Da misteriditalia.it

MOSTRO DI FIRENZE: E ADESSO SPUNTA “ULISSE”, L’AMERICANO

La ricerca dei mandanti dei delitti del mostro (o dei mostri?) di Firenze si sta facendo spasmodica.
Mentre resta aperta la pista Narducci, dal nome del medico perugino trovato morto due volte, spunta un’altra ipotesi investigativa, anche questa quanto mai fantasiosa ed alambiccata: quella che dietro Pietro Pacciani, Giancarlo Lotti e Mario Vanni, i primi due deceduti, il secondo ed il terzo condannati quali esecutori materiali solo, però, di alcuni degli otto duplici omicidi, potrebbe nascondersi anche un fantomatico “nero americano”, chiamato “Ulisse”, che si sarebbe poi ucciso sparandosi un colpo di pistola alla testa in un bosco nel territorio di San Casciano.
Mario Vanni, l’unico dei “compagni di merende” ancora vivo, condannato all’ergastolo, si è lasciato andare a una serie di considerazioni – che l’accusa ritiene molto importanti – parlando a più riprese, nel carcere Don Bosco di Pisa, senza sapere di essere intercettato, con Lorenzo Nesi, amico degli imputati e poi diventato uno dei principali testi d’accusa al primo processo Pacciani.
Le novità su “Ulisse” vengono dall’udienza dedicata a un incidente probatorio disposto dal GIP Antonio Crivelli per raccogliere eventuali dichiarazioni di Vanni che è gravemente malato. E’ stato il PM Paolo Canessa ad annunciare in aula il deposito di una serie di atti, fra cui la trascrizione delle intercettazioni di quei colloqui, avvenuti nell’ estate del 2003.
Parlando con Nesi, Vanni continua a difendersi, sostenendo di non aver partecipato assolutamente ai delitti del mostro, ma mostra di sapere qualcosa in più. Conferma, sostanzialmente, le responsabilità di Pacciani e di Lotti. E in più parla di due pistole che avrebbero sparato (un elemento che qualcuno aveva ipotizzato negli anni scorsi ma che ora entra ufficialmente fra le carte dell’inchiesta) e introduce sulla scena un nuovo personaggio, un “nero americano”, soprannominato Ulisse, che sarebbe stato vicino ai mandanti dei delitti e che, sostiene Vanni, si sarebbe suicidato in un bosco nei pressi di San Casciano.
L’ex postino, con le sue nuove “ammissioni”, finisce con l’internazionalizzare i deliti del mostro. Lo descrive come un uomo alto e grosso, un “omone”, un “nero americano” che stava in America, ma di cui non conosceva la residenza fiorentina.
Nella conversazione del 30 giugno con Nesi – che cerca di farlo sbottonare quanto più e’ possibile, facendogli balenare la possibilita’ di uscire dal carcere – Vanni collega Ulisse a Lotti e gli attribuisce un ruolo attivo nei delitti (“c’è stato anche il Pacciani con le pistole, ma i morti li ha fatti il nero”).
Dopo quella conversazione – probabilmente ispirata da qualcuno degli investigatori, ormai ossessionati dalla ricerca dei mandanti, senza i quali il teorema della procura di Firenze non sarà mai diomostrato – ce ne sarebbero state altre, fino a settembre 2003, che non sarebbero state depositate e in cui l’ex postino avrebbe via via attribuito al fantomatico Ulisse ruoli di maggior peso nei delitti, fino ad avvicinarlo ai presunti mandanti.
Sulla base dei racconti di Vanni gli investigatori del GIDES – il gruppo investigativo sui delitti seriali guidato da Michele Giuttari – hanno lavorato in questi mesi per cercare di chiarire il profilo di questo Ulisse. L’ uomo sarebbe stato identificato. Sarebbe morto alcuni anni fa, ma non si sa se con un colpo di pistola alla testa, come racconta Vanni.
Una conferma della sua esistenza e dei suoi legami con gli ambienti che si muovono intorno alla vicenda del mostro era già venuta da Gabriella Ghiribelli, una prostituta altra “testimone” assai discutibile nell’inchiesta sui “compagni di merende”, che – secondo un rapporto depositato ancora una volta dal PM Canessa – avrebbe parlato di un americano che abitava a San Casciano certo “Uli” (diminutivo di Ulisse) come di un uomo “non nero nero, ma più chiaro, con un orecchino al lobo sinistro” e che il Lotti avrebbe definito, parlando con lei, un po’ “strano”.
Colmo dei paradossi, l’efficacia delle dichiarazioni di Vanni è stata però contestata dal suo stesso difensore, l’avvocato Nino Filastò, che ha protestato vivacemente per il modo con cui sono state raccolte. Gli interrogativi di Filastò sono tutt’altro che peregrini. Dice Filastò: “Come può un testimone d’accusa andare in carcere a trovare un condannato detenuto e a parlargli? Chi gli ha dato il permesso? Che cosa è andato veramente a fare?”.
“Il mio assistito, tra l’altro, è un pover’uomo che regge il fiato con i denti e che per due volte siamo riusciti a stento a tirare fuori dal coma. E’ probabile – ha detto ancora Filastò – che non capisse niente durante quei colloqui”.
Altri particolari su questa fosca vicenda li avremo nell’udienza per l’incidente probatorio del 28 dicembre.



