazia tutti abbiano preso un granchio… Anzi, ci auguriamo che sia tutto un granchio.
Ma questi dubbi profondi non possono certo impedire a noi, in Italia, di sollevare
qualche ragionevole dubbio. Perchè vorremmo delle risposte.

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7 risposte a .: Acciaio radioattivo: come fare appositamente confusione :.

  1. Comicomix ha detto:

    Una storia che fa rabbrividire…

    Un saluto.

    Mister X di Comicomix

  2. lorypersempre ha detto:

    Ti posso dire, per quanto ne so io, dov’è andato a finire il grano radioattivo contaminato dal disastro di Chernobyl. Pare che fu miscelato con grano “pulito” fino a raggiungere una soglia di radioattività accettabile. E’ stato, quindi, sepolto nelle nostre ignare… pance.
    Peccato che l’acciaio non sia (ancora) commestibile sennò avevamo già trovato un nuovo sistema di smaltimento 😦
    Leela

  3. Sydbarrett76 ha detto:

    “Ma per carità, non parliamo male degli industriali e della loro adorata e potente organizzazione di categoria….”

    ma come, non hai sentito quello che dice Uolter? siamo amici, gli industriali ci vogliono bene, non esiste più la lotta di classe, il Padrone ti AMA (quando non ti ammazza)

  4. alex321 ha detto:

    Se mi riempie la fabbrica di cobalto 60… deve volermi bene parecchio :)))

  5. utente anonimo ha detto:

    ciao alex.

    ti scrivo dal mio nuovo posto di lavoro.

    sempre meno tempo… quando ci si vede?

  6. pieroC ha detto:

    Ma certo che ci amano (gli industriali), ci spremono come limoni, e dopo …. ci mettono a riposo, ma non si curano se abbiamo la possibilità di riposarci.
    Operaio si suicida perché non gli rinnovano il contratto.

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