.: Anniversari di oggi. Mula Mustafe Bašeskije :.

Oggi è il compleanno di
Lui. Nessuno gli fa gli auguri?

 

Passiamo a cose più serie che è meglio.

Era il 5 febbraio 1994, quando l’assedio di Sarajevo raggiunse il suo
picco più terribile. Quel giorno, si consumò quella che è passata alla storia
come la strage del mercato coperto, situato in mula Mustafe Bašeskije.

Morirono in un solo attimo 69 persone, con un contorno di almeno 200 feriti.
 

Per capire quella strage, bisognerebbe tornare indietro nel tempo, cosa che
intendo fare solo parzialmente. Sul come la guerra in Jugoslavia sia arrivata
a Sarajevo, già scrissi molto abbondantemente a stampa (all’epoca Internet
non c’era) nel 1995, con l’assedio ancora in corso. Un opuscolo che veniva distribuito
ai banchi informativi sulla guerra in Bosnia, lungo una sessantina di pagine. E
siccome sono passati
anni, e non trovo neanche sottomano una copia (mi sa che è rimasta a Napoli mentre
ora sono a Roma), meglio partire dall’inizio dell’assedio stesso.
 
E’ stato il più lungo assedio nella storia bellica moderna, infatti è durato dal
5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996. Roba che a confronto anche l’assedio di
Leningrado impallidisce.
Partiamo allora proprio da quel 5 aprile 1992. Era il giorno della dichiarazione di
indipendenza della Bosnia-Erzegovina, dichiarazione giunta dopo già oltre un anno
di guerra. Quel mattino, presero il via manifestazioni di massa contro la guerra,
e il gruppo maggiore di manifestanti si diresse verso il palazzo del Parlamento. I
soldati serbi iniziarono a sparare sulla folla dalla sede del Partito Democratico
Serbo, uccidendo due persone. Nello stesso giorno, i paramilitari serbi attaccarono
l’Accademia di Polizia di Sarajevo, posizione di comando strategica a Vraca, nella
parte alta della città.
I manifestanti ed i patrioti bosniaci però non avevano fatto i conti con la
JNA (Jugoslovenska narodna armija – Armata Popolare Jugoslava). Infatti,
le forze della JNA si erano mobilitate già da qualche settimana, prendendo
posizione sulle colline che circondano la città. Proprio in previsione (politica,
prima ancora che militare) della dichiarazione di indipendenza. Il governo
provvisorio bosniaco, ancora prima della dichiarazione di indipendenza, aveva
chiesto formalmente al governo della Jugoslavia di ritirare quelle forze. Il
governo di Miloševic acconsentì a ritirare i soldati, ma solo quelli che non
erano di nazionalità bosniaca
, cioè praticamente un numero assolutamente
insignificante
.
Non appena il 5 aprile le manifestazioni degenerarono in sparatorie, la JNA
iniziò a chiudere gli accessi alla città. Chiudendo dentro non solo i cittadini
bosniaci, ma anche gli stessi connazionali serbi. Manovra fatta apposta, per
scatenare scontri tra fazioni all’interno di una città dalla quale non si poteva
uscire.
Il 2 maggio 1992 fu attuato sulla città il blocco completo: le principali strade
che conducevano in città furono bloccate, così come i rifornimenti di cibo
e medicine
. Non solo. La JNA provvide anche a tagliare
l’acqua, l’elettricità ed il riscaldamento
.
Il numero dei soldati serbi intorno a Sarajevo era inferiore a quello dei
difensori bosniaci nella città; i primi erano però meglio armati. Dopo
il fallimento dei tentativi iniziali di assaltare la città con le colonne
armate della JNA, le forze di assedio bombardarono continuamente indebolendo
la città dalle montagne, partendo da almeno duecento bunker rinforzati.
I rapporti indicano una media di circa 329 bombardamenti al giorno durante il corso dell’assedio, con un massimo di 3.777 bombe sganciate il 22 luglio 1993. Gli incendi causati dalle bombe danneggiarono seriamente le strutture della città, inclusi gli edifici civili e culturali. Dal settembre 1993, i rapporti sottolineano il fatto che tutti gli edifici di Sarajevo sono stati danneggiati, e 35.000 completamente distrutti. Tra le costruzioni obiettivo dei bombardamenti vi furono anche ospedali e centri medici, centri di comunicazione e media, centri industriali, edifici del governo, militari e dell’ONU. Tra i danneggiamenti più rilevanti ci furono quelli della Presidenza della Bosnia Erzegovina e della Biblioteca Nazionale, che bruciò completamente insieme a migliaia di testi non più recuperabili.
 

Sono stati proprio i bombardamenti della città a contribuire pesantemente al numero delle
vittime. Le uccisioni di massa sono state dovute principalmente all’impatto di ordigni mortali,
ed è stato questo, in pratica, l’unico “argomento” che ha avuto molto scalpore in Occidente.
Il 1° giugno 1993 15 persone rimasero uccise e 80 ferite durante una partita di calcio. Il
12 giugno dello stesso anno 12 persone furono uccise mentre facevano la fila per l’acqua.
In questo quadro, si arrivò a quel fatale 5 febbraio 1994, quando un colpo di
obice colpì in pieno il mercato coperto, dove la gente era in fila in attesa di qualcosa
da mangiare
.
 