FATTI DI GENOVA: PER L’ASSALTO ALLA DIAZ SOLO AGENTI ALLA SBARRA

28 poliziotti, tra cui alcuni dirigenti all’antiterrorismo, sono stati rinviati a giudizio dal GUP Daniela Faraggi per il sanguinoso blitz nelle scuole Diaz e Pascoli, avvenuto la notte del 21 luglio del 2001, durante il G8.
Il processo è stato fissato per il prossimo 6 aprile davanti alla terza sezione del tribunale di Genova.
Le accuse nei loro confronti sono, a vario titolo, falsità ideologica, calunnia, lesioni gravi, violenza privata, danneggiamenti, perquisizione arbitraria, percosse.
Tre anni di indagini, sei mesi di udienza preliminare. La vicenda giudiziaria sul blitz alla scuola Diaz della notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 a Genova si avvia quindi verso il dibattimento.
E’ questo l’unico esito giudiziario che rimane in piedi a oltre tre anni da quella notte, quando, dopo due giornate di scontri di piazza con un morto (Carlo Giuliani), reparti di agenti in assetto antisommossa fecero irruzione nella scuola Diaz, diventata, in quei giorni, dormitorio per i no global.
Dalla scuola uscirono giovani in barella, davanti agli occhi dei parlamentari dell’opposizione, della stampa, degli attivisti accorsi sul posto. In molti, la chiamarono “mattanza”, altri “notte cilena”.
I dirigenti delle forze dell’ordine spiegarono il blitz, denunciando la presenza nella Diaz dei Black Bloc. 72 furono i feriti tra i noglobal, 93 gli arrestati: a maggio dell’anno scorso sono stati tutti prosciolti dalle accuse di resistenza aggravata, detenzione di coltelli e armi improprie. Il GIP Anna Ivaldi concluse che non ci fu alcun atto di resistenza da parte dei noglobal contro i poliziotti protagonisti dell’irruzione.
L’archiviazione di quella tranche dell’inchiesta fu, di fatto, un primo segnale da parte dei magistrati, non convinti della versione del blitz fornita dai poliziotti indagati.
Già nel 2002, i PM di Genova erano giunti alla conclusione che le due molotov esibite dalla polizia come pezzi sequestrati nel blitz alla Diaz, in realtà erano state portate nella scuola proprio dagli agenti. Per il fatto specifico sono ora imputati il vicequestore aggiunto del reparto mobile di Roma Pietro Troiani e l’ex agente della mobile di Genova Michele Burgio. E poi l’altra accusa di falso: la coltellata che l’agente scelto del reparto mobile di Roma Massimo Nucera raccontò di aver subito nell’irruzione.
Tra gli altri imputati, diversi nomi di spicco: l’ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola; Francesco Gratteri, all’epoca dei fatti capo dello SCO e ora al vertice dell’antiterrorismo; Nando Dominici, già capo della Squadra Mobile di Genova; Giovanni Luperi, all’epoca del G8 vice capo dell’Ucigos; Vincenzo Canterini, comandante del Settimo Nucleo Sperimentale di Roma,; Gilberto Caldarozzi, vice di Gratteri durante il G8; Michelangelo Fournier, all’epoca vice di Canterini; Fabio Ciccimarra, vice questore aggiunto di Napoli; Carlo Di Sarro, vice questore aggiunto di Genova.
Rimangono da chiarire le responsabilità politiche e la catena di comando che furono a monte del blitz alla Diaz.

Per approfondire: Misteri d’Italia
































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8 risposte a Da misteriditalia.it

  1. Fata_dei_cristalli ha detto:

    Mah….il g8..quanti ricordi, c’ero pure li…alla diaz quella notte, al mio ragazzo ( stavamo insieme a quel tempo un mese fa ci siamo lasciati..sono uscita con un altro pochissimo tempo e ora forse ci stamo rimettendo insieme )..cmq a lui come ricordo sono rimasti 15 punti in testa…aveva praticamente una voragine, poi gli scontri in piazza, i polizziotti che mi picchiavano…vabbhe..brutti ricordi..e anche alcuni belli, quando all’inizio del corteo pacifista le vecchiette ci lanciavano le merendine dai balconi..vabbhe..cma tornando al clima di Natale…Tanti tantissimi auguri pure a te..un bacione By Roby 🙂

  2. Diabolika ha detto:

    Buon Natale anche a te!!!

  3. julysan ha detto:

    grazie per le parole che mi hai lasciato..

    molto interessante questo post.

    a presto!

  4. julysan ha detto:

    non mi sono affatto annoiata! 🙂

    Ciao!

  5. julysan ha detto:

    sì, ancora sveglia! sto ultimando un regalo un po’ tecnologico per mia nonna!! ^_^

    notte!

  6. ofelia71 ha detto:

    ri-buon natale !!!!
    ciao
    ofelia

  7. tamina ha detto:

    auguri di cuore anche a te caro alex^^

    bacio*

  8. Roxana ha detto:

    Tantissimi Auguri di Buone Feste e di una Ghiottonissima Vigilia!

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