.: 27 marzo :.

Di solito non mi piacciono le commemorazioni, ma il 27 marzo ne
cadono ben due alle quali tengo. Due personaggi che in un modo
o in un altro ho studiato, seguito, e che mi hanno influenzato.
 

1

Il 27 marzo 1968 moriva Jurij Gagarin. Fu il primo uomo a volare nello
spazio portando a termine la sua missione. È spesso indicato come il
“Cristoforo Colombo dello spazio” e l'”Icaro redivivo”. Nella foto a lato,
è visibile il monumento a lui dedicato, eretto a Mosca 1980. È alto 40
metri e fatto interamente in Titanio.
Nato a Oblast’ di Smolensk il 9 marzo 1934, nel 1955 si iscrive ad un aeroclub ed è appunto
qui che sperimenta il primo volo della sua vita. Questa passione lo porta ad iscriversi
ad una scuola di aeronautica, distinguendosi come vero e proprio talento. Nello stesso
anno entra a far parte dell’aviazione sovietica e si diploma con grande profitto
nel 1957 presso l’Accademia Aeronautica Sovietica di Orenburg.
Anche qui le sue doti appaiono subito evidenti e fuori dal comune tanto da guadagnarsi
la stima dei superiori che gli accordano fiducia facendogli collaudare sofisticate
apparecchiature di volo e approntare test altamente specializzati. La sua passione per
il volo lo porterà ad essere scelto nel 1959, insieme ad alcuni colleghi, all’addestramento
e al “training” per diventare cosmonauta (e all’epoca i cosmonauti non esistevano
ancora).
Così, dopo un addestramento durato parecchi mesi che si svolge nella città di Zvëzdnyj
Gorodok, Jurij Gagarin, all’epoca 27enne, il 12 aprile 1961 alle ore 9,07 di Mosca,
all’interno della navicella Vostok 1 (Oriente 1) del peso di 4,7 tonnellate, parte
per il primo volo spaziale umano della storia, ed entra nella leggenda delle conquiste
umane. Compie un’intera orbita ellittica attorno alla terra, raggiungendo una
massima distanza di 302 km e una minima di 175 km, volando ad una velocità di 27.400 km/ora.
Alle 9.40, sempre ora di Mosca, Jurij comunica a terra via radio quella che è
considerata una frase storica per tutta l’umanità: guardando dalla navicella quello
che nessuno aveva mai visto prima, dice “la terra è blu… è bellissima”.
Immagino l’emozione di essere il primo uomo a vedere qualcosa che altri non hanno mai
potuto vedere con i propri occhi. Immagino l’emozione di aver avuto il coraggio di
far qualcosa che fino a pochi anni prima (e Jules Verne ne sa qualcosa) era solo
fantascienza.
Dopo 108 minuti di volo intorno al nostro pianeta, senza avere il controllo della
navicella spaziale ma guidato da un computer controllato dalla base (funzionò
tutto perchè all’epoca non c’era microsoft), la capsula frena la sua corsa accendendo
i retrorazzi in modo da consentire il rientro nell’atmosfera terrestre. Gagarin
viene espulso dall’abitacolo e paracadutato a terra. Il volo termina alle 10,20
ora di Mosca, in un campo vicino alla città di Takhtarova.
Tutto perfetto, per quel giorno.
In seguito Gagarin collaborò alla preparazione di altre missioni spaziali come quella
della Vostok 6 che portò Valentina Tereshkova, nello spazio, prima donna in
assoluto a compiere una tale missione. Collaborò pure allo sviluppo della nuova
navicella spaziale Sojuz.
Come spesso succede agli uomini che compiono grandi imprese, Gagarin morì il 27
marzo 1968, sette anni dopo la sua grande impresa, a soli 34 anni.
La versione ufficiale circa la sua morte è che, mentre compiva un volo sperimentale
in compagnia di un altro pilota a bordo di un MiG-15, il suo caccia si schiantò
al suolo in conseguenza di un guasto; i piloti non si lanciarono dal
velivolo, perchè la traiettoria di caduta era diretta verso un centro abitato: per
dirottare l’aereo in modo da farlo cadere in una zona disabitata, persero quei
pochi secondi che gli avrebbero permesso di salvarsi.
Le sue ceneri riposano al Cremlino.
 

