.: I fantasmi del nucleare civile. I :.

Scusate il doppio post odierno, ma
ieri nei commenti è volata questa idea, ed eccomi all’opera.
Non è possibile farne un unico post, perchè sarebbe troppo lungo. Pertanto,
questa è una prima parte.
 

Prima parte. Dalle origini al 1973
 

Dopo la scoperta della fissione nucleare, ed il suo immediato
uso militare,
che qui non ci interessa, sono seguiti circa 10 anni durante i quali
si è dato grosso impulso al nucleare militare e, parallelamente, un poco
di ricerca in direzione civile. Il risultato si vede: mentre già nei primi anni
’50 esistevano bombe nucleari di potenza di circa un megaTon, si è dovuto attendere
fino al 1955, per vedere operativa la prima centrale a fissione nucleare.
A dire il vero, anche prima, durante gli esperimenti sui primi prototipi di reattore,
qualche incidente c’era stato.
 

La storia degli incidenti nucleari inizia infatti nel 1952 in Canada, a
Chalk River, all’interno di un reattore sperimentale, dove
l’errore di un tecnico provocò una reazione a catena che portò alla semidistruzione
del nocciolo del reattore. Del tecnico non si trovò più traccia. Sarà stato gassificato
completamente, visto che le temperature raggiunsero e superarono i 10.000 gradi centigradi.
Nello stesso anno, negli USA, un incidente al reattore sperimentale Argon causò
(sul momento) 4 morti.
Intanto, anche nel vecchio continente si faceva ricerca nucleare, principalmente
in Gran Bretagna, e nel 1955 la nave appoggio Fori-Rosalie della Royal Navy affonda
nell’Atlantico 1500 recipienti contenenti ciascuno una tonnellata di residui atomici
a 1.600 Km dalle coste inglesi e a 2.000 metri di profondità. Stanno ancora lì.
 

Lasciamo per un attimo gli incidenti, e guardiamo quale è stata la prima vera
centrale nucleare della storia. Per “vera” intendo dire non sperimentale.
Fu il reattore BORAX III, ad Arco, nell’Idaho. Entrò in funzione il 17 luglio 1955.
Da quel momento, si moltiplicarono i reattori in tutto il mondo, e con essi gli incidenti. Anche
se oggi si ricorda solo Chernobyl.
 

A proposito di Chernobyl. La memoria dovrebbe tornare a molti anni più indietro, per
dire le cose come sono andate. Ma la storia dell’umanità è fatta di dimenticanze, più
che di memoria…
Occorrerebbe tornare con la mente a Windscale (GB), ed al 7 ottobre 1957. Fu il
primo grande incidente della storia, ci fu infatti la
fusione del nocciolo, cioè l’incidente più grave che possa accadere in una centrale,
che causò una
fuga di radioattività pari al 1/10 della bomba atomica di Hiroshima. La nube radioattiva
arrivò fino in Danimarca. La radioattività su Londra giunse fino a 20 volte oltre
il valore naturale, e Londra dista da Windscale 500 km. Il consumo di latte venne
vietato in un raggio di 50 km.
Come avremo modo di vedere più avanti, Windscale detiene un record singolare: è
stata (ora l’hanno dismessa per fortuna) la centrale con più incidenti di tutta la
storia dell’umanità.
Sempre nel 1957, e sempre in Gran Bretagna, ma a Sellafield,
un incendio nel reattore dove si produceva plutonio per scopi militari generò una
nube radioattiva imponente. La nube attraversò l’intera Europa. Proprio come la
nube di Chernobyl, ma stranamente ce ne siamo dimenticati, della nube inglese. Sono
stati ufficializzati soltanto 300 morti per cause ricondotte all’incidente (malattie,
leucemie, tumori) ma il dato potrebbe essere sottostimato.
Per ironia della sorte, negli stessi giorni di Sellafield, a Kyshtym (Unione
Sovietica) un bidone di rifiuti radioattivi prese fuoco ed esplose contaminando
migliaia di Kmq di terreno. Furono esposte alle radiazioni circa 270.000 persone.
 

Il 1958 vede un incidente a testa tra USA e URSS. Nell’incidente di Oak Ridge, 12
persone vengono investite dalle radiazioni. Nella zona degli Urali invece avviene
una vera catastrofe nucleare a causa dell’esplosione di un deposito di scorie radioattive.
Centinaia di morti. Decine di migliaia di contaminati. Migliaia di km ancora oggi recintati.
 

