.: Ospiti :.

Oggi ospito volentieri uno scritto di un amico giornalista arabo. Anzi
per la precisione è insegnante, ricercatore, giornalista e scrittore,
si è particolarmente interessato alle problematiche relative alla fede
e alla cultura cristiana.
 

Appunti per la convivenza
 

di Nuntekal Ahkemak Alì
 

Il titolare di un bar nella zona portuale di Ancona ha apostrofato un giovane
italiano di 22 anni, di origini maghrebine, che aveva chiesto una consumazione
dicendo “Io non servo musulmani”. Il cliente rifiutato si è rivolto così ai
carabinieri del Nucleo Radiomobile, che ora denunceranno il gestore dell’esercizio,
un sessantenne del luogo, per atti di discriminazione razziale.
All’arrivo dei militari, l’uomo si è mantenuto assolutamente fermo sulle sue
posizioni: “Il bar è mio e faccio quello che mi pare”. Ai carabinieri è apparso
“irremovibile” e per nulla intimorito dall’arrivo della pattuglia. Il ventiduenne,
d’altra parte, secondo quanto hanno potuto accertare gli investigatori, non
aveva avuto atteggiamenti aggressivi, nè era ubriaco, nè risultano precedenti
discussioni con il titolare del bar. Oltre alla denuncia, per il sessantenne
ci saranno anche sanzioni amministrative, essendosi rifiutato di servire da
bere nonostante svolga un’attività di pubblico servizio. La legge, infatti,
prevede che il rifiuto può essere opposto solo nel caso di persone ubriache,
di minori e di infermi di mente.
Fase di scontro? A mio avviso no. Anche se sui media si legge ancora oggi
di “scontro di civiltà”. Scontro che milioni di arabi non vogliono, non
seguono
. Per usare un’espressione che mi suggerisce l’amico Alex, che
ringrazio per questo spazio, si potrebbe dire che “se ne fottono”.
Eppure, in un’epoca di “globalizzazione”, fortemente voluta proprio dal
mondo occidentale, noi arabi suggeriamo che ci sia una profonda necessità
di equilibrio con i milioni di musulmani che vivono in Europa.
 

Due studiosi, due uomini di fede e di profonda onestà intellettuale, Tariq
Ramadan e Jacques Neirynck, affrontano in un libro, con vivacità e immediatezza, le grandi
questioni connesse alla presenza in Europa di alcuni milioni di musulmani.
C’è un passato di cui vengono enfatizzate solo le fasi di scontro e di rapina,
da entrambe le parti: dalle crociate alle incursioni saracene. A questo
passato si aggiunge un’allarmismo mediatico tanto fittizio quanto ingiusto.
Passato e allarmismo pesano come macigni sul presente di coloro che in Europa
si trovano a dover convivere con l’islam quotidiano di uomini e donne, in
buona parte immigrati, che lo rivendicano come identificazione culturale e
spirituale.
Il dibattito attraversa ormai tutta la società europea a partire da paesi
come Francia e Germania, che per primi si sono confrontati, e talvolta
scontrati, con il fenomeno.
Snobbata fino alla metà degli anni ’80 dai grandi flussi migratori, buona
ultima anche l’Italia e gli italiani hanno cominciato ad interrogarsi sul
loro futuro nella società vieppiù multietnica e multiculturale.
Il caso italiano, a dire il vero, è un caso molto particolare;
con la presenza del Vaticano sul suo territorio e del cattolicesimo nel
vissuto collettivo degli italiani, ha dato vita, tra i cristiani a due fenomeni
contrastanti: da un lato prassi di grande apertura e reale sostegno a
favore delle situazioni e dei soggetti più demuniti o a rischio, dall’altro
diffidenza, sindrome di invasione, alte grida a favore di una maggiore purezza
culturale e spirituale anche selezionando i candidati all’immigrazione.
Sul versante islamico, tramontata (o quasi) la teoria che tutto quello che non
è territorio islamico sia territorio di guerra, è iniziata una profonda riflessione,
sulla maniera di essere musulmani nelle società laiche dell’Occidente, sempre più
considerate come territori di testimonianza e di partecipazione civile.
 

Sgombrando il campo da molti equivoci e malintesi, la tesi dei due intellettuale vuole dare
un contributo al dibattito e al progresso di quella conoscenza reciproca che
deve tradursi in arricchimento, rispetto e speranza di armonica convivenza nel
futuro. Futuro che può essere cercato solo in due certezze: non ci si può battere in nome di Dio
e non c’è pace tra i popoli senza pace tra le religioni.

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5 risposte a .: Ospiti :.

  1. Anyanka ha detto:

    Beh, una grande lettura!!!!!

    E io sono in pausa… perchè ho ben altro da fare! 😛 Diciamo così… va… 😉

  2. mariaprivi ha detto:

    Non ci si può battere in nome di dio. Sicuro.
    Ci si batte per pregiudizi, mentre dovremmo confrontarci sui giudizi.
    Se un’alunna musulmana mi racconta che la famiglia le impone un matrimino a cui non si sente pronta, un marito che nemmeno conosce e che in sovrappiù le impone di interrompere gli studi (che lei ama e in cui riesce brillantemente) perché la stanno portando su una cattiva strada, che fare?
    Che fare se mi chiede di non parlare di questo con i suoi genitori?
    Equivoci? Malintesi?
    Perché si parla solo di cristiani e di islamici? Ci sono anche i senzadio.

  3. alidada ha detto:

    ciao Alex, stasera vado di fretta, solo il tempo di un salutino veloce..
    Alidada

  4. Galdo ha detto:

    Speriamo che questo dialogo avvenga.. che poi avviene anche, si sa. purtroppo da entrambe le parti si tende sempre a far si che si crei lo scontro. che la conoscenza reciproca si traduce poi in arricchimento è cosa vera. non ci si può battere in nome di dio, verissimo. sulla seconda parte della frase, e cioè che non c’è pace tra i popoli senza pace tra le religioni è vero anche questo, però per come la vedo io bisognerebbe andare molto più indietro, alla radice per così dire. nel senso che il problema è proprio la religione. se l’uomo fosse un pochino più evoluto, capirebbe che la religione è l’oppio dei popoli e capirebbe come la religione sia una delle tante invenzioni dei potenti per tenere a bada le masse e per dare loro una speranza in qualche cosa. peccato che su questa cosa siamo ancora molto arretrati.
    un saluto Ale, bel post!

  5. Galdo ha detto:

    Speriamo che questo dialogo avvenga.. che poi avviene anche, si sa. purtroppo da entrambe le parti si tende sempre a far si che si crei lo scontro. che la conoscenza reciproca si traduce poi in arricchimento è cosa vera. non ci si può battere in nome di dio, verissimo. sulla seconda parte della frase, e cioè che non c’è pace tra i popoli senza pace tra le religioni è vero anche questo, però per come la vedo io bisognerebbe andare molto più indietro, alla radice per così dire. nel senso che il problema è proprio la religione. se l’uomo fosse un pochino più evoluto, capirebbe che la religione è l’oppio dei popoli e capirebbe come la religione sia una delle tante invenzioni dei potenti per tenere a bada le masse e per dare loro una speranza in qualche cosa. peccato che su questa cosa siamo ancora molto arretrati.
    un saluto Ale, bel post!

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