L’accordo per il “cessate il fuoco” fu raggiunto solo nell’ottobre 1995. Ma non bastò.
Fu necessaria la pressione della forza internazionale ONU. Ma la risposta serba fu
un raid contro un sito di raccolta delle armi dell’ONU. A quel punto scattò la rappresaglia
internazionale, culminata con un’azione da parte dei jet della NATO, che attaccarono
depositi di munizioni serbe e altri obiettivi militari strategici. Solo dopo questa
prova di forza i combattimenti diminuirono, e i serbi persero via via sempre
più terreno nell’area di Sarajevo. Il riscaldamento, l’elettricità e l’acqua poterono
finalmente tornare in città, ed il 29 febbraio 1996 l’assedio fu finalmente tolto.
 

Tolto l’assedio, si è scoperto definitivamente quel già si sapeva, cioè che
in città le forze armate bosniache erano praticamente assenti, pertanto tutto l’assedio
è stato condotto contro la popolazione civile.
Solo nel giugno 2003 si è concluso il processo contro il generale Stanislav Galic,
a capo dell’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1994.
Durante i 32 mesi nei quali Galic è stato a capo delle operazioni, almeno
1.185 Sarajevesi furono uccisi e 4.701 feriti. Galic si è proclamato innocente
di fronte alle accuse di crimini contro l’umanità e di violazione delle leggi e
costumi di guerra.
 

Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, Sarajevo conosceva l’assedio più lungo del ventesimo secolo: 1350 giorni in totale. E questo sotto gli occhi del mondo intero! Agli ordini – in particolare – del
generale Stanislav Galic, la città e i suoi abitanti erano regolarmente e sistematicamente
presi a bersaglio, i civili erano nel mirino dei cecchini e le vie esposte ai colpi di
mortaio. Obiettivo: uccidere e ferire, certamente, ma anche e soprattutto terrorizzare
una popolazione sguarnita, disarmata e abbandonata da una comunità internazionale per
lungo tempo composta da assenti.
 

Il primo occidentale a poter rientrare dentro la città è stato
Christophe Solioz (a noialtri è stato permesso anche il solo spedire
aiuti umanitari soltanto dopo l’ottobre 1995, ma questa è un’altra storia
forte del mio passato, e magari la racconto un’altra volta).
Solioz, una volta stabilitosi nella città, iniziò a raccogliere le testimonianze
dei sopravvissuti (ne avrebbe raccolte 200).
Ce n’è una che mi ha impressionato molto. Ed è una barzelletta che ha raccolto
lì, che si raccontavano tra loro i bambini di Sarajevo:
 


Durante uno dei numerosi bombardamenti di Sarajevo, Huso si affretta a rifugiarsi
nella cantina del suo condominio. Nel cortile vede il suo amichetto Haso dondolarsi
su un’altalena da bambini.
“Hei, Haso – gli dice Huso senza fiato – tutta Sarajevo rischia di restarci. Salva
la pelle finchè sei in tempo…”
“Cosa credi… non mi sto dondolando… – risponde Huso – sto solo facendo
diventar matto un cecchino serbo…”


 

Per approfondire:


Rapporto delle Nazioni Unite sull’assedio
(in inglese)

Lista (non completa) delle persone uccise durante l’assedio
(in serbo-croato)

Sito ufficiale della città di Sarajevo
.
Voce Sarajevo di Wikipedia.
 

Per chi non lo sapesse, Sarajevo è gemellata con Napoli.
 

Sull’argomento, Alberto Bobbio ha scritto un ottimo volume nel
2005, a dieci anni di distanza. Per maggiori informazioni,
vedere qui.

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13 risposte a .: Anniversari di oggi. Mula Mustafe Bašeskije :.

  1. utente anonimo ha detto:

    ero piccola quando successe, ma leggere questo tuo post mi ha ricordato quando, con i miei, seguivamo con angoscia gli sviluppi al tg e tentavano di spiegarmi cosa stesse succedendo

  2. anggeldust ha detto:

    Bellissimo e utilissimo post…. avevo 8 anni…

  3. utente anonimo ha detto:

    se riuscissi a trovare il tempo……
    nguè….
    rigirandola

  4. lorypersempre ha detto:

    Mi sembra un gemellaggio molto, molto, molto significativo.
    Questo spiega molte cose.
    Leela

  5. acuacheta ha detto:

    Credo che la “barzelletta” dica tutto…

  6. utente anonimo ha detto:

    trovato il tempo…
    che tristezza, come sempre quando si mette il muso dentro i conflitti armati e che tristezza soprattutto per l’indifferenza-ordinaria- della comunità internazionale….

  7. utente anonimo ha detto:

    corro, si fa per dire, a comprare Bobbio e Iacuelli 2 e … l’opuscolo del 95? Ce lo fai avere?
    Grazie 🙂
    V.a

  8. VIQUE ha detto:

    anch’io ero piccola ma conoscevo questo orrore e rileggere fa venire i brividi;
    nessuno ha fatto gli auguri a Clemente
    ci uniamo ai non auguri
    🙂

  9. vintervila ha detto:

    Ho dei ricordi vivissimi di questa guerra; ero una bambina ma ricordo perfettamente telegiornali e immagini, e il Diario di Zlata lo lessi diecimila volte di seguito…
    Ho un vivo ricordo soprattutto dell’utilizzo dei cecchini. Ricordo che ero impietrita alla sola idea.

  10. 1KONAN ha detto:

    mi associo ai NON auguri…..a quello st_____

  11. VIQUE ha detto:

    grazie Alex; ho appena inserito una cosa della “proprietà” su un anniversario triste e ho aggiunto anche quello che hai scritto tu
    su Sarajevo e Mastella che sarebbe meglio dimenticare

  12. utente anonimo ha detto:

    Complimenti Alex per la seconda edizione.

    Emanuele

  13. utente anonimo ha detto:

    La foto del violino tra le macerie è terribilmente splendida, vorrei conoscere la fonte.

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