Catastrofe ancora più grave nel 1961 nell’Idaho (USA). C’è stata l’esplosione del
reattore stesso. Non si sono contati gli intossicati dentro e fuori l’impianto. Il
grado di contaminazione dei corpi dei deceduti risultò così alto che le teste e le
mani furono tagliate e sepolte in un deposito di scorie radioattive. L’impianto
è stato definitivamente chiuso.
Ancora nell’Idaho, a Wood River, nel 1964 c’è un incidente al reattore, con un morto.
 

Restiamo nel 1964, ma lasciamo gli USA e veniamo in Italia, e precisamente alla
centrale del Garigliano, in provincia di Caserta. All’improvviso il reattore
va fuori controllo. Il direttore dell’impianto decide immediatamente uno spegnimento
d’emergenza, ma il sistema di spegnimento d’emergenza si guasta e non funziona!
Si è andati vicino alla catastrofe. Evitata per un soffio dalla bravura dei tecnici.
La centrale del Garigliano è un po’ particolare. Ha avuto in tutto 18 incidenti fino
al 1982, ma solo nel novembre del 1980 ci fu la prima segnalazione ufficiale ai comuni
limitrofi delle Province di Caserta e Latina di un incidente dovuto alle infiltrazioni
di acqua di falda nei sotterranei della centrale dove c’erano i contenitori di
stoccaggio delle resine provenienti dal sistema di purificazione delle acque del
reattore della centrale. L’incidente provocò la fuoriuscita di ingenti quantità
di materiale radioattivo (in particolare Cesio 137, Cesio 134 e Cobalto 60).
Qualche giorno dopo l’incidente si registrò la morte di 25 bufale che avevano
pascolato in aree sommerse dal fiume e la moria di grossi pesci lungo il tratto
di mare ove sfocia il fiume Garigliano.
La pericolosità dell’impianto è tale, che oggi la centrale viene
chiamata la Chernobyl italiana.
 

Siamo nel 1966, nella ridente località di Lagoona Beach (USA). Nel mese di ottobre,
alcune piastre di protezione si staccano e bloccano il circuito di raffreddamento del
reattore autofertilizzante Enrico Fermi (da 61 Mw) per cui si ha surriscaldamento; proprio
come al Garigliano, il dispositivo di arresto automatico non funziona. Catastrofe
sfiorata anche stavolta.
 

Torniamo in Italia. Nel 1967, a Trino Vercellese, si apre una fessura in una
guaina d’acciaio di una barra di combustibile. C’è poco da fare: occorre
chiudere la centrale per 3 anni. Per buona parte di questo tempo la centrale
ha scaricato nelle acque del Po trizio radioattivo.
 

Mentre Trino veniva fermata, nella vicina Francia avviene un
incidente nel reattore di Siloe, nei pressi di Grenoble: fondono tra loro
gli elementi combustibili nel nocciolo. L’incidente provoca la liberazione
di Iodio 131 e Cesio 137 nell’acqua di raffreddamento del reattore. Si
liberano gas radioattivi nell’aria.
 

Il 1968 è l’anno degli incidenti in Europa. A Den Haag (Olanda), per un errore
tecnico si libera nella centrale del materiale radioattivo. La radioattività
nell’aria della città supera di 100 volte i limiti accettabili.
In gennaio c’era già stato un grave incidente nella centrale di Chooz (Belgio).
In agosto si blocca a causa di un incidente la centrale di Brenìllis, in Spagna,
e pochi giorni dopo stessa sorte tocca al reattore di Monts Arreé, in Francia.

 

Il 1969, anche se pieno di incidenti nel mondo, è di sicuro l’anno d’oro
del Garigliano
, che registra sette tra guasti ed incidenti.
In gennaio viene inaugurato un nuovo reattore a Lucens (Svizzera). Bello nuovo nuovo e
che dura ben 7 ore! Infatti, dopo sole 7 ore di funzionamento, il reattore
registra un forte surriscaldamento con rottura di guaine ed infiltrazione di acqua
contaminata nel sotterraneo. Gli svizzeri però non si sono persi d’animo: hanno
immediatamente dismesso l’impianto e la grotta contenente la centrale è stata murata
definitivamente.
 

Arriva il mese di febbraio (sempre 1969) e a Latina, si arresta la
centrale di Borgo Sabotino per mancanza di alimentazione alla strumentazione. Una
volta ripresa l’attività, appena un mese dopo, a marzo, si avrà ancora un grosso
guasto alla stessa centrale.
 

Intanto, in Germania vengono scoperte delle fessurazioni molteplici delle turbine nel
reattore Gundremmingen sul Danubio, con fuoriuscita di materiale contaminato.
Sempre negli stessi mesi, negli USA, scoppia un incendio nel reattore di Rocky-Flats,
a Denver in Colorado. Durante l’incendio si perde plutonio. Gli americani successivamente
hanno chiuso l’impianto, e ne hanno fatto un parco. Invece in Francia parecchi chilogrammi di uranio vanno
persi durante un incidente a Saint Laurent des Eaux.
 

