.: Città. Spazi pubblici. Pubblicità :.

Immaginate una metropoli come New York, o come Roma o Milano o la vostra città,
all’improvviso senza più cartelli pubblicitari né insegne luminose o schermi
elettronici su cui scorrono gli spot.
Immaginatela. Chiudete gli occhi e immaginatela.
 

No, non sto dicendo di spegnere e togliere le insegne dei negozi, quelle restano. Dico i
cartelloni pubblicitari, quelli enormi, quelli che coprono i palazzi o quelli
sui tetti ed anche quelli che stanno appesi ai pali. Ok? La state immaginando?
Da noi, come in quasi tutto il mondo, solo l’immaginazione può arrivare a tanto, ma
spostiamoci un attimo nella più grande città dell’America Latina: San Paolo del Brasile. Ha
20 milioni di abitanti.
Ebbene, quel che avete immaginato, a San Paolo è la realtà. Realtà vera! Ottenuta con
una legge municipale entrata in vigore dal primo gennaio di quest’anno. Una legge che
impedisce ad insegne, cartelli e quant’altro veicoli pubblicità di penzolare dai
grattacieli della metropoli
. Obiettivo: città pulita.

A dire il vero, a San Paolo la popolazione si è spaccata in due. Due fazioni che si
contrappongono.
 
Da un lato ci sono gli entusiasti, a partire dal sindaco Gilberto Kassab che
vuole disfarsi di circa 15 mila insegne. Con lui si sono schierati una sfilza di
architetti, intellettuali, paesaggisti che vedono realizzato il sogno di una
metropoli ideale, dove a svettare siano solo le altezze perfette e armoniose
degli edifici. E anche molti cittadini di San Paolo, felici di poter ammirare
angoli antichi della loro metropoli, fino a ieri nascosti dalle enormi insegne
pubblicitarie
, ma anche statunitensi ed europei che si dicono entusiasti della
decisione di Kassab e vorrebbero che l’esperimento fosse esteso nelle loro città. Come
forma di riappropriazione di uno spazio pubblico: le strade e le piazze. Spazio pubblico
che di fatto viene privatizzato dagli enormi cartelloni pubblicitari, sempre più grandi.

L’altra fazione, è quella dei detrattori. A partire da chi con le affissioni e
la pubblicità ci campa. Secondo l’associazione commercianti di San Paolo, con questa
legge vengono meno le regole di base del mercato e del capitalismo. Senza parlare delle
perdite di guadagni stimata dalle stesse aziende intorno ai 900 milioni di reais
(circa 350 milioni di euro) e il lavoro a rischio di circa 700 persone impiegate
nel settore della cartellonistica pubblicitaria. Sei le aziende che finora hanno
tentato di bloccare il provvedimento. E spaventate sono anche le società che gestiscono
i 72 centri commerciali della città che da sole generano un quarto dell’
intero fatturato di tutti i centri commerciali del Brasile.
“I tempi per mettersi in regola sono stretti”, si lamentano, “e le multe, che partono
da 9000 reais in su (circa 3500 euro) certo non aiutano”. Schierati con i commercianti sono
anche molti consumatori che vedono in pericolo una forma di espressione oltreché di
informazione sui prodotti da acquistare. E che temono che senza la luce di quei
cartelloni di notte le strade diventino più pericolose del solito. Ma su questa ultima
obiezione, sono molto poco convinto 🙂
 

A San Paolo niente più colorate pubblicità di jeans o cellulari, addio alle
insegne di banche e di sexy shop. Non ci saranno neanche più i depliant distribuiti
per strada, né pubblicità sugli autobus, né sui taxi.
 

Recentemente, ne ha parlato in rete anche
Talkingcity.
 

Io ne ho parlato con Mauro Pecchioli, medico fiorentino, che da tempo sta lanciando
una campagna del genere in Italia.
La tesi di Pecchioli è la seguente: “Gli spazi pubblici, intesi in senso lato,
dalle strade, alle piazze, ai canali pubblici dei media radiotelevisivi, sono per
definizione proprietà condivisa da tutti in quanto utile a tutti per la vita
quotidiana. Sulla base dell’articolo 3 della nostra Costituzione non possono
essere concessi in uso ad interessi di privati, che, per il solo fatto di
versare denaro nelle casse delle amministrazioni pubbliche, si prendono il diritto
di farne casse di risonanza per aumentare i loro profitti personali, a spese della
libertà psicologica dei loro concittadini, e creando una diseguaglianza tra
due gruppi di cittadini: quelli che possono esporre multimedialità in pubblico, e
quelli che possono soltanto subire la multimedialità prodotta dagli altri, senza
avere scelto di acquistare un biglietto per visionarla (che sarebbe il segno di
una scelta voluta), ma solo perchè tale multimedialità galleggia libera e
sfrenata sulle loro teste nei loro spazi pubblici.”
 

La differenza, sostanziale e non certo fuffosa, è che mentre in caso di pubblicità
su un canale radiotelevisivo pubblico posso avere la libertà di cambiare canale o
di spegnere l’apparecchio, per la pubblicità stradale… non è la stessa cosa!

 

E qui, da queste parti, cosa se ne pensa?
Che si apra il dibattito.
(seguiranno aggiornamenti, perchè non finisce qui)


La vignetta è stata disegnata dal dott. Pecchioli, pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.
http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/

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6 risposte a .: Città. Spazi pubblici. Pubblicità :.

  1. minpepp ha detto:

    Ma figurati, con me sfondi una porta aperta… sai in che settore lavoro, e sai anche che nessuno più di me è convinto che il mio lavoro specifico produce FUFFA, fuffa di cui farei volentieri a meno, se non fosse che mi dà da mangiare. Comunque, potendolo, anch’io eviterei le forme di pubblicità “chiassose” e non a richiesta… il fatto è: chi glielo dice alle municipalità italiane di rinunciare alla TOSAP??? 😦

  2. storie ha detto:

    per eliminare i mega cartelloni pubblicitari per le strade e sui palazzi bisogna che la gente non venga considerata “consumatore”, anceh da chi quegli spazi pubblici li concede. Dovremmo essere considerati cittadini, si dovrebbe parlare di beni comuni, di spaiz pubblici condivisi…ecc…

    se visto mai?

  3. ilviale ha detto:

    mi vuoi togliere il pane di bocca :))))))

  4. Sydbarrett76 ha detto:

    sarebbe un sogno, ma non ci credo manco se lo vedo che qualcuno possa fare una legge così in italia…mo’mettono i cartelloni pure sulle impalcature delle ristrutturazioni…

    una mediazione potrebbe essere vietarli ALMENO sui palazzi storici, so che sei a Roma, girando per il centro si vedono delle cose agghiaccianti sui palazzi storici in ristrutturazione…

  5. utente anonimo ha detto:

    Alex,

    you got mail. 🙂

    Fabio

  6. tostoini ha detto:

    io sto seguendo l’esperimento di san paolo con una certa curiosità, perché a parte che era da..beh più o meno da sempre che avrei voluto vedere una cosa del genere, ma anche per capire se gli e lo lasceranno fare. qua solo perché soru aveva proposto un’abolizione della cartellonistica stradale si sono stracciati le vesti come se si trattasse dei loro primogeniti..

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