2
Il 27 marzo 1972 moriva anche Mauritius Cornelius Escher, artista olandese, conosciuto
principalmente per le sue incisioni su legno, litografie e mezzetinte che tendono
a presentare costruzioni impossibili, esplorazioni dell’infinito e motivi a geometrie
interconnesse che cambiano gradualmente in forme completamente differenti.
Maurits Cornelis, o Mauk come venne soprannominato, nacque a Leeuwarden nel 1898.
Nel 1903, la famiglia si spostò ad Arnhem, dove egli prese lezioni di carpenteria e
piano fino all’età di tredici anni.
Dal 1912 al 1918, frequentò la scuola secondaria; anche se eccelleva in disegno, i
suoi voti erano generalmente bassi, e dovette ripetere la seconda classe. Più tardi,
dal 1919, Escher frequentò la Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem;
studiò architettura per un breve periodo, ma quindi passò alle arti decorative
(in architettura aveva voti bassissimi: insomma, non era una cima).
Nel 1922 lascia la scuola (andava maluccio) e girò l’Italia (Firenze, San Gimignano,
Volterra, Siena) e la Spagna (Madrid, Toledo, Granada). Fu impressionato dalla
campagna italiana e dall’Alhambra di Granada.
Escher viaggiò regolarmente in Italia negli anni seguenti, e fu qui che incontrò
per la prima volta Jetta Umiker, la donna che sarebbe diventata sua moglie nel
1924. Escher si stabilì a Roma nel 1923 e vi restò fino al 1936, in quelli che
egli stesso definirà “gli anni migliori della mia vita”. Quando il clima
politico sotto Mussolini divenne insopportabile, la famiglia si trasferì
a Château-d’Œx, in Svizzera, dove rimase per due anni.
Escher, comunque, che traeva ispirazione e adorava i paesaggi dell’Italia, era
decisamente infelice in Svizzera, così si mosse nuovamente, questa volta a
Uccle, una piccola cittadina vicino a Bruxelles, in Belgio. La seconda guerra
mondiale li costrinse a spostarsi un’ultima volta, nel gennaio 1941, a Baarn,
in Olanda, dove Escher visse fino al 1970.
La maggior parte dei dipinti più famosi di Escher risalgono a questo periodo di
tempo; il freddo, nuvoloso, umido clima olandese gli permise di concentrarsi
interamente sul suo lavoro, e solo nel 1962, quando dovette subire un intervento
chirurgico, ci fu un periodo in cui non creò nuove immagini.
Esempi famosi del suo lavoro includono le Mani che disegnano (1948), un’opera
che raffigura due mani che si disegnano l’un l’altra, Cielo e acqua I (1938)
nella quale giochi di luce e ombra convertono dei pesci nell’acqua in uccelli
nel cielo, e Salita e discesa (1960), nel quale file di persone salgono o scendono
una scala chiusa in un ciclo infinito, su una costruzione che è impossibile
da costruire, ma che è possibile disegnare solo avvalendosi di stranezze della
percezione e della prospettiva.
Le opere di Escher hanno una forte componente matematica, e molti dei mondi che
ha disegnato sono costruiti attorno a oggetti impossibili come il Cubo di
Necker, il Nastro di Möbius e il Triangolo di Penrose. Molti dei disegni di
Escher impiegano “tessere” ripetute, chiamate tassellati. Le opere di Escher
sono molto amate dagli scienziati, specialmente i matematici che apprezzano
il suo uso di poliedri e distorsioni geometriche. Ad esempio in “Gravità”,
dove dei dinosauri multicolori sporgono le loro teste da un dodecaedro
stellato.

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16 risposte a .: 27 marzo :.

  1. cercacoccole ha detto:

    Buon giorno.
    Bello leggerti, c’è tenerezza anche nel ricordare le persone…

  2. LoopyDeLoop ha detto:

    Bel blog, congratulazioni. Sei un professionista dell’informazione?

  3. mata63 ha detto:

    Ho deciso… lascerò a te l’onore di scrivere il mio necrologio e tutte gli articoli per commemorarmi. Sei bravissimo! 😀

    Bacio Alex, todo bien?

  4. alex321 ha detto:

    Mata… dipende da.. chi se ne va prima 😉

  5. Sydbarrett76 ha detto:

    Wow, non lo sapevo, beh, due bei personaggioni, non c’è che dire….

  6. santamargherita ha detto:

    Interessante ed Istruttivo………..un veloce saluto dall’estero

  7. golem79 ha detto:

    bellissima la storia di Gagarin, un pioniere, un grande. non la conscevo così nel dettaglio, grazie :-)!
    PS: w le commemorazioni

  8. nonsologeomangio ha detto:

    che curioso pensiero… commemorazioni davvero insolite, Esher l’adoro… Se non ci fosse stato il fascismo forse il sole italiano l’avrebbe distolto dai suoi giri mentali…. Cissà!?!

  9. Bonzanni ha detto:

    In che giorno triste che sono nato….

  10. Bonzanni ha detto:

    ops…. ho fatto un po’ di confusione con l’italiano… volevo dire che sono nato in un giorno triste….

  11. acuacheta ha detto:

    Mi piace davvero Escher, solo che, non chiedermi perchè, idealmente associo i suoi disegni ai racconti di Kafka….
    Boh….
    🙂

  12. imlaufderzeit ha detto:

    Sono tornato dopo un po’ di latitanza e ho trovato un bel numero di post davvero belli ed interessanti. Complimenti, come sempre!

  13. mei-chan ha detto:

    [Alex] 😀
    grazie ale, tu sei sempre il primo a sostenermi 😉

  14. Batsceba ha detto:

    carino questo tuo post, davvero. letto con piacere.

  15. napartaud ha detto:

    Due essenze che hanno superato ogni limite… ogni gravità… per veleggiare nei nostri ricordi.
    Au revoir.

    Sinceramente e teatralmente.
    R.M.N.

  16. samuelesiani ha detto:

    Esher è geniale. Non sapevo che alcune sue opere fossero xilografie (ma sai cosa dev’essere incidere su legno quegli incroci “matematici”?). Eccezziunale

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