Nel 1970, secondo incidente nel nocciolo del reattore di Chooz (Belgio), mentre
l’impianto Edison di Chicago perde 200.000 litri di acqua contaminata. Infine,
il reattore da 600 Mw Dresden 2, in Illinois, sfugge completamente al controllo
per 2 ore per un guasto ad una apparecchiatura di controllo. Si teme l’esplosione, evitata solo dalla bravura dei tecnici presenti.

 

1971, e torna alla ribalta Den Haag in Olanda, per la rottura di un tubo
per il convogliamento di acqua radioattiva.
Intanto, scoppiano i primi scandali. Quello più grande, e più politico, è in
Kansas, dove si scopre che la miniera di sale scelta per lo stoccaggio delle scorie
radioattive, al riparo dall’acqua, è piena di buchi e l’Aec (Ente americano
per l’energia nucleare) è costretto a improvvisare dei piani di stoccaggio
in superficie. Anche in Francia ne succede una. Sul numero 14 di “Charlie Hebdo”
compare un bell’articolo, che rivela la storia di un tecnico del centro nucleare
di Saclay: questo tecnico aveva tentato di suicidarsi in un modo singolare, cioè
dando fuoco al laboratorio in cui lavorava.
Sul centro nucleare di Saclay ce ne sono altre da raccontare. Tutte avvenute nel
1972. Due militanti del gruppo ecologico “Survivre et vivre” scoprono che più di 500
fusti di residui radioattivi su 18.000 conservati all’aperto al centro di Saclay
hanno larghe fenditure che lasciano così sfuggire la radioattività. Un operaio
portoghese non conosce i segnali di pericolo e nessuno lo addestra, pertanto
lavora parecchie ore in una sala irradiata (sempre a Saclay), il poveraccio resta
contaminato oltre i livelli di guardia. E ancora al centro di Saclay, alla fine del
1972, sfuggono dieci metri cubi di liquidi radioattivi.
Intanto nello stesso anno, negli USA due lavoratori nell’impianto di Surry
muoiono per l’esplosione dei tubi di un sistema di sicurezza mentre ispezionano
tubi già difettosi.
 

Ai primi del 1973, negli USA, la AES ammette che nei 15 anni precedenti si
sono verificati 15 incidenti in cui si sono liberati liquidi radioattivi per un
totale di 1.600.000 litri. Mica fuffa!
In settembre, fuga di gas radioattivo in Francia, a La Hague: 35 lavoratori
sono contaminati di cui 7 gravemente.
E sempre in settembre, torna in primo piano l’impianto di Windscale, dove
nell’officina di ritrattamento si ha una fuga radioattiva. 40 lavoratori sono contaminati.
In novembre, ad Hanford (Usa). Si ha la diciassettesima fuga di liquidi
radioattivi. Gli accumuli di plutonio in una fossa vicino alla città sono così grandi
da rendere possibile una reazione a catena. Per fortuna.
In dicembre, ancora una volta un incidente nella centrale olandese di Den Haag.
35 addetti agli impianti sono intossicati (7 in modo molto grave). Nubi di gas
radioattivo si diffondono per 15 minuti sulla campagna.
 

(segue)
 

La seconda parte sta qua.
 

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in nucleare, ricerche, storie e storielle. Contrassegna il permalink.

22 risposte a .: I fantasmi del nucleare civile. I :.

  1. macca ha detto:

    OT: però sono cose sempre più difficili da mandare giù…
    E mi pare che anche sul nucleare non ci sia da strae tranquilli.
    Daniele

  2. macca ha detto:

    OT: però sono cose sempre più difficili da mandare giù…
    E mi pare che anche sul nucleare non ci sia da strae tranquilli.
    Daniele

  3. thomasmann ha detto:

    ohh vecchio alex..grazie!!

  4. thomasmann ha detto:

    ohh vecchio alex..grazie!!

  5. Mollie ha detto:

    Quando penso alle centrali nucleari mi viene sempre in mente una riflessione fatta in una puntata dei Simpson (sono cartoni animati AlexsenzaTV):
    Quanto vicino ad una centrale nucleare saresti disposto a vivere?

  6. Mollie ha detto:

    Quando penso alle centrali nucleari mi viene sempre in mente una riflessione fatta in una puntata dei Simpson (sono cartoni animati AlexsenzaTV):
    Quanto vicino ad una centrale nucleare saresti disposto a vivere?

  7. mata63 ha detto:

    Direi che già dopo la prima puntata non c’è di che stare tranquilli… Grazie Alex.

