Un pianeta o una polveriera?

“Ogni civiltà inventa un modo per distruggersi”

Ecco il mio primo tema. Mi sta a cuore. Cerco di non esprimere opinioni, e di attenermi alla mia dichiarazione di intenti di ieri. E’ un testo che scrissi a grandi linee circa due anni fa, ma (almeno per me) resta ancora molto attuale.
Una sola premessa: non voglio apparire “pesante” con gli argomenti.

Era il 5 luglio del 2002, quando la maggior parte delle persone “non addette ai lavori” sentirono per la prima volta nominare il Mox.
Mox. E’ il nome di un misconosciuto combustibile nucleare non di prima scelta. Non è di prima scelta in quanto si tratta per lo più di materiale riciclato, una miscela di Uranio e Plutonio in grado di far funzionare reattori nucleari, ma anche in grado di esplodere.
Il Mox è balzato agli onori delle cronache mondiali per appena 24 ore, al momento della partenza dal porto giapponese di Takahama di una nave brittanica che doveva trasportarne un imprecisato quantitativo dal Giappone all’Inghilterra.
Per 24 ore e non di più (era il 5 luglio 2002) il mondo intero ha parlato di un viaggio pericoloso attraverso tre oceani, di una nave possibile obiettivo di attentati terroristici, di un carico che per motivi di sicurezza non avrebbe attraversato il canale di Suez, poi di nuovo tutti a parlare del Brasile neo-campione del mondo e delle prodezze di Ronaldo. Intanto quella nave ha fatto il suo viaggio con a bordo il Mox sufficiente a realizzare una cinquantina di bombe atomiche di potenza impossibile a prevedersi.
In realtà spedizioni di carichi nucleari avvengono relativamente spesso, nell’ordine di una decina di viaggi all’anno. Se in quell’occasione la partenza della spedizione ha avuto gli onori delle cronache, è stato solo per la solita spettacolare messinscena degli attivisti di greenpeace. Qualche ripresa video dagli elicotteri della polizia giapponese, ad inquadrare il gommone che va su e giù davanti alla prua della nave, e poi fine della notizia. Ancora una volta nessuna reale informazione, che non fosse limitata alla spettacolarizzazione di un evento.
In effetti, se si vuole cercare di fare un po’ di informazione sull’argomento, ci sarebbe da precisare che il viaggio di questo carico non costituisce nulla di nuovo e nulla di più pericoloso di quanto non avvenga più volte all’anno nel mondo intero; semmai c’è da precisare che non è per nulla superato il tema della sicurezza nucleare nel mondo. Ancora oggi, dieci anni dopo la fine della guerra fredda.
Prima della svolta politica degli anni 1989/1991, a sovrastare la politica internazionale è stato il rapporto diretto e contrapposto tra USA e URSS. Chiunque abbia pensato di “contare” al di fuori o contro questo schema si è abbandonato a fantasie e a velleità, come nel caso di De Gaulle nella seconda metà degli anni ’60.
Ora quell’ordine di cose non c’è più. Non c’è più un contrappeso allo strapotere USA, eppure ci portiamo ancora dietro un retaggio di quell’epoca, destinato a condizionare ancora la politica internazionale, e di riflesso quelle locali: ancora adesso l’ordine internazionale è articolato su due livelli, quello dei possessori di armi atomiche e quello di chi ne è sprovvisto. Sono in corso grandi manovre, per allargare la NATO a Est, per includere quei Paesi dell’ex Patto di Varsavia dove l’URSS aveva installato 7000 testate strategiche (e che non ha fatto in tempo a portare via, dopo la caduta del muro).
Anche se il mondo non è più quello della guerra fredda, continuiamo a stare seduti su una polveriera nucleare di dimensioni imprecisate, ma che certamente è non inferiore ai 50.000 MegaTons, potenza esplosiva il cui effetto non è possibile descrivere, poichè va oltre ogni possibile immaginazione. Come termine di paragone, si pensi che il 6 agosto 1945 sulla città di Hiroshima esplosero appena 10 KiloTons, appena una frazione di 1/50.000.000 dell’arsenale nucleare distribuito sulla supeficie del pianeta…. Questo per quanto riguarda gli aspetti propriamente militari.

