.: 27 novembre 1980 – 27 novembre 2007 :.

Quanto segue non è farina del mio sacco. Sia chiaro fin da ora.
E’ una lettera vecchia di oltre 20 anni, scritta da un parente
acquisito (e poi perduto) dalla famiglia di mio
padre, e finita nelle mie mani.
La pubblico qui, oggi, perchè verosimilmente è stata scritta proprio
il 27 novembre, di 27 anni fa. A quattro giorni dalla tragedia.
La metto qui, così com’è.
 

Ho le mani che sanguinano. Scorticate.
Nonostante i guanti pesanti. Non sono serviti a non rompermi le mani. Si sono invece
rotti i guanti. Devo scrivere piano, perchè ho le dita che mi fanno male.
La sera di domenica 23, ero in auto. Andavo a Bari, dove avrei dovuto essere per
lavoro il giorno dopo. Siccome dovevo essere lì presto, verso le 9.00 del mattino di
lunedì, e di solito all’alba la zona tra Campania e Puglia è piena di nebbia, ho
preferito partire la domenica sera, poco prima delle 19.00, dopo aver salutato la
mia compagna, e la nostra bellissima figlia di 4 mesi.
All’ora del terremoto ero in autostrada, più o meno all’altezza
di Lacedonia, quindi molto vicino all’epicentro. Nonostante questo, non mi accorsi
di nulla. Sono passato a breve distanza dall’epicentro del più grande terremoto della
fine del’900, senza praticamente avvertirlo.
Ho saputo del terremoto solo quando mi sono fermato ad un’area di servizio.
Ho cercato di mettermi in contatto con la mia famiglia, ma inutilmente, il black out
telefonico era totale. Dalle poche notizie che siamo riusciti ad apprendere dalla
radio dell’autogrill, che era sintonizzata su Radio Uno, capii che si trattava di
qualcosa di grosso, e che c’erano di sicuro molti morti, sparsi su tre grandi
provincie di due Regioni d’Italia. Ed io ero lì. Ero sano, e non potevo certo restare
su quell’area di servizio.
Così, con buona pace per il mio impegno di lavoro del giorno dopo, anche se la mia famiglia mi credeva
in viaggio verso Bari, uscii dall’autostrada, con in mente un nome, ripetuto più volte
dalla radio: Castelnuovo di Conza.
Vi sono arrivato solo a mezzanotte.
Quando uscii dall’autostrada piombai nel buio più fitto. I paesi, di solito
illuminati, erano al buio. Niente luci. Intere vallate senza elettricità. Il terremoto
doveva aver interrotto tutte le linee. Un buio surreale, ed allucinante.
Lo spettacolo che mi si parò di fronte a Castelnuovo, è stato il più allucinante della mia
vita, con cumuli di macerie dappertutto. Mi fermai vicino a quella che
sembrava essere una caserma. E lo era, erano carabinieri. Entrai e mi dichiarai disponibile
come volontario per i primi
soccorsi. I carabinieri mi spiegarono che era difficile, perchè non avevano alcuna
attrezzatura, niente fotoelettriche, niente luci artificiali, e al buio non si poteva
fare nulla. Non avevo neppure da mangiare.
Per inziare a scavare, fummo costretti ad aspettare l’alba.
I primi raggi del sole hanno rivelato uno spettacolo inimmaginabile: dappertutto c’erano
macerie e sole macerie, pochissime le case
in piedi. Ci mettemmo a scavare con le mani, con l’unica protezione dei guanti che, a noi
volontari, i carabinieri avevano dato in dotazione, e con mezzi di fortuna, insieme
agli abitanti che si erano salvati ed in grado di lavorare. La maggioranza era però come
inebetita. Sembravano in trance. Quando ci vedevano ci tiravano verso le proprie abitazioni, urlando e
piangendo, perché li aiutassimo a trovare i propri cari sepolti vivi. Purtroppo, invece
dei superstiti, man mano che scavavamo, cominciarono ad affiorare i primi cadaveri, ma
riuscimmo qua e là a trovare qualcuno ancora
vivo. Lavoravamo senza soste. Non si può spiegare in che stato eravamo già dopo
qualche ora. I guanti divennero inservibili subito, si lacerarono a furia di scavare tra le
macerie. Avevamo gli occhi lucidi per le lacrime, tanto era la drammaticità che
si viveva e tanta la commozione nel vedere i corpi straziati e i parenti piangere la
perdita chi di un figlio, chi della moglie, chi di un genitore. Passammo tutto il giorno del 24 così. Solo a sera
mangiammo mezza scatoletta di tonno a testa, e i sopravvissuti
stavano peggio di noi.
Sinceramente, lo ammetto: ero galvanizzato dalla sensazione di fare qualcosa
di buono. Il giorno dopo sono arrivati i primi veri soccorsi, da Napoli, da Foggia, da Roma. Ho
scaricato camion, cucinato e lavato piatti, ho portato
abiti e cibo nelle campagne vicine, mentre i carabinieri e la protezione civile
scavavano ancora.
Il 25 abbiamo ripreso a scavare perchè i carabinieri hanno avuto altro da fare,
un grosso problema: quello dei cani randagi. Operavano in piccoli branchi. Durante i
primi giorni, li abbiamo sorpresi a mangiare i cadaveri. Ma li abbiamo visti
attaccare anche i superstiti, e qualche volta hanno attaccato anche noi. Quindi, i
carabinieri si sono dovuti occupare del
tenere lontani i cani, anche sparando.
Rimarrò qui ancora 12 giorni, poi arriveranno altri volontari, dicono, a darci
il cambio. Quando tornerò, non spaventatevi. Sarò scandalosamente sporco. Qui ci
si lava solo il viso, con la neve, facendola sciogliere su una stufa a legna. L’acquedotto
è ancora interrotto, e non si sa per quanto tempo non arriverà l’acqua. Arrivano le
autobotti da Napoli, è vero, ma quell’acqua va usata per bere.
Insomma, non spaventatevi, mi troverete con la barba lunga e con qualche chilo in meno. I
miei vestiti, andranno direttamente nella spazzatura.
Per fortuna ci hanno detto che oggi arriverà un furgone della Posta, così potrò
almeno mandarvi questa lettera, visto che i telefoni ancora non funzionano ed i
carabinieri non hanno il tempo di mandare comunicazioni che non siano strettamente
di servizio.
Vi abbraccio tutti, e torno a scavare.