  8. mata63 ha detto:

    Direi che già dopo la prima puntata non c’è di che stare tranquilli… Grazie Alex.

  9. utente anonimo ha detto:

    Garigliano: “Il direttore dell’impianto decide immediatamente uno spegnimento d’emergenza, ma il sistema di spegnimento d’emergenza si guasta e non funziona!”

    strano!!!

    sANTAkLAUS – http://www.newspusher.org

  10. Stufa ha detto:

    Oh, oh…molto logorroico ma interessante.
    Ripasso sta notte con calma per leggere.
    Non sono lontana da Latina!

    Benritrovato. 😉

  11. utente anonimo ha detto:

    Garigliano: “Il direttore dell’impianto decide immediatamente uno spegnimento d’emergenza, ma il sistema di spegnimento d’emergenza si guasta e non funziona!”

    strano!!!

    sANTAkLAUS – http://www.newspusher.org

  12. Stufa ha detto:

    Oh, oh…molto logorroico ma interessante.
    Ripasso sta notte con calma per leggere.
    Non sono lontana da Latina!

    Benritrovato. 😉

  13. minpepp ha detto:

    Tutto ciò è semplicemente INQUIETANTE…

  14. minpepp ha detto:

    Tutto ciò è semplicemente INQUIETANTE…

  15. storie ha detto:

    beh, come prima parte nn c’è male!
    Inquietante è dire poco. Non pensavo ci fossero stati tanti incidenti, ovunque leggo.

    Ma allora che si può fare?
    Sia che le centrali le costruiamo noi qui oppure no, il risultato non cambia mi sembra.
    Quindi?
    Mi fa paura leggere di tanti incidenti e mi viene in mente che tra francia svizzera germania siamo circondati….
    Quindi?

    E poi, ci sono paesi come il giappone che senza nucleare non potrebbero vivere. Il giappone è una lingua di terra in mezzo al mare, altamente sismica, dove i terremoti sono all’ordine del giorno.
    La vicenda terribile appena accaduta dovrebbe far pensare.

    Se l’uomo è dotato di intelligenza, dovrà pur esserci una soluzione.
    Cioè, se…..

  16. storie ha detto:

    beh, come prima parte nn c’è male!
    Inquietante è dire poco. Non pensavo ci fossero stati tanti incidenti, ovunque leggo.

    Ma allora che si può fare?
    Sia che le centrali le costruiamo noi qui oppure no, il risultato non cambia mi sembra.
    Quindi?
    Mi fa paura leggere di tanti incidenti e mi viene in mente che tra francia svizzera germania siamo circondati….
    Quindi?

    E poi, ci sono paesi come il giappone che senza nucleare non potrebbero vivere. Il giappone è una lingua di terra in mezzo al mare, altamente sismica, dove i terremoti sono all’ordine del giorno.
    La vicenda terribile appena accaduta dovrebbe far pensare.

    Se l’uomo è dotato di intelligenza, dovrà pur esserci una soluzione.
    Cioè, se…..

  17. acuacheta ha detto:

    Caffè….è meglio và… 😦

  18. acuacheta ha detto:

    Caffè….è meglio và… 😦

  19. alex321 ha detto:

    .: I fantasmi del nucleare civile. II :.[..] Seconda parte. Dal 1974 a Tsuruga La prima parte sta qua. Il 1974 non è affatto un buon anno, per l’industria nucleare. Negli USA, un’inchiesta giornalistica molto coraggiosa dimostra che più di 3.700 persone che avevano accesso ad armi atomiche [..]

  20. alex321 ha detto:

    .: I fantasmi del nucleare civile. II :.[..] Seconda parte. Dal 1974 a Tsuruga La prima parte sta qua. Il 1974 non è affatto un buon anno, per l’industria nucleare. Negli USA, un’inchiesta giornalistica molto coraggiosa dimostra che più di 3.700 persone che avevano accesso ad armi atomiche [..]

  21. alex321 ha detto:

    .: I fantasmi del nucleare civile. III :.[..] Terza parte. Tokaimura La prima parte sta qua. La seconda parte invece sta qua. Il 30 settembre 1999 è il giorno di passione di Tokaimura 130 km a nord est di Tokio. Parlare, raccontare, di Tokaimura come di un incidente nucleare, è qualcosa che [..]

  22. alex321 ha detto:

    .: I fantasmi del nucleare civile. III :.[..] Terza parte. Tokaimura La prima parte sta qua. La seconda parte invece sta qua. Il 30 settembre 1999 è il giorno di passione di Tokaimura 130 km a nord est di Tokio. Parlare, raccontare, di Tokaimura come di un incidente nucleare, è qualcosa che [..]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...