C’è poi tutta l’area del cosiddetto nucleare “civile”. Facciamo l’energia con reattori nuclearei a fissione. Abbiamo trascurato e trascuriamo la ricerca nel campo della fusione nucleare (quella famosa fusione “pulita”, “sicura” e a basso costo) per soli motivi politici: gli interessi economici attorno al nucleare tradizionale sono elevatissimi, la rinuncia alla fissione industriale farebbe vacillare più di una multinazionale dell’energia. Trascuriamo la ricerca sulle altre fonti rinnovabili e pulite come quella solare e quella eolica… perchè farebbero troppa concorrenza a sua maestà il petrolio, e certi interessi economici (anche se distruttivi) non vanno toccati, e non sono certo interessi arabi: la scelta dello sviluppo basato sulla chimica del carbonio è diffusa da più di un secolo su tutto il pianeta.
Il tema della sicurezza nel settore nucleare civile divenne tristemente celebre nel 1986 con la ben nota sciagura di Chernobyl, centrale sovietica subito etichettata come “obsoleta”. Già perchè tutto ciò che invece viene realizzato qui in occidente, è sempre all’avanguardia e non è mai obsoleto o soggetto ad incidenti…
Non si creda che in Italia, grazie al referendum che bloccò la costruzione delle centrali nucleari, si viva una situazione migliore.
Non si creda che la mancanza di centrali nucleari italiane ci faccia stare al sicuro: la costruenda (e mai ultimata) centrale del Garigliano già stava producendo, nel 1985, pasticci… ed era ancora in costruzione.
Stesso discorso vale per la centrale sperimentale del Brasimone. Oggi ci portiamo dietro i problemi legati allo smaltimento del materiale nucleare non usato nelle centrali italiane.
Il nucleare civile, è il caso di dirlo, comporta per certi versi più rischi di quello militare, se non viene gestito nel suo uso quotidiano.
L’uso del nucleare civile è perfettamente integrato in tutto il resto dell’industria dell’energia, con tutto quello che ne consegue. Un esempio è rappresentato proprio dal lungo viaggio del carico di Mox dal Giappone alla Gran Bretagna: pochi si sono chiesti come mai si sia resa necessaria tale spedizione. Il carico è stato “restituito” perchè la ditta inglese fornitrice “aveva falsificato dati cruciali per la sicurezza”.

D’altronde l’uso del nucleare civile non è solo quello delle centrali. Anche se il combustibile nucleare dura molto più dei combustibili fossili, anch’esso si esaurisce ma, a differenza dei combustibili fossili, non lascia il souvenir di emissioni dannose nell’atmosfera, preferisce piuttosto lasciare pericolose scorie solide.
Per tali scorie solide non è stata ancora trovata una soluzione efficace. Da un punto di vista strettamente fisico, l’unica soluzione sarebbe il rinchiudere le scorie in recipienti di piombo, in quantità non superiore ai 15 Kg per recipiente, ed “attendere che passi” il tempo di esaurimento di ogni residuo di radioattività. Da un punto di vista civile questa soluzione non è accetabile poichè tale tempo per il plutonio si aggira attorno ai 400 anni!
Attualmente i recipienti di piombo vengono semplicemente sotterrati, rendendo contaminato per i prossimi 4-500 anni il suolo che li ospita.
Esistono due tipi di discariche nucleari: quelle “legali” e quelle non legali. Per quanto riguarda entrambi i tipi di discariche, l’Italia non è immune, per quanto riguarda l’ospitalità nei confronti di tali siti.
La più grande (ed utilizzata) discarica nucleare di Stato si trova in Piemonte, in quella Trino Vercellese che avrebbe dovuto ospitare, prima del referendum, una centrale elettronucleare funzionante, e che ora vede l’accumularsi di bidoni di piombo nell’area dismessa.
Per quanto riguarda il secondo tipo di discarica, ovviamente non ne sappiamo nulla.

Oltre tutto ciò, esiste anche una sottile zona d’ombra, dove diventa più difficile valutare i rischi per la popolazione: è il caso degli “scarti di fabbrica” dell’industria nucleare pesante, scarti chiamati nell’accezione comune DU (Depleted Uranium, Uranio Impoverito) usati per la fabbricazione di proiettili perforanti o, ancora peggio, per la ricerca nel settore dei nuovi armamenti; ricerca coperta dal più stretto segreto sia industriale sia militare, che vede uno dei propri centri operativi al Salto di Quirra in Sardegna, luogo splendido dal punto di vista naturalistico ma caratterizzato da un’elevata mortalita per Leucemia e per Sindrome di Hodking.
A differenza della fissione nucleare, per la quale l’operato dei medici degli ospedali di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 ha permesso di conoscere a fondo tutti gli effetti biologici del nucleare tradizionale, per quanto riguarda i possibili effetti dell’Uranio impoverito siamo ancora completamente nell’ignoto, per cui è praticamente impossibile ragionare in termini di sicurezza medica.
Per concludere il quadro, resta da annotare che le prospettive per il futuro non appaiono assolutamente rosee: anche nell’ipotetico caso di un abbandono generalizzato del nucleare in tutto il mondo, resterebbe il problema della protezione dalla radiazione emessa da miliardi di tonnellate di Uranio e Plutonio distribuite sul pianeta.
Anche senza fare uso di armamenti nucleari, piano piano le caratteristiche fisiche della vita sulla terra stanno cambiando. Un solo esempio che vale per tutti: alle scuole elementari ci hanno insegnato che la datazione dei reperti archeologici veniva fatta con la tecnica del carbonio 14 (radioattivo). Oggi la datazione viene fatta mediante termoluminescenza, la tecnica del C14 non fornisce più dati accurati poichè, dal 1950 ad oggi, la quantità di materiale radioattivo in tutti gli organismi viventi è più che raddoppiata.

Links per approfondire:

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in politica, storie e storielle. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...