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15 risposte a .: 27 novembre 1980 – 27 novembre 2007 :.

  1. fraba ha detto:

    emozionate e commovente. una testimonianza vera di una tragedia il cui ricordo è legato solo agli sperperi ed alle ruberie. Di quei morti, e di chi li scavò dalle macerie, si è persa la memoria.

  2. storie ha detto:

    cazzarola! che storia! davvero emozionante…

  3. utente anonimo ha detto:

    ah, però che uomo dal grande cuore…
    ciao Alex, bacio grande!
    Dilania

  4. keroppa ha detto:

    Oh, be’, non proprio tutto è andato perduto. Qualcuno che serba queste memorie ancora c’è.
    Qui, qui, ma soprattutto qui. Poi ci sarebbero le voci, qui, della terra e della gente, a volerle ricordare.

    Vi abbraccio tutti, e torno a scavare. Impressionante, sì. Grazie Alex.

  5. alex321 ha detto:

    Grande Keroppa! Avevamo bisogno, di quelle immagini…
    Grazie!

  6. lucanellarete ha detto:

    ha fatto quello che avremmo fatto tutti, probabilmente, mettendo tutte le nostre forze e il nostro cuore a disposizione, perché è stata la generosità di persone comuni come quest’uomo a fare la differenza in questa immane tragedia
    bellissimo post
    ciao
    luca

  7. ladolcetempesta ha detto:

    e un pugno nel cuore
    questa lettera ti porta
    direttamente su quelle macerie

  8. VIQUE ha detto:

    cosa di piu’ drammatico di quello che si e’ vissuto?
    “Sembravano in trance. Quando ci vedevano ci tiravano verso le proprie abitazioni, urlando e piangendo, perché li aiutassimo a trovare i propri cari sepolti vivi. Purtroppo, invece dei superstiti, man mano che scavavamo, cominciarono ad affiorare i primi cadaveri”
    io che non sono campana e che allora ero troppo piccola ho saputo dopo della tragedia delle speculazioni e mi arrabbio leggendo perche’ i soccorsi ufficiali erano in ritardo

  9. diana-lista ha detto:

    ciao.
    E’ bello far qualcosa per gli altri, è importante x noi stessi, sentirci utili;
    a me piace anche far da mangiare la sera, per chi arriva a casa, una cenetta calda è sempre bello trovarla!
    Così, dal micro al macro.
    Far qualcosa x un altro, x gli altri.
    E’ una sensazione che ci rende sopportabile il nostro egoismo.
    Non tutti siamo così.
    Ma spero ci arriveremo.
    Le tragedie arrivana, purtroppo.
    Si vedono gli altri nel dolore, si prova ad alleviarlo, con la nostra vita.
    X quanto riguarda il mio post, forse non hai compreso ancora che sono postati i miei sogni, quelli che mi rimangono in memoria…
    ciao alex, ciao e a presto.
    b.

  10. elisewinfox ha detto:

    Mette i brividi questa lettera, molto di più del ricordo della scossa e del dopo scossa, che ho io, vissuto all’epoca…

  11. lorypersempre ha detto:

    Semplicemente toccante.
    Peccato poi, che su quella tragedia, tante speculazioni e disastri siano nati… non ultimo quello dei rifiuti.
    Leela

  12. blablasonia ha detto:

    Ecco, io questo post l’avevo già letto ieri ma non riuscivo a commentare.
    Quello che posso dire è che leggendo questa lettera, mentre chi stava piangendo, morendo sotto le macerie, io stavo festeggiando il mio sesto compleanno. 😦
    E non mi ricordo nulla.

  13. mata63 ha detto:

    Partì anche il mio ragazzo per dare un aiuto. Mi raccontò che quando serviva sangue, chiamavano i volontari e, dopo la fatica degli scavi, correvano a donare il sangue. Ecco, queste sono le cose che ti fanno capire che gli uomini, nonostante tutto, sono capaci di grandi gesta.

  14. utente anonimo ha detto:

    …Invece vorrei lasciar tra tanti ricordi tristi, il mio di ragazzina napoletana di 8anni:ricordo l’agitazione ma anche l’eccitazione che a noi bambini ci invadeva, si dormiva nelle macchine all’aperto, nelle campagne lontani dalle case…eppure ricordo la festa che era stare attorno al fuoco, il divertimento di correre tutti assieme come se fosse una festa,i canti e i balli, ignari di ció che realmente era successo…con gli anni ho compreso parte dell’immensitá della tragedia, ma nel mio cuore ancora conservo il ricordo di quei faló…complimenti come sempre Alex ciao elena_alf

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